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title: Donatella Di Cesare tra squadrismo e dissenso
description: La vicenda della filosofa e docente Donatella Di Cesare che pone più di un interrogativo su cosa sia la libertà in Italia oggi
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date: 2024-03-19
author: Luca Ricolfi
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categories: [Società]
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# Donatella Di Cesare tra squadrismo e dissenso

![Donatella Di Cesare tra squadrismo e dissenso](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/03/Donatella-Di-Cesare-1024x682.webp)

La vicenda della filosofa e docente Donatella Di Cesare che pone più di un interrogativo su cosa sia la libertà, accademica e non, in Italia oggi

La recente vicenda in cui è incappata la **filosofa Donatella Di Cesare è interessante e istruttiva**. Ricapitoliamo i fatti.

Il **4 marzo scorso, all’età di 75 anni, viene a mancare Barbara Balzerani**, brigatista rossa, unica donna nel commando che rapisce Aldo Moro. Arrestata nel 1985, era rimasta in carcere per più di 20 anni e **nel 2011 era tornata in libertà**, dopo 5 anni di libertà condizionale. Appresa la notizia, la professoressa Di Cesare, che insegna Filosofia teoretica alla Sapienza, posta il seguente pensiero: «**La tua rivoluzione è stata anche la mia. Le vie diverse non cancellano le idee. Con malinconia un addio alla compagna Luna**».

Come era facilmente prevedibile, **si scatena una *bagarre* mediatica**. La professoressa rimuove il *post* e spiega che lo ha rimosso in quanto accortasi che «non solo veniva frainteso, ma veniva anche utilizzato per scatenare una polemica». A quel punto **le autorità accademiche minacciano sanzioni e qualche giorno dopo una sua lezione viene interrotta da alcuni giovani di Forza Italia**, che mostrano dei cartelli con le foto di alcune vittime delle Brigate Rosse. La professoressa, che comunque riesce a terminare la lezione, accusa i giovani di Forza Italia di aver messo in atto una «**violenta azione di squadrismo**» e lamenta che non le viene consentito di svolgere il suo insegnamento.

**Perché la vicenda è istruttiva?** Fondamentalmente, perché in essa si presentano in modo paradigmatico un po’ tutti i problemi – e gli interrogativi – della libertà di espressione.

**Primo problema.** **Può un docente (ma vale a maggior ragione per chi fa altri mestieri) essere sanzionato dall’università per le idee che esprime al di fuori del ruolo che ricopre? **Il *post* della Di Cesare era su una piattaforma *social*, non su una *slide* di PowerPoint mostrata agli studenti durante una lezione. A quel che si apprende, «l**a Sapienza ha avviato un *iter* di cui è stato informato il ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernin**i». Se stiamo ai precedenti, l’università potrebbe sanzionare la docente come ha già fatto l’Università di Milano con il professor Marco Bassani, colpevole di aver condiviso sui *social* una vignetta ritenuta offensiva su Kamala Harris, vice presidente Usa.

**Secondo problema**. **Qual è il confine fra la libertà di espressione e il diritto di manifestare il dissenso? **Difficile non rilevare il doppio *standard* con cui la questione viene affrontata, specie a sinistra. Da un lato una breve, silenziosa, interruzione di una lezione come quella attuata dai giovani di Forza Italia viene classificata come squadrismo; dall’altro azioni effettivamente squadristiche vengono derubricate a legittime manifestazioni del dissenso nei casi, sempre più numerosi, in cui a un relatore viene impedito fisicamente di parlare. Penso a quel che è successo nei giorni scorsi al giornalista David Parenzo o al direttore di “la Repubblica” Maurizio Molinari, ma anche ai numerosi casi del passato in cui – spesso in nome dell’antifascismo – è stata negata la parola a personaggi sgraditi ai collettivi studenteschi.

**Terzo problema**. **Quali sono – in una democrazia liberale – le idee che è inammissibile manifestare e a chi tocca sanzionare chi le manifesta?** Personalmente stento ad accettare che la censura possa toccare opinioni che non configurano reati. Ma trovo semplicemente raccapricciante che un’università, un’istituzione culturale, un’impresa possiedano o si auto-attribuiscano il diritto di comminare sanzioni sindacando la legittimità delle opinioni espresse da loro funzionari o dipendenti. Eppure è questo che sta succedendo sempre di più. Specialmente negli Stati Uniti, dove può capitare che una piattaforma di pagamenti come PayPal multi i suoi utenti o ne congeli i fondi solo perché hanno espresso opinioni che non collimano con i codici etici della piattaforma.

Tornando alla vicenda Di Cesare, credo che **chi ama la libertà non possa in alcun modo auspicare sanzioni per il suo melanconico *post*.** Semmai, dovrebbe invitarla a ripristinarlo. Perché anche il suo ragionamento è istruttivo. Esso illustra infatti nel modo più vivido la tragedia del comunismo e di una parte non trascurabile della generazione del Sessantotto. Che si è perduta proprio perché è caduta nell’errore che Donatella Di Cesare reitera nel suo *post*, ossia credere che le idee possano essere distinte dalle ‘vie’, cioè dai mezzi attraverso i quali si cerca di realizzarle.

*di Luca Ricolfi*
