---
title: Il dumpster diving, il fenomeno del recupero alimentare è ormai una realtà diffusa
description: Una 30enne Sofie Juel Andersen ha speso in un anno 99 dollari al supermercato ma il suo frigo è sempre pieno. Il segreto? Il dumpster diving
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/02/Il-dumpster-diving.jpg
date: 2025-02-04
author: Stefano Faina
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/il-dumpster-diving-il-fenomeno-del-recupero-alimentare-e-ormai-una-realta-diffusa/
categories: [Società]
tags: [cibo]
---

# Il dumpster diving, il fenomeno del recupero alimentare è ormai una realtà diffusa

![Il dumpster diving](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/02/Il-dumpster-diving.jpg)

Lo scorso anno una 30enne danese di nome Sofie Juel Andersen ha speso in totale soltanto 99 dollari al supermercato eppure il suo frigorifero è sempre pieno. Il segreto? Il dumpster diving. Ecco che cos'è

**Lo scorso anno una 30enne danese di nome Sofie Juel Andersen ha speso in totale soltanto 99 dollari al supermercato eppure il suo frigorifero è sempre pieno. Il segreto? Il *dumpster diving* ovvero il recupero di cibo dai cassonetti dei grandi magazzini.** Una pratica che nasce come esigenza economica, ma che per molti si trasforma in un gesto di attivismo contro lo spreco alimentare.

**Sofie ha iniziato quasi per gioco quando viveva a Sydney, in Australia.** Incuriosita, una sera ha dato un’occhiata ai bidoni nel retro di un supermercato e ha trovato una quantità sorprendente di cibo ancora perfettamente commestibile. **Da quel momento ‘tuffarsi nei cassonetti’ è diventato una parte fondamentale della sua vita, che le permette di risparmiare denaro e ridurre il suo **[impatto ambientale](https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/luminarie-e-impatto-ambientale-accendere-il-natale-e-costoso/)**.** Grazie a questa pratica – e alla relativa influenza sulle finanze personali – la giovane donna danese può permettersi di lavorare solo quattro giorni la settimana e viaggiare in giro per il mondo.

**Ma quello di Sofie non è certo un caso isolato. Nato negli Stati Uniti negli anni Novanta con il movimento *freegan* – una filosofia anticonsumista che unisce veganesimo e recupero alimentare – il *dumpster diving* si è diffuso rapidamente anche in Europa, soprattutto nei Paesi scandinavi.** A Copenaghen, per esempio, è ormai una pratica accettata fra studenti e giovani lavoratori. **Ma non tutti lo seguono per motivi puramente ideologici**: alcuni lo vedono come una necessità economica, altri come un gioco o una sfida. Tuttavia, l’aumento della visibilità sui *social* ha trasformato questa pratica in un vero movimento di denuncia. Attivisti come **Matt Homewood** mostrano ad esempio regolarmente su Instagram le enormi quantità di cibo recuperato, evidenziando le assurdità dello spreco alimentare. Un problema, quest’ultimo, che ha dimensioni gigantesche.

**Mediamente vengono gettati via 931 milioni di tonnellate di cibo, di cui il 10% proveniente direttamente dai supermercati. Secondo la** [Fao](https://www.fao.org/home/en)**, ogni anno viene sprecato un terzo degli alimenti prodotti nel mondo e ben il 17% dei beni coltivati non arriva mai sulle tavole.** L’estetica gioca un ruolo chiave: molti prodotti vengono scartati solo perché non soddisfano gli *standard* visivi richiesti dai consumatori. E questo vale non solo per frutta e verdura, ma anche per prodotti confezionati che presentino lievi danni alle scatole.

**La legalità del *dumpster diving* varia da Paese a Paese. Negli Stati Uniti** è consentito ovunque, mentre **in Europa** la situazione è più complessa. **In Italia** non è vietato ma i cassonetti dei supermercati si trovano spesso in proprietà private, rendendo la pratica potenzialmente illegale.

**Negli ultimi anni sono nate diverse iniziative per ridurre lo spreco**: una legge italiana del 2023 incentiva i commercianti a donare il cibo in eccesso, ciononostante c’è ancora molto da fare per rendere il sistema della distribuzione alimentare più efficiente e meno impattante sull’ambiente. In un’ottica più generale, il *dumpster diving* diviene un fenomeno che mette in discussione il nostro rapporto con il cibo e con il consumo. Mentre milioni di persone soffrono la fame e il pianeta affronta le conseguenze dello spreco di risorse, migliaia di tonnellate di alimenti perfettamente commestibili finiscono nella spazzatura ogni giorno. Il messaggio è chiaro: è ora di ripensare le nostre abitudini. Possiamo farlo scegliendo meglio cosa compriamo, supportando iniziative anti spreco e riflettendo sull’impatto delle nostre scelte quotidiane. Perché il vero lusso, forse, è proprio la consapevolezza.

di *Stefano Faina e Silvio Napolitano*
