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title: "I giovani armati e l&#8217;allarme in Italia"
description: "Il grave pericolo dei giovani armati: dare la colpa alla sola musica - anche se molti di loro si ispirano ai trapper - diventa però riduttivo"
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date: 2024-02-02
author: Annalisa Grandi
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/i-giovani-armati-e-lallarme-in-italia/
categories: [Società]
tags: [giovani, Italia, musica, sicurezza]
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# I giovani armati e l&#8217;allarme in Italia

![I giovani armati](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/02/I-giovani-armati.jpg)

2022-04-20 12:30:48

2022-04-20 10:30:48

Un gruppo di giovanissimi prende di peso un anziano e lo butta dentro un cassonetto, per postare il video su TikTok. Alcuni turisti si rifiutano di lasciare a una comitiva di disabili il posto loro assegnato in treno. L’esibizionismo social e il cattivo esempio.

Un gruppo di giovanissimi prende di peso un anziano e lo butta dentro un cassonetto, per postare il video su TikTok. E un gruppo di turisti si rifiuta di lasciare a una comitiva di disabili il posto loro assegnato in treno. Napoli e Genova, adolescenti e adulti: il comune denominatore sono la prepotenza e il disprezzo dell’altro.

Da mesi si scandaglia il fenomeno delle baby gang, di questi minorenni violenti che si sentono padroni delle città e che rapinano e picchiano per guadagnarsi un po’ di celebrità in Rete. Poco più che bambini, sono quelli che si immortalano fieri e ridacchianti nel vergognoso video che li ritrae mentre prendono di peso un anziano per gettarlo dentro un cassonetto della spazzatura. Potremmo bollare il tutto come il frutto di una periferia disagiata, ma non è così. E non possiamo neanche continuare a dare la colpa alla pandemia, alla frustrazione accumulata durante il lockdown, altrimenti li trasformiamo in vittime. E non lo sono. Sanno perfettamente, nella stragrande maggioranza dei casi, che quello che fanno è sbagliato. Ma non gliene importa nulla. Perché si sentono dei ‘duri’, sui social i video delle loro ‘imprese’ fanno il pieno di visualizzazioni e questo per loro è quello che conta. Così guadagnano un po’ di visibilità, si avvicinano a certi loro idoli, quei rapper che a dodici anni hanno già reati alle spalle eppure in Rete paiono delle star.

D’altronde, se l’esempio deve arrivare dagli adulti c’è poco di cui stare allegri: lo dimostra quello che è successo in Liguria. Un treno vandalizzato, il vagone sostituito preso d’assalto dai turisti che pur di non perdere preziose ore di vacanza se ne fregano che un gruppo di disabili chieda di sedersi al proprio posto, peraltro debitamente prenotato. Se ne fregano anche se a invitarli ad alzarsi sono i poliziotti. Rivendicano il loro diritto a restare seduti, neanche fosse una questione di principio. Neanche fosse la loro personale battaglia contro i disservizi, contro i convogli in ritardo, contro le carrozze troppo affollate.

Siamo sempre contro qualcosa o qualcuno, invece di occuparci di tutelare chi è più fragile. C’è da sentirsi in imbarazzo per loro, che avranno pure fatto la loro bella gita ma hanno costretto ventisette persone con disabilità a dover prendere un pullman, invece di lasciare loro il posto. Smettiamola quindi di trattare i giovani come fossero altro da noi, come se non fossero la perfetta fotocopia di molti adulti. Con la differenza che un ragazzino forse ha tempo per capire, per cambiare. Per imparare dai propri errori. Chi è già cresciuto ne ha molto meno.

 

di Annalisa Grandi

Troppi ragazzi violenti, troppi adulti arroganti

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2022-04-20 12:30:48

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2023-09-14 07:24:27

2023-09-14 05:24:27

Clementino ha criticato molto aspramente il ricorso a un linguaggio di violenza e volgarità in troppi testi di rapper e trapper di oggi

Clementino è da anni uno dei rapper più interessanti della scena musicale italiana. Molto noto per le sue apparizioni televisive e grande amico di Gigi D’Alessio, avrebbe probabilmente meritato più spazio e attenzione.

Comunque sia, pochi giorni fa non ha usato mezzi termini nel criticare molto aspramente il ricorso a un linguaggio di violenza, volgarità e totale assenza di qualsiasi rispetto per la donna in troppi testi dei rapper e trapper di gran voga e successo oggi.

Tema sentitissimo per un napoletano verace come lui, in una scena musicale partenopea che è stata letteralmente occupata da trapper di varia e dubbia estrazione.

Clementino, per essere ancora più esplicito, ha legato i messaggi, i contenuti, la forma così in voga in particolar modo in una certa Trap alla maturazione di quegli ambienti in cui si sono registrate le più angoscianti esplosioni di violenza nelle ultime settimane nel napoletano e in Sicilia: dai casi di Caivano allo stupro di gruppo di Palermo, sino all’allucinante omicidio del giovane musicista Giovanbattista Cutolo in pieno centro a Napoli.

Clementino non fa sconti: “Si lamentano che hanno stuprato una guagliona a Palermo, si lamentano che hanno stuprato na guagliona a Napoli, si lamentano che è morto un musicista per un parcheggio. E allora non mi venite a dire che il rap non c’entra niente perché se è il rap è la musica che loro ascoltano, io non posso dire a questi guaglioni: ‘Io sono figo, gli dò una coltellata’ perché tu sei o’frat do **** tipo se dici così“.

Chiaro e diretto, rinfocolando l’antica polemica che avevamo affrontato anche in questi spazi, sul “ruolo” delle fiction come Gomorra o Mare Fuori nella creazione di un humus favorevole alla violenza e all’antistato. 

Se nel caso di queste ultime restiamo convinti che non si possa ricercare un automatismo fra il loro successo e le esplosioni di violenza gratuita, i testi di un’infinità di canzoni (o presunte tali) scandiscono giornate su giornate di ragazzi e giovanissimi letteralmente imbevuti di una controcultura aberrante.

Qui non si tratta di un’ora di fiction alla sera sul divano ma del quotidiano di migliaia di ragazzi ritmato dall’esaltazione della violenza per la violenza, della sopraffazione come affermazione del singolo, della riduzione della donna a puro oggetto. Sessuale o sfoggio del ‘valore’ del maschio-padrone. Uno schifo e non abbiamo alcuna remora a scriverlo.

Clementino ha avuto coraggio, si è espresso da artista e soprattutto da adulto, mentre troppi - a cominciare dal mondo della musica - fanno finta di non capire, ascoltare e vedere. Osservano i dati dello streaming e si accontentano dei fuochi fatui di carriere destinate a durare tre settimane. I cocci, poi, sono nostri.

di Fulvio Giuliani 

Rap violento, la denuncia di Clementino

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clementino

2023-09-14 07:24:54

2023-09-14 05:24:54

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2024-01-02 17:00:17

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Patrizio Oliva, uno dei più grandi pugili italiani della storia. Ha combattuto contro tutti per salire sul tetto del mondo

Salvo grazie al pugilato e a una promessa fatta al fratello: «Diventerò campione olimpico». È stato di parola Patrizio Oliva, uno dei più grandi pugili italiani della storia. Gambe leggere, pugni gentili ma implacabili. Ha combattuto contro tutti per salire sul tetto del mondo. Ha sfidato la malavita e anche un’osteoporosi alla mano destra che ha rischiato di rovinare tutto. È stato campione del mondo e campione olimpico a Mosca nel 1980, contro l’avversario che pochi anni prima gli aveva tolto ingiustamente il titolo di campione europeo dei superleggeri. Oggi ha 64 anni e il ring lo affronta sul set, da attore. Come nel film “The Cage”, presentato al Festival del Cinema di Roma e diretto da Massimiliano Zanin, in cui interpreta uno degli allenatori della protagonista Giulia (Aurora Giovinazzo): «Le faccio anche un po’ da papà» ci dice. «Tanto che riesco a convincerla a rientrare nella gabbia – quella delle MMA – in cui si sente bene e a uscire da una ben più pericolosa, fatta di una situazione familiare al limite».

«Ho amato tantissimo stare sul ring e mi piace recitare. A volte non so cosa preferisco» racconta Patrizio Oliva, che alla boxe deve quasi tutto. Perché a Poggioreale, quartiere dove è nato, le alternative erano poche: «Sono stato fortunato, il pugilato in qualche modo mi ha salvato. È stato mio fratello, pugile prima di me, a portarmi per la prima volta in palestra. La criminalità voleva a tutti i costi farmi entrare in quel mondo, ma io mi sono sempre rifiutato. Scappare da quell’ambiente mi faceva sentire un uomo libero».

Per questo da anni gestisce insieme a Diego Occhiuzzi la palestra Milleculure, dove accoglie i giovani di Napoli che cercano un’alternativa alla strada, per dare loro una via d’uscita: «Napoli è una città dai mille volti, sempre pronta ad aiutare le persone. Il nostro obiettivo primario è quello di allontanare i ragazzi dalla strada. Cerchiamo di dare un’altra possibilità a quei giovani che corrono il rischio di essere catturati dalla criminalità».

Sport e bellezza per salvarli, Patrizio Oliva sa come si fa. Il ring lo ha strappato alla strada, una promessa fatta a un fratello morto a 15 anni lo ha spinto a superare ogni difficoltà. Ora ci prova con gli altri: «Il primo modo per educare i ragazzi è l’ambiente. Questi bambini sono abituati a stare nel degrado, non conoscono altro. Il contrario della nostra palestra, tenuta in modo impeccabile. Perché questi ragazzi devono capire che esiste altro, anche il bello. Dobbiamo educarli alla ricerca della bellezza». Anche se non è possibile riuscirci sempre: «Sarei presuntuoso se dicessi che li ho salvati tutti. Le cose si fanno in due, come un rapporto di coppia. In queste cose è così: ti salvi se ti vuoi salvare».

di Giacomo Chiuchiolo 

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"Sport e bellezza, così salvo i giovani dalla strada", parla Patrizio Oliva

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patrizio-oliva

2024-01-03 11:51:13

2024-01-03 10:51:13

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