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title: Un anno dalla morte di Silvio Berlusconi
description: "Oggi alle ore 15 il ricordo al Senato, lo speciale Mediaset. Il j'accuse della figlia Barbara: \"Contro mio padre una giustizia accanita\"."
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date: 2024-06-12
author: Claudia Burgio
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/un-anno-dalla-morte-di-silvio-berlusconi/
categories: [Politica]
tags: [Italia, politica]
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# Un anno dalla morte di Silvio Berlusconi

![Anniversario morte Silvio Berlusconi](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/06/Anniversario-morte-Silvio-Berlusconi.jpg)

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2023-07-06 17:57:33

2023-07-06 15:57:33

Nel testamento di Berlusconi parole di affetto per i figli, per Marta Fascina e per l'amico Marcello Dell'Utri. Nessuna sorpresa particolare, avanti nel segno della continuità

Il notaio aveva dichiarato ai cronisti "Non vi dirò nulla né oggi né mai". La stessa cosa aveva detto l'amico fidato di una vita Fedele Confalonieri. Eppure qualcuno deve aver parlato se stamane di buonora sono uscite le prime indiscrezioni sul lascito riportate dall'agenzia ANSA, scritte da chi ha avuto la possibilità di leggere il testamento di Berlusconi da cima a fondo. E non solo nella parte pubblica, resa nota alla CONSOB, atto dovuto visto  che molte delle società che fanno capo alla famiglia Berlusconi sono quotate in Borsa e devono rendere conto agli azionisti.

Non è un mistero che ci sia stata grande curiosità e speculazione attorno al testamento di Silvio Berlusconi, di cui si parlava già quando il Cavaliere era ancora in vita. Il documento è stato aperto ieri ma svelato solo stamane, un documento redatto in parte molti anni fa e in parte pochi mesi fa,  esattamente il 19 gennaio, poco prima di recarsi all'ospedale San Raffaele, come lui stesso aveva scritto di suo pugno in quelle poche righe su carta intestata "Villa San Martino", la sua casa di Arcore.  Nel testo non solo numeri e quote ma anche parole di affetto per i cinque figli: "Grazie, tanto amore a tutti voi, il vostro papà" si legge.

La lettura del testamento è avvenuta davanti ai testimoni, tra cui il legale di Marina e Pier Silvio e l'altro legale in rappresentanza degli interessi degli altri tre figli. Nessun stravolgimento o colpo di testa. La maggioranza di Fininvest - cassaforte da cui tutta la famiglia attinge per varie ed eventuali - va ai fratelli Pier Silvio e Marina, avuti dalla prima moglie Carla Dall’Oglio, che così salgono al 53%. Eleonora, Barbara e Luigi continueranno a ricoprire vari ruoli nelle altre società di famiglia. A Marta Fascina, come al fratello Paolo Berlusconi, vanno invece 100 milioni di euro e all'amico Marcello Dell'Utri un legato da 30 milioni. Li ringrazia tutti "perché mi hanno voluto bene e io ne ho voluto a loro.

 

Non solo numeri nel testamento di Silvio Berlusconi

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2023-07-06 18:02:12

2023-07-06 16:02:12

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2023-06-13 15:10:52

2023-06-13 13:10:52

L'ovvio è sottolineare che Silvio Berlusconi abbia impresso un'impronta profonda nella storia d'Italia. Ma proviamo ad andare oltre

Dire che Silvio Berlusconi ha impresso un’impronta profonda nella storia d’Italia è dire una cosa ovvia. Si deve essere capaci di andare oltre ed esprimere un giudizio. La sua scomparsa dovrebbe aiutare a farlo senza più il bisogno di contrastarlo od osannarlo per convenienza e senza l’ipocrisia del cordoglio di maniera. Lui ha seguito una sua traiettoria. Quanti lo hanno accompagnato o contestato non sono stati in grado di farlo in modo efficace e guardando al futuro.

Partire dalla televisione aiuta molto a capire quel che è poi successo in politica. Tanto la sinistra comunista quanto il centro democristiano s’illusero di fermare il suo irrompere nei teleschermi accampando ostacoli di ordine tecnologico (la limitatezza delle frequenze) o giuridico (l’assenza di legittimità alle trasmissioni nazionali). Erano balle. Non capirono nulla di quel che stava succedendo e finirono con il favorirlo: le frequenze c’erano ed erano abbondanti, come sarebbe stato in grado di dimostrare chiunque possedesse un telecomando, mentre un anacronistico divieto d’interconnessione era aggirabile mettendo in onda la stessa cosa, nello stesso momento, da punti diversi d’emissione. Quando s’accorsero di star difendendo l’impossibile s’incattivirono, perdendo ulteriormente lucidità.

Fu un cambiamento positivo? Sì. Gli italiani ebbero a disposizione più contenuti e più voci. Quel che interessava al protagonista del nuovo mercato non era convincere gli italiani di un’idea o un’altra, ma di attirarne l’attenzione e vendere pubblicità. Nessuno volle ammettere quel che accadde allora e che poi sarebbe accaduto pari pari in politica: per contrapporsi a Berlusconi e fermarlo, la Rai (di Biagio Agnes) si berlusconizzò. Finanziata dal canone si mise masochisticamente a fare la gara dell’audience, perdendo identità. Ancora oggi la si lottizza, ma supporre che sia un’operazione culturale è potentemente ridicolo.

In politica portò, nel 1994, un’idea inedita non solo in Repubblica ma in tutta intera la storia democratica italiana: il bipolarismo. Prendo chiunque pur di battere gli “altri”. Nel breve volgere di due anni la sinistra fu berlusconizzata: mettiamoci con chiunque pur di batterlo. Sono e siamo ancora lì. E, scomparso l’innovatore, c’è il forte rischio che ci si resti.

Fu un cambiamento positivo? Sì e no. Fu positivo perché interdisse la vittoria annunciata di chi aveva vilmente cavalcato il giustizialismo antipolitico e antiparlamentare. La sinistra pagò un prezzo altissimo all’avere regolato in quel modo i conti con i socialisti di Bettino Craxi e, ancora oggi, non è capace di analizzare quell’errore. Ma la medaglia aveva un risvolto: dominando il polo di centrodestra, Berlusconi finì con il bloccare l’evoluzione della destra.

Quella che era stata nostalgica del fascismo – sotto la guida prima di Giorgio Almirante e poi del suo delfino Gianfranco Fini – capì di dovere liberarsi da quel passato, ma pagò il provare a far concorrenza alla forza di Berlusconi. Perse. Mentre cresceva un’altra destra, che non era nostalgica del ventennio ma che si era formata negli anni Settanta e nello squadrismo in lotta con la violenza dell’estrema sinistra, allora molto forte. Di questa destra è figlia Giorgia Meloni, che l’ha corroborata con un nazionalismo antieuropeista che oggi è la sua più nociva zavorra, tanto da esporla alle incursioni della destra che la avversa e lì vuole farla restare. Si è smarrito il lavoro dei padri e si sono inchiodati i figli a un’era, scomparsa, di sprangate e pistolettate.

Berlusconi perse la forza di cambiare gli equilibri, dopo averli dominati. Quando tutti impararono da lui a sondare e seguire gli istinti dell’opinione pubblica (anziché indirizzarli), lui rimase solo a pensare che, però, dei limiti ci sono e che non si può vendere qualsiasi cosa pur di far fatturato o prendere voti. Oggi che se ne va un innovatore si spera che, almeno, una cosa da lui si sia imparata: chi pensa di occupare il futuro con gli schemi del passato è un bene che sia sconfitto.

di Davide Giacalone

L'impronta di Silvio Berlusconi

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2023-06-13 10:30:38

2023-06-13 08:30:38

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2023-04-06 07:26:35

2023-04-06 05:26:35

Non conta che lo si veneri o lo si detesti, Berlusconi è parte integrante dello sfondo del Paese da apparire un elemento “scontato“

Le sensazioni finiscono per essere un po’ simili in tutti: Silvio Berlusconi è così nell’immaginario collettivo italiano da risultare una sorta di presenza irrinunciabile. Non conta che lo si veneri o lo si detesti, il Cavaliere è parte integrante dello sfondo del Paese da apparire un elemento “scontato“.

Lui c’è, perché da oltre quarant’anni ha lasciato un’impronta sull’Italia e gli italiani che nessuna antipatia politica o ideologica può negare. A meno di non voler fare professione di spocchia oltre il limite consentito.

Nelle ore in cui si nutre legittima preoccupazione per le sue condizioni di salute e si registra un’ondata di solidarietà bipartisan formale quanto si vuole, ma che fa sempre piacere poter una volta tanto sottolineare, è istintivo voltarsi indietro e ripensare all’impatto sulla nostra società delle idee di quest’uomo dalle molteplici vite.

Quando decise di uscire dal cono d’ombra di un’attività già estremamente fortunata, ma tutto sommato “tipica“ dell’Italia degli anni ‘70 - i grandi investimenti immobiliari - lo fece gettando le basi di una scommessa imprenditoriale, popolare e culturale che avrebbe cambiato per sempre il Paese attraverso le sue televisioni. Nel momento in cui la politica italiana si stringe intorno a lui, è importante ricordare come la trentennale dimensione di leader non sarebbe mai potuta esistere senza il travolgente successo dell’imprenditore televisivo.

Un trionfo commerciale, senza dubbio, ma soprattutto dalle sconfinate conseguenze di carattere sociale: la Tv messa al centro del quotidiano di ciascuno, indipendentemente dall’età, dall’estrazione sociale o dal lavoro svolto. Una risposta per tutti, dai bambini ai nonni, in un’Italia ancora affidata alle cure didascaliche, perbeniste e un po’ soffocanti della televisione di Stato a marchio Democrazia cristiana.

Chi ha vissuto la prima metà degli anni ‘80 capirà istintivamente di cosa stiamo scrivendo, perché l’avrà vissuto sulla propria pelle.

Ai più giovani ricorderemo che in Italia, prima di Silvio Berlusconi, esisteva sostanzialmente una sola voce nei mezzi di comunicazione di massa radiotelevisivi.

Oltre ciò che si può legittimamente pensare del Cavaliere leader di partito, di qualsiasi giudizio sulla sua lunghissima attività pubblica, basterebbe questo a determinare il ruolo straordinario dell’uomo e dell’imprenditore, prima ancora del politico.

di Fulvio Giuliani 

Silvio Berlusconi e noi

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2023-04-06 08:40:31

2023-04-06 06:40:31

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