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title: A tavola parlando di tavola
description: Il piacere di mangiare non è una novità ed è attorno alla tavola che si è costruito il nostro ‘buon vivere’ all’italiana
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date: 2025-01-01
author: Francesca Bocchi
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/a-tavola-parlando-di-tavola/
categories: [Società]
tags: [cibo, cucina, storia]
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# A tavola parlando di tavola

![tavola-cibo-storia](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/12/tavola-cibo-storia-1024x639.jpg)

Il piacere di mangiare non è una novità ed è attorno alla tavola che si è costruito il nostro ‘buon vivere’ all’italiana

Per Anthelme Brillat-Savarin **«invitare qualcuno alla nostra tavola vuol dire incaricarsi della sua felicità durante le ore che egli passa sotto il vostro tetto»**. Il piacere di mangiare non è una novità ed è attorno al desco che si è costruito il nostro ‘buon vivere’ all’italiana.

**Nella cosmogonìa babilonese gli dèi nascono a tavola, nell’antica Grecia il pasto principale era detto *logodeipnon*, il banchetto di parole. **«Non ci invitiamo l’un l’altro per mangiare e bere semplicemente, ma per mangiare e bere insieme» afferma Plutarco nelle “Dispute conviviali”. **Fino al Medioevo e alla sua cavalleresca “tavola rotonda”, il tavolo diventa il luogo dove si esprime la costruzione delle idee.**

**Nel Medioevo la cucina resta appannaggio delle *élite*, la carne diventa dominante a scapito delle verdure e l’olio d’oliva cede il posto allo strutto. **È anche il momento del trionfo di torte e dolci. I pasti cerimoniali consistono da quattro a dodici portate, un po’ come il *buffet* moderno.** S’impone il servizio ‘francese’. Si mangia a tavola e si cominciano a utilizzare coltelli e cucchiai, oltre alle dita.** A quel tempo, l’usanza era di servire a tavola un piatto unico dal quale ognuno prendeva e mangiava. La comparsa delle posate nel XV secolo fu il segno della nascita di un nuovo concetto: quello di individuo.

A poco a poco **sulle tavole da pranzo apparvero con forchette a tre rebbi, grandi tovaglioli, argenteria, maiolica e brocche. **Alle panche medievali si sostituirono i sedili. Quando arrivò il servizio individuale, innanzitutto per re e signori, questi ultimi (per paura di avvelenamenti) ordinarono di coprire i loro piatti al momento della presentazione. Si chiamavano pietanze servite *à* *couverture*, cioè con il coperchio. **La parola coperto si estese a tutte le stoviglie e agli utensili che stavano sulla tavola e da questo servizio ‘coperto’ nacque l’espressione “apparecchiare la tavola”.**

**A partire dal 1530 le buone maniere a tavola fecero la loro comparsa fra i nobili**, in seguito all’uscita dell’opera di Erasmo intitolata “*Civilitas morum puerilium*”. Si narra che il “grande pasto francese” sia stato inventato durante il Rinascimento, alla tavola di Caterina de’ Medici, ma fu l’aristocrazia d’Oltralpe a utilizzarlo per affermare la propria superiorità. **Nel XVIII secolo si diffuse l’installazione di tavoli da pranzo e di tavolini da giardino.**

Fu in questo periodo che **Enrico III introdusse l’uso della forchetta moderna. Carlo V ne possedeva una dozzina, che custodiva gelosamente come un tesoro e Luigi XIV ne proibì l’uso ai suoi nipoti. **I grandi navigatori dell’epoca portarono cioccolato, caffè, tè, pomodori, fagioli, zucca, zucchine e patate. Furono inventati lo *champagne*, la maionese e la panna montata.** Fu l’epoca della creazione dei ristoranti, nel senso moderno della cucina di piacere**, da parte di *chef* senza lavoro per l’esodo dei loro padroni durante la Rivoluzione.

Nella seconda metà dell’Ottocento, quando la polizia voleva far confessare i suoi crimini a qualcuno, era consuetudine [privarlo del cibo](https://laragione.eu/media/podcast/si-vendono-bambini-e-organi-in-cambio-di-cibo-lucia-valentini/). Soltanto se avesse ammesso i suoi torti avrebbe potuto riconquistare il diritto di mangiare e quindi di ‘sedersi a tavola’. **Attorno alla tavola vi è il racconto della vita. **In fondo, come scriveva Leo Longanesi in un tumultuoso dopoguerra, «tutte le rivoluzioni cominciano per strada e finiscono a tavola».

*Di Francesca Bocchi*
