Hiroshima risorta dalle sue ceneri
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A 77 anni dall’atomica oggi la ricca Hiroshima è popolata da più di un milione di persone, la città è rinata sulle sue ceneri.
Hiroshima risorta dalle sue ceneri
A 77 anni dall’atomica oggi la ricca Hiroshima è popolata da più di un milione di persone, la città è rinata sulle sue ceneri.
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Hiroshima risorta dalle sue ceneri
A 77 anni dall’atomica oggi la ricca Hiroshima è popolata da più di un milione di persone, la città è rinata sulle sue ceneri.
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AUTORE: Stefano Caliciuri
Un attimo dopo che l’“Enola Gay” lanciò il suo Little boy sulla testa degli oltre 250mila abitanti di Hiroshima, alle 8.15 del 6 agosto 1945, l’impressione fu che nulla sarebbe mai più rinato da quelle parti. La bomba atomica cancellò in un sol colpo vite, abitazioni, industrie, assieme agli arsenali militari. Per decenni, i sopravvissuti hanno dovuto far di conto con mutilazioni varie e molti sono morti in conseguenza delle radiazioni. Fa dunque un effetto rassicurante giungere nella ricca Hiroshima di oggi, popolata da più di un milione di abitanti e caratterizzata da una vita caotica e vivace: la città è rinata sulle sue ceneri.
Sebbene sia probabilmente più nota per essere stata devastata da un attacco nucleare alla fine della Seconda guerra mondiale, Hiroshima non è cupa o amareggiata per il suo passato ma promuove la pace e la comprensione. L’acme è raggiunto ogni anno in occasione dell’anniversario della strage quando, al termine della preghiera collettiva, tutti gli abitanti scrivono messaggi di pace su lanterne di carta che vengono accese al tramonto e fatte galleggiare lungo il fiume Ota-gawa. Prima di gettarsi nelle acque del Mare Interno, passano davanti agli iconici resti dell’A-Bomb Dome (la Cupola della bomba atomica), il monumento simbolo della devastazione: si tratta dei resti dell’Industrial Promotion Hall, tra i pochi edifici rimasti parzialmente in piedi dopo l’attacco. Di fattura contemporanea è invece il Parco della Memoria, un’area di contemplazione disseminata di monumenti commemorativi realizzati dall’architetto giapponese Kenzo Tange. Vi si trovano il cenotafio, che riporta i nomi delle vittime accertate dell’esplosione, la Fiamma della pace, destinata a spegnersi soltanto quando l’ultimo ordigno nucleare sarà scomparso dalla faccia della Terra e il Children’s Peace Memorial, dedicato alla vicenda di Sadako Sasaki, la bambina malata di leucemia che non riuscì a completare la fabbricazione delle mille gru di carta che, secondo la leggenda, l’avrebbero salvata dalla morte. Poco distante si trova anche il Korean A-Bomb Memorial, a ricordo dei coreani deportati in Giappone durante la guerra e periti anche loro per l’atomica.
Come ormai da tradizione, ogni 6 agosto il sindaco di Hiroshima legge la Dichiarazione di Pace rivolta all’umanità con cui richiede l’eliminazione delle armi nucleari dalla faccia della Terra. Nel discorso vengono citati spesso i ricordi degli hibakusha, i sopravvissuti alla bomba atomica. L’anno scorso fu particolarmente toccante quello di una donna che partorì pochi giorni dopo lo scoppio: «Quando sono emersi gli effetti devastanti delle radiazioni sul mio corpo mi sono preoccupata. Poco per me, più per mia figlia. Immaginando il futuro che attendeva mia figlia, la mia sofferenza cresceva, una notte insonne dopo l’altra. Nessun altro dovrebbe mai soffrire come abbiamo sofferto noi e come ancora soffriamo giorno dopo giorno».
Di Stefano Caliciuri
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