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title: Verticale
description: "Quando si dice “vertice” si pensa sempre al punto più in alto: in realtà possono possono ben trovarsi anche sotto"
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date: 2024-09-02
author: Davide Giacalone
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categories: [Politica]
tags: [politica]
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# Verticale

![Verticale](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/09/Evidenza-sito.jpg)

Quando si dice “vertice” si pensa sempre al punto più in alto: in realtà possono possono ben trovarsi anche sotto, producendo in politica compromessi inutili

Giusto diffidare delle ricostruzioni e delle anticipazioni, che ci sono sempre state, ma se – come ha detto la presidente del Consiglio – **la «legge di bilancio dobbiamo ancora scriverla», stiamo freschi**. Diciamo che va rifinita e che sarà resa nota solo dopo la sua approvazione governativa, com’è bene che sia. Ed è proprio in vista di quei conti pubblici che è stato promosso un vertice per regolare quelli privati fra le forze che compongono la maggioranza.

Il problema però non è riaffermare la compattezza della maggioranza di governo, un atto scontato e rituale. **Il problema è convincere che una maggioranza che ha passato l’estate a dividersi sia in grado di governare compiendo scelte che non ricalchino lo schema del regionalismo differenziato**: si vota assieme e poi si impantana disuniti. Lo sventolio di bandierine, ovvero l’agitare temi al solo scopo di caratterizzarsi e farsi vedere, non è da evitarsi soltanto perché i margini di spesa sono ristretti ma anche perché è disdicevole evocare questioni che poi si lasciano per aria. I vertici possono essere utili a rimettere in sincronia le ruote, ma non servono a niente se si pensa di andare in direzioni diverse. **Quando si dice “vertice” si pensa sempre al punto più in alto, ma i vertici possono ben trovarsi anche sotto**, producendo (in politica) compromessi inutili o al ribasso. Magari anche con la surreale diffusione di due testi diversi, come ieri accaduto, e sul delicato tema della guerra criminale scatenata dalla Russia.

**Il coordinamento degli investimenti Pnrr era stato originariamente (dal governo Draghi) allocato al Ministero dell’Economia**. Il governo attuale lo ha portato sotto la competenza di un apposito ministro, il quale ora è in partenza verso la Commissione europea. L’intera gestione intendono tenerla a Palazzo Chigi, ma non basta tenersi la struttura di Fitto, non basta l’accordo di maggioranza: ci vogliono capacità di controllo e rendicontazione continui. Chi lo fa?

**Lo schema della legge sul regionalismo differenziato è di scuola**: uno degli alleati la vuole, gli altri no; non potendo negargli la bandierina, si vara un testo nel quale è scritto che diventerà realtà solo dopo che saranno fissate le condizioni economiche; per fare la qual cosa si fissano due anni di tempo, senza che neanche sia vincolante; l’unità è salva, le posizioni di ciascuno anche, la legge è votata al suicidio. Festeggeranno quelli che furono separatisti, divennero nazionalisti e si tennero federalisti, così come gioiranno quelli che prima di votare l’iper regionalismo immaginario erano per lo scioglimento delle Regioni. Spettacolo avvincente, ma non convincente.

**L’altra versione dei vertici allo sprofondo consiste nella pratica del rinvio, modello balneari**: non solo sanno tutti che si devono fare le gare, ma quasi tutti hanno capito che è molto conveniente e che tappare il mercato riproduce all’infinito l’infamia dei taxi inesistenti; ma siccome questo contraddirebbe le molte stoltezze dette, si predilige il rinvio non potendo più sostenere il diniego. Una perdita di tempo nonché di ricchezza.

**Poi c’è la tecnica dell’assaggino. Ho detto che avrei varato la *flat tax* (il che non avverrà mai)? Allora la faccio per gli idraulici mancini**. Ho detto che avrei ridotto le aliquote Irpef? Allora procedo con le limature e chiamo «ceto medio» la minoranza dei contribuenti. I piccoli passi andrebbero anche bene, purché si conoscessero approdo, tempistiche e coperture per rispettarli. In assenza di ciò si procede con degustazioni omeopatiche.

**Infine ci sono le questioni non comprese nel programma di governo, come quella della cittadinanza, per la quale si è affermata una originale dottrina**: ciascuno ha il diritto di dire quel che la coscienza gli suggerisce, anche se gli altri dissentono vivacemente, ma nessuno sarà così incosciente da trasformare in legge, cercando i voti in Parlamento, quel che i colleghi governanti non condividono.

Con il che, come asseriva il personaggio di Peppino De Filippo, «ho detto tutto».

*di Davide Giacalone*
