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title: "A Roma &#8220;Non una di meno&#8221;, contro la violenza sulle donne. Bruciata una foto del ministro Valditara"
description: "A Roma il corteo nazionale di \"Non una di meno\" al grido di \"Disarmiamo il patriarcato\". Bruciata una foto di Valditara"
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date: 2024-11-23
modified: 2024-11-24
author: Filippo Messina
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categories: [Società]
tags: [donne, femminicidio]
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# A Roma &#8220;Non una di meno&#8221;, contro la violenza sulle donne. Bruciata una foto del ministro Valditara

![Roma Non una di meno](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/11/Roma-Non-una-di-meno-2.jpg)

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2023-11-25 08:23:54

2023-11-25 07:23:54

Come si sfugge, oggi 25 novembre, alla trappola della retorica? Ancor di più dopo la tragedia di Giulia Cecchettin?

Come si sfugge, oggi 25 novembre, alla trappola della retorica? Ancor di più al termine di una settimana terribile per tutti, in cui la tragedia di Giulia Cecchettin ha colpito profondamente chiunque conservi almeno un po’ di empatia? Al punto da rendere difficilissimo affrontare il tema della violenza di genere senza sentirsi sprofondare.

Ne abbiamo parlato in famiglia, con gli amici, al lavoro. Tutti abbiamo ascoltato una frase, un riferimento in metropolitana, mentre facevamo la spesa o in mille altre momenti quotidiani. In tanti casi accompagnati da uno sguardo che si abbassava, consapevole dell’impotenza provata.

Oggi è necessario provare a pensare, scrivere e dire qualcosa in più. Non perché lo si “debba” alla ricorrenza del 25 novembre, ma proprio perché non riteniamo di avere alcun “obbligo” con la data-simbolo, ma verso la nostra umanità.

L’obbligo è puntare in alto, al massimo, consapevoli del grande tratto di strada che abbiamo avuto la capacità di compiere insieme. Volere molto, molto di più perché abbiamo dimostrato di poterlo ottenere, come comunità, Paese, singoli individui. La certezza di dover ancora compiere sforzi enormi trova energia proprio in quelli già portati a termine. Come la democrazia non è una conquista per sempre, così il viaggio di avvicinamento fra i generi che abbiamo intrapreso ormai più di un secolo or sono non ci mette al riparo da dolorose e devastanti retromarce.

Nessuno può dire di avere la verità in tasca e neppure di conoscere le ricette che ci mettano in sicurezza, ma possiamo imporci obiettivi grandi, sapendo partire anche dalle piccole cose. Tanto per cominciare, dagli ambiti professionali e personali di ciascuno.

In quelli più noti al sottoscritto, per esempio, dare una mano a trasformare le distese di completi maschili blu e grigi in platee finalmente più variegate, in cui la presenza femminile non sia una nota di colore. In cui la dottoressa non diventi inevitabilmente la “signora”, mentre anche il più insignificante dei maschi il dottore, il

professore, l’eccellenza o quant’altro.

Sembreranno a taluni delle sciocchezze, dettagli o aspetti più facili da affrontare, ma sono parte del tutto. Segnali della nostra capacità di costruire un mondo degno delle aspirazioni e delle convinzioni dei nostri figli.

Molto abbiamo scritto, in questi giorni, delle mamme dei papà e della loro capacità di educare non solo con l’esempio, ma anche “leggendo“ i propri ragazzi. Questi ultimi magari non se ne rendono conto o lo avvertono confusamente, ma sanno che il loro universo sta accelerando in modo esponenziale, rispetto a quello dei loro genitori. Parlatene, vi potranno sorprendere. Chiedono di avere strumenti, di essere accompagnati e anche riconosciuti.

Suggeriamo, infine, il monito della poetessa canadese Margaret Atwood: "L’uomo ha paura che la donna rida di lui. La donna ha paura che l’uomo la uccida".

di Fulvio Giuliani

25 novembre. Italia

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2023-11-25 08:30:32

2023-11-25 07:30:32

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2022-07-18 10:51:49

2022-07-18 08:51:49

Ben vengano l'inasprimento delle pene per i Femminicidi, ma senza perdere di vista l'origine del problema. Che è dannatamente culturale

In più di un’occasione mi è capitato di incrociare lo sguardo di un assassino. Ammetto che dopo un po’ ci si fa l’abitudine ma gli occhi di Roberto G. non riesco proprio a dimenticarli. Sarà che eravamo quasi coetanei: io 22 anni, lui 17; sarà che, mentre piangeva disperato, continuava a fissarmi quasi a cercare in me un moto di pietà. Da un paio d’ore aveva ucciso l’ex fidanzatina sedicenne e per questo era stato portato al commissariato di Sesto San Giovanni (MI), dove io – stagista per una tv locale – ero riuscita a intrufolarmi grazie all’ingenuità di un poliziotto.

Era una fredda giornata di febbraio del 2001 e quel ragazzo, durante la ricreazione, aveva reciso con un fendente la carotide di Monica T. nel cortile del Liceo “Erasmo da Rotterdam”, proprio a sinistra dell’ingresso, dove campeggiava un’enorme chiazza di sangue. All’epoca non era ancora stato coniato il termine “femminicidio” ma la notizia fece comunque scalpore perché era stato violato un luogo sacro come la scuola. Oggi Roberto G. si sarà fatto una sua vita. Monica T. questa seconda occasione non l’ha avuta e da 21 anni ‘riposa’ dentro una bara.

Due decenni dopo la situazione non è cambiata. La storia della ragazzina di Napoli, che a soli 12 anni rimarrà sfregiata a vita perché il fidanzatino di 16 non accettava la fine della loro relazione, mi ha fatto tornare in mente lo sguardo di chi – sempre troppo tardi – capisce di aver compiuto l’irreparabile in nome di un amore cieco, che vede nella donna una proprietà. Non c’entrano l’età, l’epoca, il livello culturale, il Nord e il Sud. Questo è un ‘virus’ trasversale. Eppure l’antidoto sarebbe tanto semplice: basterebbe insegnare ai propri figli il rispetto, spiegare loro che non sempre si ha ciò che si vuole. E invece i genitori sembrano più smarriti dei figli. Qualcuno gli dica che non è normale che una bambina di 12 anni sia già fidanzata con uno di 16 e che gironzoli per le vie di Napoli a tarda notte.

Chi ha il dovere di tutelare queste bambine e ragazze se non lo Stato? Ben vengano il Codice Rosso, i vari braccialetti elettronici, l’inasprimento delle pene ma questi sono solo palliativi se non si va alla radice del problema. Che è solo dannatamente culturale. Per sradicare convinzioni dure a morire, serve entrare con maggior efficacia nelle scuole e nelle case, attraverso campagne di sensibilizzazione che diano il buon esempio a chi, questo esempio, non ce l’ha.

In un mare di «No!» mai detti, di contro c’è una grossa fetta di genitori che di «No!» ne dice fin troppi, anche quando a un certo punto dovrebbe dire «Sì». «Non ci fidiamo, con quel che si sente in giro» si difendono, senza rendersi conto di condannare i propri figli a un futuro da bamboccioni. Basti pensare che, a settembre, molti dei quindicenni che inizieranno le superiori non avranno mai preso la metropolitana da soli. E no, non è normale neanche questo.

di Ilaria Cuzzolin

Femminicidi: la radice del problema è culturale

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2022-07-18 08:56:19

2022-07-18 06:56:19

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2024-09-24 18:27:25

2024-09-24 16:27:25

Le storia dell’uomo che ha ucciso la moglie davanti ai figli piccoli è anche purtroppo la storia di quello che ancora non funziona: il braccialetto elettronico

Un divieto di avvicinamento e un braccialetto elettronico che probabilmente non ha funzionato. Il delitto di Torino, dell’uomo che ha ucciso la moglie davanti ai figli piccoli, è anche purtroppo la storia di quello che ancora non funziona, nonostante passi avanti innegabili nella tutela delle donne vittime di violenza. Sì perché di braccialetti elettronici che non funzionano ne sono capitati altri, e con esiti altrettanto tragici. Non parliamo dei divieti di avvicinamento, che in molti casi sono evidentemente insufficienti.

Il braccialetto elettronico è una buona modalità per tenere sotto controllo persone che rischiano di diventare pericolose. Che sono già, state pericolose e violente. Solo che devono funzionare. Non “quasi sempre” non “qualche volta”. Perché non si scherza con la vita delle persone. È vivere o morire non può dipendere dal funzionamento di un braccialetto.

di Annalisa Grandi

Il delitto di Torino e il braccialetto elettronico che probabilmente non ha funzionato

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2024-09-25 10:01:26

2024-09-25 08:01:26

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