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title: Anche in Italia a scuola di fallimento
description: "A Modena è nata la \"Scuola di fallimento\", ideata da Francesca Corraro per sdoganare la cultura del fallimento, tabù nel nostro Paese."
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date: 2024-02-18
author: Claudia Burgio
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/anche-in-italia-a-scuola-di-fallimento/
categories: [Società]
tags: [giovani, Italia, lavoro, scuola]
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# Anche in Italia a scuola di fallimento

![Scuola di Fallimento - Modena](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/02/Scuola-di-Fallimento-Modena.png)

2021-11-17 15:38:28

2021-11-17 14:38:28

Il filosofo Umberto Galimberti punta il dito verso la scuola italiana: se oggi non nascono più geni e creativi, la colpa non è dei giovani ma della fase decadente che attraversa la scuola italiana.

Possibile non nascano più talenti come Mozart, Leopardi, Einstein, che già giovanissimi seppero distinguersi mostrando al mondo intero il proprio talento? Forse i ragazzi di oggi sono meno intelligenti? Secondo il filosofo Umberto Galimberti, assolutamente no! E la colpa è da attribuirsi interamente alla società moderna.

Non è la prima volta che il professore si scaglia verso il sistema; più volte ha denunciato tramite i propri scritti e interventi un’offerta scolastica non all’altezza, incapace di mettere in luce i propri talenti. Una volta terminati gli studi, la situazione purtroppo non è più rosea: “Noi, i giovani non li usiamo! Gli facciamo fare le fotocopie, i lavori Co.Co.Co, i lavori a progetti, i lavori in affitto - denuncia l’accademico - Finché i ragazzi non vengono "usati" nel modo corretto nel mondo del lavoro, le cose non cambieranno. Basti pensare che attualmente in Italia l'età media dei ricercatori ha 50 anni” 

Stando alle parole dell’esperto, la società odierna non sarebbe in grado di dare un’identità precisa alle nuove generazioni. Nel suo libro “L’ospite inquietante, il nichilismo e i giovani”, l'autore cerca le cause e le relative soluzioni di questo dramma esistenziale, che sembra aver arrestato la nascita (o l'espressione) di giovani talenti.

Nella lente di ingrandimento di quest'analisi, troviamo il nichilismo, inteso come l’assenza di valori e la mancanza di riferimenti che “fiaccano la nostra anima”.

L’età del nichilismo

Viviamo in un periodo in cui la tecnologia ci pone sconfinate opportunità un tempo impensabili; è un’epoca però in cui l’efficienza, la produttività, la ricerca verso una crescita incessante sono diventate un’ossessione. 

Una quotidianità imbevuta di nichilismo, non più solo come semplice filosofia, ma come vera e propria pratica del mondo occidentale. 

La mancanza di libertà

Oltre al nichilismo, secondo lo studioso tra i motivi che hanno arrestato il genio nelle nuove leve vi è la  mancanza di libertà: "Beethoven, Mozart e tanti altri, sono riusciti a diventare quello che sono stati perché vivevano in una società libera” dice in un’intervista di cui riportiamo il video integrale.

 

https://youtu.be/jRCrgo1Bh4c

 

"Einstein ha scoperto la sua formula a 24 anni, non quando ne aveva 60. Leopardi ha scritto ‘L’Infinito’ che ne aveva 21, t’immagini oggi uno che a 21 anni scrive l’Infinito?". Il fatto che oggi non ci siano più personaggi di tale levatura è espressione di una decadenza reale: "Come può una società crescere e andare avanti senza utilizzare il massimo della potenza creativa, in primis quella appartenente ai giovani?" si interroga Galimberti.

È di fondamentale importanza lasciare spazio ai giovani non solo in termini di quantità ma anche di qualità. Servirebbe incentivarli nel momento giusto, dai 15 ai 30 anni, quando la potenza ideativa è ai massimi, "non sarà un’ideazione organizzata  - spiega l’accademico - ma il momento intuitivo sta in quell’età lì”. Come in tutte le cose, non si può trovare una sola regione per rispondere al perché i giovani oggi siano in piena crisi identitaria e creativa e non siano in grado di ripercorrere le strade di Einstein o Michelangelo. I videogiochi, una società multi tecnologica discostata dalla realtà, il distacco tra generazioni e una inadeguata risposta ai bisogni dei giovani sono ragioni alla base di questo decadentismo. . 

Dal cuore alla testa 

“La testa non si apre, se non si apre il cuore” diceva Platone, proprio perchè è impossibile sviluppare un’intelligenza acuta e scalare le vette del successo senza tenere conto dell’apertura del cuore. Da qui la necessità di sviluppare un sistema scolastico che sia in grado di aprire cuore e mente delle nuove generazioni.

di Claudia Burgio

La scuola ammazza sogni

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2021-11-17 15:54:55

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2023-10-28 18:13:40

2023-10-28 16:13:40

Ospite a Skipass, l'atleta Moreno Pesce ha raccontato la sua disabilità affrontando il tema del turismo inclusivo ancora poco considerato

Ospite a Skipass, Moreno Pesce, classe 1975, si è raccontato senza filtri parlando della sua doppia vita: quella prima e quella dopo l’incidente motociclistico in cui ha perso una gamba diventando ufficialmente un disabile.

Dopo un momento di iniziale sconforto grazie a una protesi in fibra di carbonio e titanio è diventato un atleta importantissimo nel mondo del trail e delle vertical race con una missione: raccontare la disabilità per quella che è davvero, promuovendo incontri nelle scuole e collaborando con le istituzioni per promuovere il turismo inclusivo.

"Il nostro compito è riempire quel vuoto di istruzione che anch'io ho subito a scuola quando, ai miei tempi, non si parlava di disabilità. Attualmente investo molto tempo in formazione nelle scuole per insegnare ai bambini delle cose che i genitori non hanno vissuto e che credo sia il caso di correggere perché", continua Pesce "devono essere i bambini a formare i loro genitori. A cominciare dalla cosa più semplice: non parcheggiare sul posto disabili".

 

di Raffaela Mercurio

“La disabilità spiegata con gli occhi di un bambino”, parla Moreno Pesce

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2023-10-28 18:13:40

2023-10-28 16:13:40

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2024-02-02 11:27:52

2024-02-02 10:27:52

Il grave pericolo dei giovani armati: dare la colpa alla sola musica - anche se certamente molti di loro si ispirano, ad esempio, ai trapper - diventa però riduttivo

Non è più soltanto una questione di periferie, che nell’immaginario collettivo si accompagnano a degrado e mancanza di regole. A Roma un 15enne ferito con una coltellata alla fermata della metro. A Napoli un video immortala un giovane che imbraccia un mitra come fosse la cosa più naturale del mondo.

Immagini, episodi (e questi sono soltanto gli ultimi in ordine di tempo) che rilanciano un allarme che riguarda anche molte altre città. Quello dei ragazzi ‘a mano armata’. E non è soltanto un modo di dire. Certo, ci sono i trapper che nei loro videoclip sfoggiano coltelli e pistole come fossero giocattoli. E di sicuro sono loro i modelli per tanti di questi adolescenti. Ma dare la colpa alla musica diventa a un certo punto riduttivo. Qualche settimana fa il ministro dell’Interno Piantedosi lo aveva detto in modo chiaro: «Tanti ragazzi esercitano ancora la cultura dell’arroganza, girando con le armi». Il punto è che il fenomeno, più che un retaggio di un passato ancora da buttarsi alle spalle, sembra una tendenza in crescita. E provando a parlarne con i ragazzi se ne ha la conferma. Al netto di chi esagera, è sconcertante sentire raccontare come per gli adolescenti di oggi sia normale vedere armi e coltelli. Anche a scuola. Non si stupiscono, sostengono sia ordinaria amministrazione.

Non stiamo neanche parlando esclusivamente di realtà difficili né c’è distinzione fra italiani e seconde generazioni di immigrati. Se è vero che molti dei trapper diventati famosi a suon di reati e video dove si inneggia alla violenza sono di origini straniere, quello che i minorenni di oggi descrivono è uno spaccato che fa venire i brividi. Alcuni raccontano di girare armati «per difendersi»: difendersi da strade percepite come poco sicure, difendersi dai compagni, difendersi armandosi. La sopraffazione, le bande di giovani, sono sempre esistite. Ma andarsene a scuola con un coltello oppure con pistole vere o finte, è altro. È un altro livello. E deve preoccupare. Intanto perché ormai è facilissimo reperire di tutto. Poi perché laddove c’è meno controllo – su social come Telegram per esempio – ci sono quattordicenni che si scambiano consigli su come fabbricare molotov, su dove trovare il materiale per costruire ordigni artigianali.

Senza voler eccedere negli allarmismi, è chiaro che per molti parlare di armi è soltanto un modo per sentirsi ‘grandi’. Ma il problema è che poi si moltiplicano quelli che pistole e coltelli li usano davvero. Napoli, Palermo, Milano e così via. Anche in pieno centro, in pieno giorno. È necessario affrontare il tema intanto con un incremento dei monitoraggi su quei canali del dark web dove si vende e si compra di tutto. Ma anche con una grande attenzione da parte dei genitori. Perché è vero che non si può sempre dare la colpa agli adulti per ciò che fanno i ragazzi. Però un cambiamento – necessario – incomincia dentro le mura di casa. Anche se significa imporre qualche divieto, in un momento in cui ai ragazzi tutto sembra concesso e dovuto.

di Annalisa Grandi

I giovani armati e l'allarme in Italia

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2024-02-02 17:26:03

2024-02-02 16:26:03

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