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title: Ha alfabetizzato un milione di italiani
description: Mentre l’Italia si riscattava dai sacrifici del secondo dopoguerra, la televisione realizzava un programma dal titolo Non è mai troppo tardi.
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date: 2022-02-23
author: Antonino Cangemi
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categories: [Società]
tags: [società, televisione]
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# Ha alfabetizzato un milione di italiani

![Ha alfabetizzato un milione di italiani](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/02/Evidenza-sito-9-1.jpg)

Mentre l’Italia si riscattava dai sacrifici del secondo dopoguerra, la televisione realizzava un programma dal titolo “Non è mai troppo tardi”, condotto dal maestro Alberto Manzi. Una pietra miliare andata in onda dal 1960 fino al 1968, e che ha alfabetizzato più di un milione di italiani.

**Favolosi quegli anni. Gli anni Sessanta del secolo scorso, naturalmente.** L’Italia si riscattava dai sacrifici del secondo **dopoguerra**, il benessere si espandeva ed esplodeva il ***boom* economico**. Ma restavano più di una stortura e una piaga che era come un’infamia: l’analfabetismo. A contrastarla ci pensa la televisione – allora ‘buona maestra’ – realizzando un programma che va in onda nel tardo pomeriggio e che insegna a leggere e a scrivere. Il titolo è incoraggiante: **“Non è mai troppo tardi”**.

A suggerirne l’ideazione è stato il direttore generale della Pubblica istruzione, il pedagogista **Nazareno Padellaro**. La scelta del maestro cui affidare la conduzione ricade su **Alberto Manzi**. **Un insegnante assai titolato**, non uno qualsiasi. Ha due lauree – una in Filosofia e Pedagogia, l’altra in Biologia – e, allievo di **Volpicelli**, potrebbe aspirare a un futuro accademico. Ma dopo la guerra, quando lo chiamano a insegnare al carcere minorile** “Aristide Gabelli”** di Roma, la sua città, a differenza di tanti altri non sa dire di no.

Per lui e i suoi ragazzi questa esperienza si rivela straordinaria. Realizzano il giornalino **“La tradotta”** e inventano una trama che diventa un romanzo: **“Grogh, storia di un castoro”**, premiato col “Collodi” per gli inediti, pubblicato da Bompiani nel 1950 e tradotto in 28 lingue. Orgoglioso, Manzi ricorderà: «Di tutti quei ragazzi, quando sono usciti dal carcere, solo 2 su 94, così mi fu detto, sono rientrati in prigione». Un monito per chi ritiene che la rieducazione dei detenuti sia solo un astratto principio.

Poi, nella metà degli anni Cinquanta, **Manzi si reca in Sud America** per una ricerca scientifica sulle foreste amazzoniche. Ma invece di appassionarsi allo studio delle formiche, come da incarico dell’Università di Ginevra, è colpito dalla povertà e dall’ignoranza degli *indios*. **Affiora così la sua vocazione di maestro**: per lui **l’alfabetizzazione** di quelle persone diventa una missione alla quale si dedicherà per anni.

Nel **1960** arriva il **provino alla Rai**. Gli basta poco per convincere i funzionari di via Teulada: **solo un gesso e una lavagna nera** per insegnare l’abc della lingua italiana. Alla Rai costa poco, lo stipendio di maestro ‘distaccato’ più il “rimborso camicia”: «Il gessetto nero che usavo per fare i disegni – spiegherà – era molto grasso, si attaccava ai polsini della camicia e li rovinava». La trasmissione va in onda **dal 1960 fino al 1968**, colleziona **484 puntate**, viene **premiata dall’Unesco nel 1965** a Tokyo ma soprattutto **alfabetizza più di un milione di italiani**. Perfino alcuni bambini in età prescolare imparano anzitempo: per loro, evidentemente, non era ancora troppo presto…

Un maestro testardo e nemico della burocrazia, Alberto Manzi. Quando alla fine degli anni Settanta approda la riforma delle schede di valutazione, lui **si rifiuta di redigerle**. Viene sospeso dall’incarico con **stipendio dimezzato**. In seguito, costretto a compilarle, scriverà per ciascun bambino: «Fa quel che può e quel che non può non fa». Una lezione per la scuola di oggi: **non è mai troppo tardi per liberarsi della burocrazia**.

 

Di *Antonino Cangemi*
