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Realtà virtuale, nuova frontiera del cinema

Anche il Festival di Venezia dedica una sezione, Venice VR Expanded, interamente dedicata ai cortometraggi ipnotici realizzati con questa tecnologia

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Anche se quando si pensa alla realtà virtuale vengono innanzitutto in mente i videogiochi, la Virtual Reality è molto più di questo: a sfruttare questa tecnologia inizia a esserci ormai quasi di tutto: da applicazioni in campo medico e scientifico a programmi di grafica per la progettazione, da esplorazioni di ambienti reali o fittizi a strumenti di formazione aziendale e tecnica.

Il campo maggiormente in via di sviluppo è quello cinematografico, al momento limitato ai soli cortometraggi (visto l’attuale peso dei visori necessari da indossare), ma entro breve sarà esteso con ogni probabilità anche ai film di durata standard. Se ne sono accorti anche i festival internazionali più prestigiosi, alcuni dei quali hanno già aperto delle apposite sezioni dedicate come Cannes XR e Venice VR Expanded. Non è infatti difficile immaginare quanto un filmato in VR risulti incredibilmente più immersivo rispetto alla classica fruizione su schermo. Fino a qualche anno fa, proprio con l’obiettivo di aumentare il coinvolgimento e la sensazione di presenza dello spettatore, si era tentato l’esperimento della visione in 3D tramite occhiali, ma il trovarsi direttamente all’interno del film grazie alla realtà virtuale è chiaramente tutt’altra cosa ed è in grado di restituire emozioni senza precedenti.

È questo ad esempio il caso di “Into Space, vincitore del prestigioso Veer Future Award al Festival di Cannes del 2020 nella sezione XR, che nei suoi due episodi racconta l’epopea dei viaggi nello spazio e dell’esplorazione della Luna e di Marte attraverso sequenze letteralmente da pelle d’oca, grazie alle spettacolari immagini fornite dalla Nasa e alla preziosa consulenza della European Space Agency (Esa), valorizzate da un accompagnamento musicale a dir poco suggestivo. Alcuni cortometraggi vengono realizzati mediante animazioni in tempo reale, e questo permette agli spettatori di potersi muovere all’interno del filmato stesso, esplorandone l’ambiente e perfino interagendo con esso ove previsto. Nel meraviglioso “Paper Birds” ci si trova immersi in un fiabesco mondo in miniatura, dalle atmosfere magiche magistralmente sottolineate da una colonna sonora che è reale protagonista dell’opera: lo spettatore potrà a un certo punto addirittura condurre la musica come un direttore d’orchestra utilizzando le proprie mani attraverso la tecnologia di tracciamento incorporata nel visore VR. Nel cast dei doppiatori è presente Edward Norton, e questo non è certo l’unico caso di un attore famoso a livello internazionale che presta la sua voce per un corto in realtà virtuale: tra i più noti si possono già annoverare Glenn Close, Colin Farrell, Kate Winslet, Jessica Chastain, Daisy Ridley e Rosario Dawson, giusto per citarne alcuni.

Con la VR si può riuscire anche a produrre un cinema che, oltre a intrattenere, sappia sensibilizzare come nessun altro media sa attualmente fare. Nel surreale “Goliath” – narrato da Tilda Swinton e presentato in concorso proprio in questi giorni al Festival di Venezia – si viene catapultati in prima persona in una dimensione psichedelica e mentale, mentre si apprende la storia (vera) di uno schizofrenico che dopo aver trascorso anni isolato in istituzioni psichiatriche riesce a relazionarsi con gli altri grazie ai videogiochi multiplayer, a cui – soprattutto in casi come questi – viene riconosciuto un positivo ruolo socializzante. Scenari ipnotici con cui si potrà interagire in modi differenti mostreranno la fragilità di una realtà dalla percezione alterata e come la mancata comprensione di questi disordini mentali generi troppo spesso solo disagio e rifiuto da parte della collettività, portando chi ne soffre a ritrovarsi tristemente emarginato dalla società.

Grazie alla realtà virtuale siamo di fronte alla nuova frontiera del cinema. Sarà questa la nuova tecnologia che gli permetterà di evolversi e di rifiorire in un panorama sempre più monopolizzato dalle serie televisive?

 

di Piermarco Rosa

 

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