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title: Felicità e la strategia del bradipo
description: nulla è più effimero, labile e soggettivo della felicità. Che non è né mai potrebbe essere un dato costante
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date: 2023-05-29
author: Gian Luca Caffarena
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categories: [Società]
tags: [Evidenza, società]
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# Felicità e la strategia del bradipo

![felicità](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/05/Evidenza-sito-373.jpg)

Nulla è più effimero, labile e soggettivo della felicità. Che non è né mai potrebbe essere un dato costante

**La felicità intesa come vocabolo la troviamo un po’ ovunque.** In particolare nelle canzoni e nella pubblicità. Ma anche nella filosofia classica (Epicuro), come in certi marziali proclami ispirati all’Illuminismo d**ove la felicità è rivendicata, al pari della vita e della libertà, quale inalienabile diritto umano.** Da Al Bano allo stoicismo, dal Mulino Bianco all’edonismo reaganiano, **è tutto un inneggiare a quella che generalmente è ritenuta la condizione più sublime dello spirito**. Eppure nulla è più effimero, labile e soggettivo della felicità. **Che non è né mai potrebbe essere un dato costante: piuttosto evoca una breve e fresca ventata primaverile.** Leggera come una carezza, volatile come un profumo. Per Leopardi è un momento illusorio, rubato alla natura matrigna. Forse soltanto la bellezza è altrettanto fugace, latitante e poco definibile. Del resto,* plaisir d’amour ne dure qu’un moment..*.

**L'uomo moderno, in preda a un’euforia obbligata e falsa, ha un crescente bisogno di simulare felicità e ostentare successo.** Non manca la pretesa di misurare la felicità individuale e collettiva con parametri positivisti, con cui si vorrebbe quantificare la qualità.** Ed ecco il “World Happiness Report”** dell’Onu che, immaginando un’inedita unità di misura come il Fil (Felicità Interna Lorda), vorrebbe rappresentare l’indice di letizia di 158 Paesi. Strano “edonimetro”.

**C’è una bella parola latina** – *felix* – **che vuol dire fecondo, fertile. E ce n’è una greca che esprime il senso vero di una serena soddisfazione: è l’aristotelica *eudaimonia***, che consiste nel conoscersi a fondo per individuare e liberare il proprio migliore estro (demone, genio, talento). **Meglio di un’insulsa ebbrezza o di ogni utopia gaudente**, una quieta stabilità emotiva, una sobria serenità capace di ampliare gli spazi della vita interiore, **senza escludere momenti di riflessiva melanconia da cui possano emergere contenuti preziosi per ogni personalità matura.** La tristezza va interpretata: negarla o reprimerla equivale a mettersi contro sé stessi, in pericolosa dissociazione. **Mentre è possibile mitigare i ritmi** convulsi di questo nostro tempo con la saggia lentezza del bradipo, creatura ammirevole in quanto non deve dimostrare proprio niente. ***Otium cum dignitate*.** Perchè no? Jung diceva che la depressione è una signora in nero, che si siede alla nostra tavola e va ascoltata. **Se questo è vero, l’allegria è una ragazzina spensierata e spesso bizzarra, opportunamente moderata da quella zia attenta e un po’ severa che è la responsabilità. Fine dell’allegoria.**

di *Gianluca Caffarena*
