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title: Diplomificio Italia e come scardinarlo
description: Per togliere il diplomificio – è questo il concetto e la pratica che riassume tutto – basta togliere il valore legale dei pezzi di carta
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date: 2025-04-14
author: Giancristiano Desiderio
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categories: [Società]
tags: [scuola, studenti, università]
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# Diplomificio Italia e come scardinarlo

![diplomificio](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/04/UNA-FOTO-77-1024x639.jpg)

Per togliere il diplomificio – è questo il concetto e la pratica che riassume tutto – basta togliere il valore legale dei pezzi di carta

Parliamo un po’ di noi. **Tutta l’Italia della** [scuola](https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/politica/la-scuola-e-il-maggior-problema-italiano/)**, dell’università, del pubblico impiego è un gigantesco diplomificio**. **Ciò che conta non sono lo studio e la preparazione. **M**a il certificato e il credito con cui si ottengono dei titoli legali. Da spendere nella scuola, nell’università, nel pubblico impiego e nelle professioni,** scendendo progressivamente (a ogni giro di giostra) i gradini del merito e della competenza. È come se fosse – lo è – un enorme castello di carta che va giù con un soffio o sfilandone una. Quale? **Quella che determina il valore legale dei titoli di studio**. Ma qui giunti – si fa per dire, in realtà né la politica né la cultura vi giungono – **gli italiani si ritraggono. Perché, abituati come sono a concepire la scuola sulla base del pezzo di carta, se non vedono il certificato credono che non ci sia la scuola. Il mondo sottosopra.**

Sabino Cassese – forse il maggior conoscitore della macchina amministrativa italiana – **l’altro giorno in un articolo sul “Corriere della Sera” ha individuato i quattro campi in cui i criteri di selezione sono ormai così bassi che alle future generazioni non resta altro da fare che espatriare. Scuola, università, personale docente e impiego, ai quali corrispondono diplomifici, lauree facili, assunzioni di precari e carriera burocratica.** Il professor Cassese ha descritto nella sostanza un cane che si morde la coda.

Fatta la diagnosi e appurato che il sistema amministrativo non è in grado di correggersi e non pratica nemmeno più i concorsi per assumere su una buona base selettiva, Cassese non imbocca però l’unica strada che è rimasta da percorrere. La svalutazione o abolizione del valore legale dei titoli di studio. **L’esistenza dei diplomifici, delle università telematiche, del precariato, delle carriere a punti e anche lo svilimento delle competenze professionali non è infatti un’invenzione dei furbi** e un cattivo funzionamento del sistema. Ma è la sua regolare e legale applicazione.

**Per togliere il diplomificio – è questo il concetto e la pratica che riassume tutto – basta togliere il valore legale dei pezzi di carta**. Ma – ecco! – già si odono le grida: «Guai a chi tocca la scuola pubblica!». Sciocchezze. È proprio l’opposto. **Togliere alla carta il valore legale significa ridare valore alla scuola, all’università, ai professori, all’amministrazione, alle professioni, al lavoro.** Perché si esce sia fisicamente sia mentalmente dal castello di carta in cui è stata rinchiusa l’Italia.

Infatti, togliere allo Stato la finta bacchetta magica con cui ha la pretesa di trasformare le zucche in carrozze e i ranocchi in principi azzurri non significa che non ci sono più scuole pubbliche. Perché lo Stato continuerebbe a gestire la scuola. L’unica differenza – indice di serietà e moralità – consiste nel fatto che il diploma non ha valore pratico ma culturale. E dunque, come per miracolo, la scuola e l’università ritornano a essere libere: la scuola è scuola e l’università è università. Non solo.

Lo Stato recupera subito il suo ruolo nell’assunzione del personale perché per accedere al pubblico impiego diventano necessari i concorsi con esami extra-scolastici, dal momento che la carta non ha più un uso pratico. È tutto un mondo che esce dalle illusioni, dagli alibi, dalle pretese, dagli abusi, dagli inganni e dall’autoinganno e tocca di nuovo terra, dove ciò che conta realmente è prima di tutto il lavoro e la sua santa cultura. I giovani – soprattutto i giovani – hanno tutto da guadagnare e nulla da perdere uscendo dal vizioso castello di carta in cui è imprigionato il loro futuro.

di *Giancristiano Desiderio*
