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title: Gli ammiratori silenziosi (non troppo) di Putin
description: La galassia di ammiratori di Putin sempre pronta a giustificare “zio Vladimir” non conosce limiti alla propria retorica e alcuna vergogna
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date: 2024-02-19
author: Fulvio Giuliani
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categories: [Società]
tags: [Italia, Putin]
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# Gli ammiratori silenziosi (non troppo) di Putin

![Ammiratori Putin](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/02/Ammiratori-Putin.jpg)

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2023-04-19 12:55:26

2023-04-19 10:55:26

Gli ultranazionalisti russi e il sostegno all'imperialismo di Putin attraverso uno scienza sacra sugli zar

“La Basiliologia come Scienza dell’Impero”: l’insolita terminologia fa parte della retorica con cui gli ultranazionalisti russi sostengono l’imperialismo di Putin. La teoria di una nozione «storicamente russa di Impero» affonderebbe le sue origini nella stirpe degli imperatori bizantini, i Basiléi (dal greco Βασιλεὺς). Alla vigilia di una nuova mobilitazione, la “Scienza dell’Impero” è stata presentata in un convegno organizzato dal gruppo di sedicenti intellettuali e oligarchi legati alla testata televisiva e web “Tsargrad” (il nome slavo di Costantinopoli) dopo che un loro sondaggio ha fatto emergere che almeno un terzo dei russi è contrario alla guerra. 

La loro tesi è che la Russia sia ancora permeata dalla ideologia liberale occidentale, per cui è il momento di imporre la scuola dei “tradizionalisti accademici”, basata sulla esperienza del Centro per gli studi conservativi avviata da Alexander Dugin alla Facoltà di Sociologia dell’Università di Mosca Lomonosov. Sviluppare l’idea di impero, questa dunque è la missione di ideologi come Konstantin Malofeev (che ha pubblicato in tre volumi l’opera “Empire”) e dello stesso Dugin (che si è affiancato con l’ultimo “Genesis and Empire”).

La conoscenza scientifica sul tema sarebbe già esistita nella storia come “scienza sacra” sugli zar e sui regni precedenti, ma deve essere rianimata. Per Malofeev l’impero «è la cosa più importante che oggi non abbiamo. Prima dobbiamo riconoscerlo in noi stessi: altrimenti non torneremo a essere mai un Impero. Questo è il punto di partenza». Sergey Glazyev, studioso ancora con l’impronta socialista dell’Accademia russa delle Scienze, è per una visione ideale di impero in cui affermare un “socialismo ortodosso”, una società equa, con un ruolo significativo dello Stato e delle forme pubbliche di proprietà, al tempo stesso basato su tradizioni ortodosse, valori spirituali e morali. Il presidente dell’Accademia cecena delle Scienze, Dzhambulat Umarov, ha invece dichiarato: «Sono un imperialista in guerra che vuole l’Impero dell’Unto di Dio. E anche se questo Unto di Dio è ortodosso, nulla impedisce agli stessi musulmani ceceni, dopo avergli prestato giuramento, di essergli fedeli, di essere fedeli all’idea di Impero».

Dal Patriarcato di Mosca il vescovo Savva di Zelenograd ha ribadito che la più alta qualità dell’impero è che alla fine è diventato cristiano. La natura sovranazionale imperiale è stata infine sottolineata dal preside della Facoltà di Storia dell’Università Lomonosov di Mosca Sergey Karpov: nell’impero romano e in quello bizantino persone di diversi gruppi etnici e opinioni religiose vivevano in pace e armonia (sic!) e di questi regni il successore oggi è la Russia, che può proporsi come «il nuovo Impero cristiano». Le conclusioni sono affidate a un monito: la Terza Roma, la Mosca che ha raccolto l’eredità degli imperi di Roma e Costantinopoli, «deve oggi impedire al mondo intero di cadere nell’abisso».

Il progetto porta indietro la civiltà facendola arretrare ai secoli che hanno preceduto la Rivoluzione francese e le idee moderne di libertà e democrazia: un pot-pourri mitologico per incoraggiare una nuova mobilitazione per la «guerra santa», che finora comunque non ha convinto il popolo russo.

di Maurizio Delli Santi

 

"La Scienza dell'Impero" per sostenere Putin

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2023-04-19 12:09:18

2023-04-19 10:09:18

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2024-02-16 13:18:48

2024-02-16 12:18:48

Il principale oppositore di Putin ci lascia all'età di 47 anni. Morto in una colonia penale di regime severo dove stava scontando la pena a 19 anni per "estremismo"

È morto Alexey Navalny, il principale oppositore di Putin ci lascia all'età di 47 anni. L'uomo era detenuto nella colonia penale n.3 dell'Okrug autonomo di Yamalo-Nenets, dove stava scontando la pena a 19 anni di carcere a regime speciale per "estremismo". Stando alle prime informazioni, riportate dal dipartimento regionale del servizio penitenziario federale, Navalny si sarebbe sentito male dopo una passeggiata, perdendo quasi immediatamente conoscenza. Nel comunicato, si legge, gli operatori sanitari dell'istituto sono intervenuti immediatamente, chiedendo anche il supporto della squadra medica di emergenza.

"Sono state eseguite tutte le misure di rianimazione necessarie, ma non hanno dato risultati positivi. I medici del pronto soccorso hanno confermato la morte del condannato. Si stanno accertando le cause della morte", aggiunge il comunicato rilanciato dalle agenzie russe.

Difficile credere alle dichiarazioni rilasciate dalla federazione Russa, non essendo (se mai lo saranno) chiari i motivi dell'improvvisa morte del maggiore oppositore di Putin. Quel che è certo, è che le condizioni nelle quali riversava il leader del partito "Russia del futuro", detenuto nel carcere in massimo isolamento, erano ai limiti della tortura e che opporsi al regime di Putin significa perdere la vita.

Di Claudia Burgio

È morto Alexey Navalny. Addio al principale oppositore di Putin

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2024-02-16 13:18:48

2024-02-16 12:18:48

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2024-02-17 09:22:44

2024-02-17 08:22:44

Chi lotta per la libertà ed è pronto a sacrificare se stesso ci affascina, ci da coraggio. Navalny non è da santificare ma da onorare per la sua lotta

Perché ha colpito così tanto la notizia della morte di Alexei Navalny? Grande oppositore di Vladimir Putin, ci mancherebbe, soprattutto l’uomo ricco, potente, che - come scrivevamo ieri - mette a rischio letteralmente tutto di sé e del suo mondo per opporsi a chi immensamente più potente di lui lo era e a rigor di logica lo sarebbe rimasto. Nonostante tutti gli sforzi, l’impegno e anche i denari e le influenze profuse. Anche per ambizioni personali, questo non va mai dimenticato: perché il potere non esercita un fascino perverso e potentissimo solo sui "cattivi" della storia e di questa storia in modo particolare. Navalny era attratto dal potere, lo aveva esercitato sia pur in forme diverse. Non era certo madre Teresa di Calcutta, eppure la sua scomparsa - a valle di una storia tragica e insostenibile per la violenza fatta a ogni idea di Stato di diritto, diritto della persona, verità e giustizia - ha colpito profondamente pur non potendo certo sorprendere nessuno.

La stessa sua tragica fine era palesemente segnata da tempo, ormai. Perché, nonostante tutto e alla faccia di chi continua a coltivare con cinismo rivoltante l’ammirazione per gli “uomini forti“ di turno, le “democrature” e altre boiate del genere, chi lotta per la libertà ed è pronto a sacrificare se stesso ci affascina, ci dà coraggio.

Trasmette un’idea di forza e la convinzione che alla fine le cose sapranno trovare la loro strada verso un esito migliore. Non il migliore in assoluto, sia chiaro, ma pur sempre preferibile a chi ha svenduto umanità e dignità. Il che non significa santificare nessuno, tantomeno Alexei Navalny, ma onorare la sua lotta e il suo coraggio.

Di Fulvio Giuliani

Perché la fine di Navalny ci riguarda tutti

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2024-02-17 19:53:14

2024-02-17 18:53:14

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