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Alessandro Borghese, da personaggio amato a meme vivente

Il celebre chef ha detto che i ragazzi non fanno abbastanza sacrifici e che il successo non è regalato. E così hanno risposto i giovani.

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Da idolo delle folle, con filtri dedicati e milioni di follower, alla gogna. Questo possono fare i social con un solo passo falso. 

Così Alessandro Borghese, dopo un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, è passato da essere uno degli chef più amati d’Italia a meme vivente.

Frasi come quella nell’immagine o  “A me nessuno ha mai regalato nulla” hanno scatenato le reazioni di tantissimi sui social, soprattutto giovani, citati nell’intervista dallo stesso chef. Secondo Borghese, infatti, i ragazzi di oggi  “preferiscono tenersi stretto il fine settimana per divertirsi con gli amici” rispetto ai sacrifici che avrebbe fatto lui stesso per ottenere il suo successo.

Al popolo del web non sfugge, però, l’origine del celebre cuoco, figlio di una delle attrici più note degli anni 60 e ‘70 e di un imprenditore napoletano. Continuando a sbirciare nella biografia di Alessandro Borghese, inoltre, si può facilmente notare come abbia studiato e conseguito il diploma all’American Overseas School of Rome, una scuola con rette da migliaia di euro ad anno (17,680 per i Grades 1,2,3 dell’a.s. 2022-2023). 

Lo fa notare Aesteticasovietica, un progetto di Analisi sociale, linguaggio della politica, stereotipi di genere e rappresentazione delle minoranze basato su Instagram. Gli fa eco Factanza, un profilo d’informazione che ha ripreso la questione citando anche il video, diventato caso mondiale, dell’ereditiera Kim Kardashian, che invitava a “muovere il culo e andare a lavorare” per fare successo.

“Periodicamente si diffondono le dichiarazioni di persone famose, solitamente alla guida di grandi imperi imprenditoriali, che sottolineano come il principale problema della nostra società ed economia siano la mancanza di voglia di lavorare e di fare sacrifici”- scrivono da Factanza-  “Questa narrazione che individua la mancanza di sacrificio e voglia di lavorare come la principale causa delle disparità tra classi e della mancanza di opportunità economiche non è nuova, ed è strettamente legata al concetto di “meritocrazia”.

 

Altri progetti si sono espressi più o meno criticamente verso le parole di Alessandro Borghese, che per un giorno è stato tra i primi in tendenza su Twitter proprio per le sue considerazioni. 

Allo chef non si recrimina il successo o il sacrificio, ma si fa notare come l’assunto delle sue parole sia sbagliato per un motivo principale: la convinzione di fondo che la meritocrazia sia un sistema perfettamente funzionante e che premi chi di dovere. 

Questa convinzione rende ciechi di fronte ai propri privilegi, perché fa credere che tutti inizino dalla stessa base, dallo stesso punto di partenza. Non è così e, senza andare nello specifico, basta ricordare che le nuove generazioni hanno affrontato negli ultimi anni due crisi economiche senza precedenti, una pandemia e una guerra che rischia il coinvolgimento mondiale. 

È strano pensare come anche solo questi elementi possano sparire dalla memoria di qualcuno, anche quando sono davanti ai suoi occhi quotidianamente. Ma d’altronde, è questo il potere del privilegio: appanna la vista tanto da far dimenticare che non tutti hanno la possibilità persino di viverli, quei sacrifici. Le nuove generazioni, però, sono qui per ricordarcelo.

 

di Sara Tonini

 

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