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Salmo: 90 minuti di (non) applausi

Le reazioni, le spiegazioni di Salmo e le motivazioni di una vicenda destinata a far parlare a lungo

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Poteva essere un normale week end di Ferragosto dell’epoca pandemica. Già ci aspettavamo i soliti discorsi sul caldo, se sia meglio passarlo a grigliare o al ristorante. E invece, si è finito per discutere di un concerto. Per chi nei giorni scorsi fosse stato sulla luna o immerso nelle acque ai piedi di chissà quale lido ecco una breve cronistoria degli eventi.

Dopo averlo annunciato sui social qualche giorno fa, Salmo ha effettivamente tenuto venerdì 13 il suo concerto gratuito a Olbia, a sostegno della sua Sardegna. Questo, almeno, l’intento dichiarato.

Il risultato? Migliaia di persone ammassate senza mascherina – le immagini parlano chiaramente – ai piedi del palco in una delle regioni più colpite dalla pandemia.

Come ciò sia stato possibile è presto detto: sfruttando le fitte nebbie di questo periodo intorno alle norme sull’organizzazione degli eventi all’aperto gratuiti. In più utilizzando uno pseudonimo per ovviare al fatto che se avesse utilizzato in fase di pianificazione con le autorità il suo nome certamente non avrebbe avuto l’autorizzazione. Insomma, tutto organizzato in modo molto limpido.

La polemica ovviamente non si è fatta attendere. Tra i primi ad esprimersi in merito, Alessandra Amoroso e Fedez, entrambi mezzo social, condannando fortemente l’iniziativa del rapper sardo.

Le “spiegazioni”

Per chi si chiedesse se delle spiegazioni siano poi arrivate da parte del protagonista la risposta è si, anche se non come ce le si sarebbe aspettate. Il primo messaggio via social da parte di Salmo potrebbe essere sinteticamente descritto con un: Sono un artista, faccio quel che mi pare.

E quindi pazienza se da due anni a questa parte centinaia di artisti ed operatori dello spettacolo stanno alle regole, tra posti limitati e distanziamenti.

Tralasciando il fatto che nascondersi dietro all’idea che un artista debba necessariamente essere ribelle e contro lo stato delle cose per definirsi tale sia quanto meno ridicola, entrando nel merito lo è ancora di più il modo in cui la cosa è stata messa giù da Salmo. L’artista ha il dovere di dire quello che pensa, per carità, ma forse è il caso lo faccia tramite la sua arte, cosa che Salmo stesso scorrendo la sua discografia ha sempre fatto. E se anche decidesse di fare un’azione di rottura per lo scopo di far parlare e accendere i riflettori su di una determinata questione, come in questo caso, è necessario si prenda le sue responsabilità con fermezza fin da subito, non giorni dopo e non scagliandosi contro altri colleghi colpevoli, a detta sua, di non aver fatto niente.

Sulla seconda parte della spiegazione, quella secondo cui a detta sua sia assurdo che nessuno abbia detto niente sui festeggiamenti degli europei e che ora se la prendono con lui, meglio far finta di non aver letto: pure la vittima? No, grazie.

Il motivo dietro al gesto

Schivando le storie Instagram e il dissing imbarazzante con Fedez, figlio evidentemente di una antipatia dichiarata, o gli schieramenti e via dicendo, quel che deve comunque far riflettere è la motivazione del gesto: denunciare la continua differenza di trattamento riservata al mondo dello spettacolo rispetto ad altri settori.

Su questo punto, c’è poco da dire: il fatto che siano permessi eventi allo stadio con il 50% di capienza insieme a tutti gli altri allentamenti alle misure di questi giorni mentre per il settore della musica dal vivo sia cambiato poco o nulla non ha senso.

Lo stesso Francesco De Gregori, commentando la vicenda Salmo sui suoi social, si è espresso in merito, sottolineando come sia necessario che le autorità si rendano conto della disparità di trattamento e pensino a delle possibili soluzioni.

L’intento di Salmo era di fatto condivisibile. La modalità e quanto successo no e vanno, per forza di cose, fortemente condannate.

di Federico Arduini

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