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title: Giancarlo Siani, il giornalista-giornalista ucciso dalla camorra
description: "Pubblicò oltre 600 articoli contro la Camorra. La sola guerra combattuta nella sua breve vita fu contro l'ingiustizia e la malavita."
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date: 2023-09-24
author: Maria Francesca Troisi
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/giancarlo-siani-il-giornalista-giornalista-ucciso-dalla-camorra/
categories: [Società]
tags: [Evidenza, giornalismo, Italia]
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# Giancarlo Siani, il giornalista-giornalista ucciso dalla camorra

![Giancarlo Siani](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/09/Evidenza-sito-32-36.png)

Negli anni'80 pubblicò oltre 600 articoli contro la camorra. La sola guerra combattuta nella sua breve vita fu contro l'ingiustizia e la malavita

**La sola guerra combattuta da Giancarlo Siani nella sua breve vita è stata quella contro l'ingiustizia e la malavita.** Le sue sole armi, una penna e un taccuino. Oggi che i giornali non contano più niente, come ricorda nel suo encomiabile editoriale Enzo D'Errico (direttore del Corriere del Mezzogiorno) la camorra non si sognerebbe mai di toccare un “pennivendolo”. È il rovescio della medaglia per una realtà che è cambiata, anche in peggio. Siani era un precario del Mattino, un giornalista-giornalista, per citare il titolo di un libro a lui dedicato. Uno che in una manciata d’anni aveva pubblicato oltre 600 articoli, molti dei quali relativi ai fatti di camorra. Allora, a metà degli anni '80, essere una firma libera e affamata di verità era davvero rischioso.

 

È l'Italia a metà strada tra gli anni di piombo e l’inizio della stagione delle stragi di Cosa Nostra, in cui a cadere, oltre alle penne scomode, erano magistrati, uomini delle forze dell’ordine, sindacalisti... **Malgrado i rischi e il precariato, quel cronista precario, si direbbe oggi, insiste nei meandri delle organizzazioni malavitose, e porta in superficie, e prende appunti, e unisce i punti, e accompagna i napoletani a conoscere la verità.** Nello specifico a segnare la sua condanna a morte, ad appena 26 anni (come affermava Adriana Maestro, presidentessa dell’Associazione Culturale Giancarlo Siani) furono **quattromila battute pubblicate sul Mattino del 10 giugno 1985**, in cui avanzava **l’ipotesi che l’arresto di Valentino Gionta fosse il prezzo pagato dai Nuvoletta per evitare una guerra con il clan di Bardellino**. Che un cronista alle prime armi denunciasse i rapporti tra il malaffare e il modo della politica e scoperchiasse le infiltrazioni dei clan sulla ricostruzione di Irpinia era qualcosa che non potevano sopportare, passando pure per infami.

 

**La sera del 23 settembre 1985 si trovava a bordo della sua Citroën Méhari verde con la cappotta di tela nera.** Stava tornando a casa, in via Vincenzo Romaniello, nel quartiere napoletano dell’Arenella. Intorno alle 20.50, ai piedi dell’uscio di casa, dieci colpi esplosi da due Beretta 7.65 lo raggiunsero alla testa. I due sicari si dileguarono poi in moto: un delitto in pieno stile mafioso. **Siani fu ucciso perché smettesse di parlare. Perché smettesse di scrivere. Perché smettesse di combattere la sua guerra.** Una guerra che ha vinto comunque, perché ciò che ha messo nero su bianco ha squarciato quel velo di omertà che c'era allora e in parte ancora oggi.

 

‘Da grande voglio fare il giornalista’, scriveva Giancarlo su Il lavoro nel Sud (1979). Ma giornalista-giornalista.

Di *Maria Francesca Troisi*
