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Esagerazioni dell’informazione, al lupo! Senza il lupo

Sembra che nel mondo dell’informazione da più parti si stia esagerando, al solo scopo non di informare, attraverso le notizie, ma di creare un effetto spettacolare

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Sarà che quando s’invecchia si è naturalmente portati a pensare che non ci siano più i tempi di una volta (ovviamente migliori dei presenti), però a me sembra che nel mondo dell’informazione da più parti si stia esagerando, al solo scopo non di informare attraverso le notizie – portando il lettore a una più obiettiva riflessione – ma di creare un effetto spettacolare, un fuoco d’artificio destinato a esplodere per poi spegnersi e dare luogo al successivo rapido spettacolo pirotecnico.

Siamo partiti con la pandemia: i bollettini ogni ora, i dpcm di “contiana” memoria, le conferenze di virologi talvolta sconosciuti nel mondo accademico internazionale, gli esperti da scrivania che da anni non toccavano un malato, le mascherine farlocche, gli pseudo scienziati russi invitati con gran battage mediatico a curiosare tra le nostre cose e infine i furgoni scortati da esercito e forze dell’ordine che trasportavano in Italia i preziosi scatoloni con il vaccino, accolti al loro arrivo da telecamere, inamidati professori, politici con o senza pochette.

Poi sono arrivate le bollette. E allora via il Covid, che nel frattempo non era e non è sparito ma è meno spettacolare e ormai sa tanto di abitudine. Baristi, tabaccai, ristoratori, imprenditori inferociti gridavano più forte dello stesso conduttore di talk per mostrare bollette stratosferiche e inesigibili. Tutto vero, per carità. Inframezzato nel frattempo da una guerra combattuta alle porte di casa nostra ma di cui sappiamo poco o nulla coi racconti dei giornalisti embedded, categoria che andrebbe abolita perché ci mostra solo quello che l’una o l’altra parte dei contendenti desidera mostrare.

E poche sere fa il missile d’incerta maternità che cade su una fattoria, uccide due poveri cristi, fa un cratere nel terreno e per qualche ora ci fa tornare alla mente la notte della crisi dei missili russi a Cuba e il blocco navale ordinato da Kennedy. 1962, ore di angoscia trascorse seduti intorno al tavolo dei vecchi tinelli, accoccolati con le mani giunte in preghiera anche da parte di impenitenti agnostici, ascoltando le notizie dalle radio del tempo o dai pochi televisori con le vecchie valvole, sperando che non ci abbandonassero prima di conoscere il nostro destino finale. Quella però fu paura vera, concreta; non certo quel gridare «Al lupo, al lupo!» che invece ci è accaduto di sentire pochi giorni fa nei nostri infiniti talk ansiogeni. In attesa del prossimo ‘lupo’.

di Andrea Pamparana

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