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title: "Il cielo s&#8217;è visto dal sottosuolo di Brescia"
description: "\"Mi sento estranea, colpevole di una colpa che non ho\". Queste parole le ha dette una ragazza russa, a Brescia per uno scambio universitario."
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/03/Evidenza-sito-5.png
date: 2022-03-06
author: Sofia Cifarelli
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/il-cielo-se-visto-a-brescia-discriminazione-verso-i-russi/
categories: [Evidenza, Società]
tags: [giovani, guerra, Putin, russia, società, Ucraina]
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# Il cielo s&#8217;è visto dal sottosuolo di Brescia

![discriminazione verso i russi](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/03/Evidenza-sito-5.png)

“Mi sento estranea, colpevole di una colpa che non ho”. Queste parole dette una ragazza russa, a Brescia con altri suoi coetanei per uno scambio universitario, ci ricordano che abbiamo un dovere: salvare i ragazzi dalla discriminazione e distinguere chi governa da chi è vittima.

Nel mondo di appena prima, che è poi quello che ancora abitiamo, gli studenti si muovono per il mondo, le università organizzano incontri, i ragazzi formano comitive. In quel mondo ci sono anche adempimenti banali e incontri rituali. Uno si è svolto, in queste ore, presso la** metropolitana di Brescia**. Che non è solo un mezzo di trasporto ma anche un’opera d’arte funzionale, il luogo ove ammirare il lavoro di artisti, un esempio di buona amministrazione, efficienza e pulizia. È lì che un gruppo di studenti stranieri, in Italia per scambi universitari, **sono stati raccolti per avere i previsti biglietti e così potere vivere meglio la città**.

Chi li ha ricevuti li ha anche intrattenuti, come si conviene, sulle cose belle che a Brescia potranno visitare, a parte e si spera dopo i loro impegni di studio. Visti i giorni che stiamo vivendo ha anche detto qualche parola su ciò che avviene in Ucraina. **Una studentessa ha voluto ringraziare, perché ucraina ella stessa**. Ha raccontato quel che dalla famiglia ha saputo, della sua preoccupazione, del dolore che non pensava di dovere provare.

Subito dopo una sua collega ha voluto far presente il proprio disagio: **mi sento come fossi estranea a tutti voi, colpevole di una colpa che non ho, o forse ho, perché sono russa**. Un ragazzo ha voluto aggiungere: sono kazaco, certe pessime esperienze noi le abbiamo già vissute e di cose da raccontare ce ne sarebbero molte. È stato così che, da quel sottosuolo, si è visto il cielo. E forse al cielo s’è imprecato.

Ieri mattina un racconto simile è arrivato dai pressi di Londra, popolato da molti *campus* universitari. In quel caso si era a mensa, ciascuno si faceva i fatti propri, ciascuno sceglieva le pietanze preferite, ma la fila con i vassoi a un certo punto si è fermata: due ragazze la ostruivano, avevano deposto i vassoi e si stavano abbracciando. Nessuno ha osato protestare. Tutti – fermi, gelati – sapevano: una era russa, l’altra ucraina.

Noi abbiamo un dovere, nei confronti di questi ragazzi. Studenti che considerano il mondo casa propria e che il mondo s’arricchisce a considerarli di casa. Abbiamo il dovere di non concedere nulla ai criminali che hanno creato questa situazione, abbiamo il dovere di piegarli e sappiamo che, per farlo, stiamo pagando e pagheremo un prezzo alto, compreso quello – orribile – di far sentire i russi come degli appestati. **Ma canaglia appestata è chi li governa, chi li ha cacciati nella riprovazione generale**. No, non quei ragazzi, non i russi cui ci legano la storia, la cultura, la gioia di vivere. **Quegli studenti sono tutti nostri figli, anche se qualche genitore è un criminale**.

 

di *Sofia Cifarelli*
