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title: Uscite
description: Il tema politico di un conflitto armato è immaginarne la conclusione, l’uscita. È in questo devono esercitarsi la politica e la diplomazia.
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date: 2025-06-23
author: Davide Giacalone
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/uscite/
categories: [Politica]
tags: [guerra, Iran, israele, politica, Ucraina, UE]
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# Uscite

![Uscite](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/06/Uscite-1024x639.jpg)

Il tema politico di un conflitto armato è immaginarne la conclusione e l’uscita. È in questo devono esercitarsi la politica e la diplomazia

Sarebbe bello un mondo senza guerre. Anche senza violenza e senza cattiveria, ma la realtà è diversa ed è con la realtà che si devono fare i conti. Il tema politico di un conflitto armato è immaginarne il punto di caduta, la conclusione, l’uscita. È in quello che devono esercitarsi la politica e la diplomazia, non nelle predicazioni.

**Sostenere che tutte le guerre siano uguali e uguali tutti i combattenti è una sciocchezza.** Tutte sono atroci, ma in tutte esistono torti e ragioni. Che non stanno sullo stesso piano. **Supporlo non è equanime pacifismo ma vile fuga dalla responsabilità e dal dovere di difendere la libertà e la sicurezza.** Chiunque lo dimentichi manifestando, quale che sia il suo colore o multicolore, è uno scolorito prodotto dell’egoistica e impossibile difesa del proprio privilegio di vivere senza dovere combattere.

**L’obbligo dell’approccio politico e non ipocritamente moralistico porta a valutare con apprezzamento la condotta degli europei, che in questo tempo dimostrano maggiore senso di responsabilità.** Di conflitti armati ce ne sono molti, in giro per il mondo, e troppi si travestono con motivazioni non mediabili, come quelli religiosi o etnici. Hanno riempito la storia, dimostrandosi puntualmente mendaci. Ma prendiamo i tre conflitti con cui siamo alle prese e ragioniamo sulle possibili uscite.

**Quando Putin ha aggredito l’Ucraina la sua ipotesi d’uscita era chiara: impossessarsene con le armi, in modo da dimostrare al resto di quello che fu l’impero sovietico (già impero zarista) che sarebbe stato meglio cedere senza inutilmente combattere.** Le cose sono andate diversamente e Putin è il perdente, fin dall’inizio: l’aggressione è ancora in corso, ma è fallimentare. Ha costruito attorno a sé la coalizione delle carogne e ha trovato nella Cina la sponda che da una parte lo sostiene e dall’altra lo risucchia. Le democrazie occidentali sostengono l’Ucraina perché è stata aggredita e perché hanno colto il senso dell’aggressione alla loro stessa sicurezza. La via d’uscita può essere negoziata, ma per farlo occorre colpire l’aggressore e rendergli impossibile la guerra, altrimenti senza fine. Le sanzioni funzionano e funzionerebbero meglio se fossero più forti. Anche la sola ipotesi di vittoria russa non è accettabile, perché non cancellerebbe la guerra ma la sposterebbe a Occidente. Noi mandiamo aiuti, ma gli ucraini versano il sangue in una guerra che ci riguarda.

**Israele è l’aggredito. Dal 1948 subisce aggressioni. La responsabilità della guerra è di Hamas. La reazione israeliana è legittima.** Ma non se ne vede l’uscita. Se l’obiettivo è cancellare Hamas e ogni altra organizzazione terroristica anti israeliana, le bombe non otterranno quel risultato. Serve strozzare gli appoggi che i terroristi hanno (*in primis* dall’Iran) e serve far uscire i Paesi arabi dall’ipocrisia di chi non ha nulla da eccepire alla distruzione di Hezbollah e Hamas, ma spera che sia il cielo a separare la loro sorte da quella del popolo palestinese. L’uscita sta lì.

**Colpire l’Iran nucleare è giusto. Israele ha agito agevolando tutti noi. **Non ha alcuna importanza sapere se alla bomba atomica sarebbero arrivati fra un mese, un anno o un secolo: serve sapere che non devono mai neanche pensarci. Il conflitto ha quello scopo e deve concludersi assicurandolo. Non è connesso allo scopo far cadere i macellai teocrati, perché a quello si deve lavorare con gli iraniani, badando a non creare un’altra Libia.

Gli europei sono su quel crinale, mentre gli americani sbandano altrove. La postura di chi chiede atti dimostrativi è impolitica. **Molti presunti pacifisti sono dei guerrafondai che stanno dall’altra parte. **Le stesse agenzie Onu non sono concepite per azioni assertive, ma semmai dialogiche. **La follia consiste nel negare le molte conquiste della giustizia internazionale e al tempo stesso chiedere che giustizia sia fatta subito.**

Le uscite ci sono, ma chiedono impegno e non disimpegno, coinvolgimento e non fuga. Altrimenti continueranno a parlare soltanto le armi.

Di *Davide Giacalone*
