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title: Abbandono scolastico e crisi demografica da record
description: "Sono 465mila, più di 1 su 10, i giovani che nel 2022 hanno abbandonato la scuola prima del diploma. Il problema dell'abbandono scolastico"
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date: 2024-03-27
modified: 2024-03-28
author: Ilaria Cuzzolin
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/abbandono-scolastico-e-crisi-demografica-da-record/
categories: [Società]
tags: [Italia, politica, scuola]
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# Abbandono scolastico e crisi demografica da record

![abbandono scolastico](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/03/Evidenza-sito-1009-1024x639.jpg)

Sono 465mila, più di uno su dieci, i giovani che nel 2022 hanno lasciato la scuola prima del diploma. Il problema dell'abbandono scolastico

**Sono 465mila, più di uno su dieci, i giovani che nel 2022 hanno abbandonato la scuola prima del diploma.** In Europa fanno peggio di noi soltanto Spagna e Germania. **È il desolante quadro emerso da uno studio dell’Associazione Artigiani e Piccole Imprese** (Cgia Mestre) coinvolta direttamente dalle conseguenze di questa tendenza che condannerà le aziende a faticare enormemente a trovare personale qualificato. **La situazione peggiore si presenta al Sud **con le regioni Campania e Sicilia in cima alla classifica con un abbandono scolastico rispettivamente del 16,1% e del 18,8%.

**Ma i problemi con cui deve fare i conti l’Italia sono molteplici.** Oltre ad avere una fisiologica quota di studenti svogliati,** il Paese invita i più bravi a guardare all’estero per vedere riconosciuta la propria professionalità**. **Nel 2022 sono stati 55mila quelli che hanno preferito varcare i confini nazionali alla ricerca di un’occupazione** che avesse uno stipendio adeguato e la possibilità di una crescita professionale. **A questo bisogna anche aggiungere il problema della denatalità**, che nel 2023 ha fatto segnare il *record* negativo con meno di 400mila nascite. Circostanze che – messe assieme – **stanno portando a un incredibile paradosso destinato ad aggravarsi con gli anni: nel Paese che abbiamo appena descritto molte posizioni lavorative (circa 500mila ogni anno) resteranno scoperte**. Sempre guardando all’Eurozona, l’Italia ‘vanta’ anche un numero basso di diplomati e laureati, soprattutto nelle materie scientifiche.

**Tutto il mondo riconosce all’Italia curiosità, idee e inventiva**. Eppure queste stesse caratteristiche **sembrano essere meno valutate e apprezzate proprio nei patrii confini**, dove tra le realtà più penalizzate c’è proprio il luogo dove queste idee prendono forma: l’università. A fronte di qualche eccellenza posizionata al Nord, al Sud ci sono *campus* che somigliano più a eleganti parchi di ristoro che ad atenei, ragione che spinge molti genitori a spedire i propri figli in città come Roma o Milano.

**Per capire il divario tra Nord e Sud basterebbe farsi un giro all’ora di pranzo nel parco adiacente al Politecnico di Milano**. Prima in Italia per *employer reputation* (indicatore che valuta le opinioni dei datori di lavoro a livello globale su come le università formano i laureati per il mondo del lavoro), l’università milanese è un pullulare di giovani, molti provenienti dall’estero. **Perché, se vogliamo, le cose le sappiamo fare bene e anche noi riusciamo ad attirare talenti.** **Diventa fondamentale quindi escogitare un piano d’azione che convinca le migliori risorse a fermarsi in Italia** una volta terminati gli studi perché saranno quelle che scriveranno poi il futuro di questo Paese.** L’unico problema è che sono sempre poche, troppo poche per poter guardare all’orizzonte con la necessaria fiducia**. Lo sa bene anche il governo che sta puntando sugli istituti tecnici superiori (biennali *post*diploma), perfettamente collegati al mondo del lavoro anche perché spesso direttamente finanziati dalle imprese. **Funzionano benissimo ma sono pochi, pochissimi rispetto a nazioni come la Germania.**

**Nel complesso ci siamo mossi male e in ritardo: una miopia imperdonabile che si traduce in investimenti insufficienti verso il mondo universitario** che, eccezion fatta per qualche nome noto, si mostra poco attrattivo. Una scelta che avrà inevitabili ricadute sulla nostra economia e di cui potremmo rimproverare solo noi stessi per non aver capito (e studiato) abbastanza.

di *Ilaria Cuzzolin *
