---
title: Giovani consapevolmente sprovveduti sui rischi del web
description: "Giovani consapevolmente sprovveduti sui rischi del web. L'ultimo rapporto dell’Osservatorio Indifesa di Terre des Hommes."
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/10/giovani-e-rischi-web-1024x639.jpg
date: 2025-10-08
author: Valentino Maimone
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/giovani-consapevolmente-sprovveduti-sui-rischi-del-web/
categories: [Società]
tags: [giovani, social, web]
---

# Giovani consapevolmente sprovveduti sui rischi del web

![giovani e rischi web](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/10/giovani-e-rischi-web-1024x639.jpg)

Giovani consapevolmente sprovveduti sui rischi del web. L'ultimo rapporto dell’Osservatorio Indifesa di Terre des Hommes

E meno male che li abbiamo sempre dipinti come faciloni e distratti, sempliciotti e minimizzatori. **I giovani che oggi hanno fra i 14 e i 26 anni **(a spanne, quella che i sociologi vogliono si chiami Generazione Z) **sono assai più consapevoli dei rischi della Rete di quanto noi adulti possiamo immaginare.** Non sanno vivere senza il *web*, ma sanno perfettamente che proprio per colpa di Internet la loro quotidianità è infarcita di rischi. Non staccano gli occhi dallo schermo per più di qualche istante, ma hanno capito che proprio dietro quei *display* si nascondono i loro nemici più infidi.

Scorrendo l’**ultimo rapporto dell’Osservatorio Indifesa di Terre des Hommes** – da undici anni impegnato nell’ascolto di ragazzi e ragazze su violenza di genere, discriminazioni, bullismo, cyberbullismo e *sexting* – colpisce in particolare il fatto che **una cospicua fetta dei 2.700 intervistati sia stata in grado di individuare chiaramente i principali pericoli che si corrono sul *web****. *A cominciare dal *revenge porn*, citato al primo posto da quasi sei *under *26 su dieci (il 58%). Continuando con l’alienazione dalla vita reale (49%), le molestie (47%) e il cyberbullismo (46%), che fra gli *under *20 diventa il rischio in assoluto più temuto (52%).

La consapevolezza quindi c’è. Ma ci sarà anche la maturità necessaria a capire che cosa si potrebbe fare per proteggersi e come regolarsi di conseguenza? No, quella no. Per certi versi è pure comprensibile – se non altro per ragioni anagrafiche – per altri è però rivelatore di un approccio al problema sbagliato, e non necessariamente per responsabilità individuali. Vediamo: il 70% dei ragazzi si sentirebbe più tutelato se vi fosse una maggiore regolamentazione del *web* e se queste norme fossero più severe di quelle che già esistono. Errore: comportarsi come troppo spesso accade agli adulti e cioè cedere alla tentazione di invocare il fatidico “giro di vite”. Reprimere invece che prevenire. La via più sbagliata e inefficace che si possa immaginare, soprattutto senza aver prima percorso fino in fondo quella che imporrebbe prima la concreta applicazione delle norme già in vigore e poi, se del caso, un loro inasprimento.

È vero anche che se questo atteggiamento è imperdonabile in un adulto, deve stupire meno in un adolescente o poco più. Confortano quel 13% di giovani che resta scettico di fronte all’eventualità di introdurre regole più severe e soprattutto un seppur misero** 6% di ragazzi che vedono questa eventualità come una limitazione della libertà**. Il fatto è però che** i giovani**, di fronte a pericoli percepiti come tali e riconosciuti,** continuano a comportarsi esattamente come sempre**. Dunque alimentando il problema e non facendo nulla per auto-proteggersi.

Non è una sensazione, lo dicono i dati dell’Osservatorio Indifesa: l’86% degli intervistati – soprattutto donne – riconosce che condividere foto e video intimi con il *partner* o con gli amici è una pratica pericolosa perché li espone al *revenge porn*. Sa che esiste la possibilità di denunciare l’avvenuta condivisione di materiale di quel tipo per ottenerne la rimozione (anche se resta un 12,5% che non saprebbe cosa fare o pensa non ci sia nulla da fare per difendersi). Però continua come se niente fosse a comportarsi nel modo più sbagliato possibile: più della metà degli intervistati, per esempio, ammette candidamente di aver condiviso la *password* del proprio telefono o le credenziali dei propri *account social*. Più o meno come consegnare le chiavi di casa a un malintenzionato sperando che non faccia troppi danni.

E siamo al punto. **Saranno anche consapevoli del rischio, ma questi ragazzi non sono evidentemente né formati né informati. **Nessuno – a casa o a scuola – ha spiegato loro a cosa si può andare incontro per una leggerezza che può sembrare tale, ma tale non è affatto. Nessuno ha trovato il modo di incuriosirli e interessarli concretamente su un tema cruciale per la loro esistenza. Quel poco di formazione fatta fin qui è stata fatta male. **Senza pensare che la formazione è prevenzione.** Altro che giri di vite.

Di *Valentino Maimone*
