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title: La semantica rimaneggiata dal fascismo
description: Il fascismo ha generato un suo lessico che sta caratterizzando alcune dichiarazioni della nuova legislatura.
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date: 2022-10-26
author: Pino Casamassima
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/il-lessico-fascista-che-ritorna/
categories: [Società]
tags: [Evidenza, lingua, politica, società]
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# La semantica rimaneggiata dal fascismo

![lessico fascista](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/10/Evidenza-sito-16-1.jpg)

Il fascismo ha generato un suo lessico, tramandato poi da neofascista a neofascista, fino a diventare, a loro insaputa, anche la lingua anche di chi il fascismo lo ripudia. Un lessico che, questa volta consapevolmente, sta caratterizzando alcune dichiarazioni della nuova legislatura.

Non si dice *c**hauffeur* ma autista, non *garage* ma rimessa. Non si corre sul *bob* ma sulla guidoslitta. A fine pasto non un *dessert* ma, appunto, un fine pasto. Non *gangster* ma malfattore. Si dice spezzatino all’ungherese, non *gulasch*. Il *playboy* è – ovviamente – un vitaiolo che utilizza un fuggicasa, non un *pied-à-terre*. E l’apache? Quell’indiano è notoriamente un delinquente, come dimostra John Wayne nelle sue pellicole (non film), quindi un teppista. Va da sé che in Italia si mangia l’insalata tricolore, non russa. E quel jazzista, quel negro con la tromba, tal Louis Armstrong? Luigi Braccioforte.

Il fascismo volle mettere mano anche al vocabolario. **Fra i primi interventi di Mussolini ci fu quello sulla semantica.** Da giornalista qual era, sapeva bene che le parole non erano astrazioni. Il fascismo ha generato un suo lessico, tramandato poi da neofascista a neofascista, fino a diventare lingua anche di chi fascista non si dichiara, seppur ne riverberi più tratti, perfino estetici. Vedi certi gesti (quei “saluti romani” che in realtà romani non furono mai: quella minchiata se la vendette D’Annunzio con quel maestro di Predappio dalla cultura approssimativa). Vedi l’esibizione orgogliosa di certa chincaglieria fascista, nonostante si rivesta la carica di presidente del Senato.** Vedi certi svarioni «Siamo tutti figli del duce»,** sempre da parte della – ora – seconda carica dello Stato.

La neopresidente del Consiglio – o capo del governo, come aveva ribattezzato quella carica il duce – **non a caso parla di nazione**: non le scappa mai di bocca il termine Paese, perché da nazione discende quel nazionalismo che sostanzia la sua cultura politica. Così come i cittadini sono diventati patrioti: termine che deriva da Patria – terra dei padri – così presente in quel lessico mussoliniano costantemente riferito alla gloria della Roma imperiale. Così come non poteva mancare il riferimento alla **sovranità**, seppur tirata per i capelli – anzi, per le fettuccine – nel suo accoppiamento con l’alimentazione.

Come dimenticare quella **natalità** che fu una delle tante fissazioni mussoliniane? Non a caso, nel 1927 il duce penalizzò economicamente gli scapoli fra i 25 e i 65 anni con una tassa di 100 lire, cioè un terzo di uno stipendio medio operaio. «Natalità de che?» direbbe un mio amico romano. «Cioè, famo figli su figli e poi ce li mantiene la signora Meloni, come la chiama quello?» (sempre quel mio amico).

Di *Pino Casamassima*
