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title: Gli Anni Venti e la loro iattura
description: E facile constatare come gli anni Venti siano stati una iattura per i due secoli successivi. Ciclicamente, come una maledizione del secolo. In questi anni Venti targati nuovo millennio, l’aggressione della Russia all’Ucraina.
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date: 2022-05-22
modified: 2022-05-21
author: Pino Casamassima
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/gli-anni-venti-e-la-loro-iattura/
categories: [Società]
tags: [Evidenza, storia, Ucraina]
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# Gli Anni Venti e la loro iattura

![Gli Anni Venti e la loro iattura](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/05/interviste-DEF-30.png)

E facile constatare come gli anni Venti siano stati una iattura per i due secoli successivi. Ciclicamente, come una maledizione del secolo. In questi anni Venti targati nuovo millennio, l’aggressione della Russia all’Ucraina.

In ogni secolo ci sono decenni che s’incaricano – non richiesti, in realtà, ma tant’è – di ricordare al mondo che il Male esiste (e, manco a dirlo, lotta con noi: cioè, contro di noi). Limitandoci a quell’età contemporanea post Rivoluzione francese (forse non del tutto estranea al devastante terremoto di Lisbona del 1755 che ‘illuminò’ il pensiero di Kant), è facile constatare come gli anni Venti siano stati una iattura per i due secoli successivi.

In quelli dell’Ottocento iniziano quei moti carbonari che si protrarranno fino all’anno successivo, con risultati catastrofici sotto il profilo politico e crudeli sotto quello delle tante vittime sacrificate sull’altare di una rivoluzione impossibile: cioè, organizzata (si fa per dire) con quattro ferri vecchi da “bande armate” votate al più romantico (e sconsiderato) degli assalti al cielo, in linea con gli echi dello *Sturm und Drang* della cosiddetta “Età di Goethe”: non a caso, fra gli arrestati, il romantico Silvio Pellico, blindato nell’immaginario collettivo allo Spielberg.

**Un secolo dopo, altri anni Venti consegnavano altre sciagure.** Cioè i presupposti per una nuova tragedia mondiale. La peggiore della storia degli uomini: tanto da far dire ad Adorno che dopo Auschwitz scrivere una poesia sarebbe stato «un atto barbarico», ché in quei campi, oltre alla pietà, era morta pure la poesia. E dire che gli anni che avevano preceduto la Prima guerra mondiale erano stati segnati da un tempo formidabile: coerente con quella Belle *Époque che aveva grattato il cielo con la tronfia Tour Eiffel. Un coito di bellezza interrotto dai colpi di pistola di *Gavrilo Princip, membro della Giovane Bosnia, sbrindellata formazione nazionalistica di cui faceva parte pure l’ancora scriteriato Ivo Andrić, futuro premio Nobel per la letteratura.

**Nel febbraio del 1920, con Anton Drexler e Martin Bormann, Hitler fonda il Partito nazionalista tedesco dei lavoratori e nel novembre di tre anni dopo tenta quello che passerà alla storia come il Putsch di Monaco.** Più che un golpe, un golpetto talmente risibile da travalicare le Alpi. La mattina del 10 novembre, a Palazzo Chigi, Giovanni Gentile mostrava a Mussolini il titolo di un quotidiano: “Il colpo di Stato bavarese è miseramente fallito”. «Hai letto di questo Hitler?» diceva al duce il suo ministro della Pubblica istruzione; al che quello rispondeva: «Sì… sì, ho saputo di quell’idiota tedesco». Inutile ricordare quanto quell’«idiota tedesco» e quel suo futuro sodale italiano avrebbero provocato nei rispettivi Paesi e nel mondo intero.

In questi anni Venti targati nuovo millennio, l’aggressione della Russia all’Ucraina. E per certi versi, gli appetiti geopolitici del suddetto «idiota tedesco» riverberano quelli del suo imitatore (in tutti i sensi) russo: quell’ex “passacarte” (*sic* nel Kgb) reincarnatosi *motu proprio* non in Lenin ma – ohibò! – in Pietro il Grande: particolare (non irrilevante) che sfugge a molte anime belle. Quelle che ‘sinistramente’ blaterano di pace (amore e musica? No, quello era Woodstock).

 

Di Pino Casamassima
