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Il buon senso dei nonni ci salverà

Ci ripetono ogni giorno che sarà un inverno durissimo, ma i nostri nonni ci ricorderanno che si può stare in casa con un maglione anziché con la t-shirt all’ultima moda. Abbandonando le contraddizioni.

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Sono nato all’Isola. Per i non milanesi o per quelli molto giovani, un quartiere chic: il Bosco Verticale di Boeri, locali alla moda, grattacieli e uffici per il potere (quello vero, quello con i “danee”). Non era certo così fino a quindici anni fa e quando venni al mondo. Dove ora svettano i grattacieli con le piante c’erano le case di ringhiera, quattro piani senza ascensore, cesso in comune sul ballatoio, riscaldamento dai tubi delle stufe a legna o a carbone e pitale nel comodino perché di notte, soprattutto in inverno, non si usciva per recarsi al gabinetto con la turca. Niente carta igienica triplo velo, fiori e profumi ma rettangoli di giornale, possibilmente il “Corriere d’Informazione” perché “La Notte” di Nino Nutrizio per i suoi titoli a effetto utilizzava inchiostri spessi e nerissimi, con le conseguenze che lascio immaginare.

La nonna si arrabbiava con il nonno perché, quando li andavo a trovare, lui metteva nella stufa un ceppo di legna o una manciata di carbone in più: «Il bambino sennò prende freddo». Lei replicava: «È fortunato, quando c’era la guerra tu ti mettevi il doppio maglione perché la legna e il carbone scarseggiavano e costavano troppo!». Di notte, la nonna teneva sul comodino una candela e i fiammiferi: vecchia abitudine di quando andavano a letto sperando che le sirene non suonassero, costringendoli a scappare in cantina all’arrivo dei bombardieri. La guerra l’avevano vissuta sulla loro pelle, non l’avevano vista seduti sul divano a seguire i dibattiti con i nuovi strateghi del nulla in tv.

Siamo onesti con noi stessi. Non ci chiedono di morire tremando dal freddo ma di risparmiare sul superfluo. In inverno si può stare a casa con un maglione e non in T-shirt, firmata o meno. Giorni fa sono stato per lavoro nella mia Milano, faceva ancora molto caldo. In stanza c’erano 18 gradi, aria condizionata a palla. L’ho spenta ma sono andato a dormire sotto il piumone. Il portiere mi ha spiegato che «i turisti soffrono il caldo», olandesi e tedeschi in particolare. Scherzi del destino comunitario.

Il Covid c’è ancora e i medici dicono che aumenterà. Lavatevi le mani spesso e molto bene. Gli esperti di termodinamica (nuovi guru tv di cui non sentivamo la necessità, dopo i virologi e gli strateghi militari) però avvertono: niente o poche docce e soprattutto acqua poca e tiepida. A scuola si raccomandano termosifoni abbassati o spenti ma attenzione: finestre aperte per l’areazione contro il virus.

Se ne parla da due anni, non s’è fatto nulla. Si vive di contraddizioni quando, forse, basterebbe il buon senso delle vecchie nonne.

 

di Andrea Pamparana

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