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Il logorio della vita moderna

Dopo il politicamente corretto, ora anche il diritto all’oblio censura informazioni, notizie, foto, grazie alla “privacy”.
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Il logorio della vita moderna

Dopo il politicamente corretto, ora anche il diritto all’oblio censura informazioni, notizie, foto, grazie alla “privacy”.
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Il logorio della vita moderna

Dopo il politicamente corretto, ora anche il diritto all’oblio censura informazioni, notizie, foto, grazie alla “privacy”.
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Dopo il politicamente corretto, ora anche il diritto all’oblio censura informazioni, notizie, foto, grazie alla “privacy”.

La vita moderna ha sempre avuto la sua dose di logorio. Un tempo la risolvevi con un tavolino al centro di una trafficata piazza. Vi era seduto un tranquillissimo Ernesto Calindri che sorseggiava la panacea contro il logorio sotto forma di un godibile Cynar, liquore a base di carciofo. Oggi i tempi sono cambiati ma le rotture quotidiane non le puoi attutire col carciofo, anzi la gustosa verdura ti infila ovunque le sue spine. Fra queste vi sono due termini moderni, inesistenti ai tempi di Calindri: “diritto all’oblio” e “politicamente corretto”.

Gli archivi fotografici dei giornali e delle agenzie contengono milioni di scatti che hanno contrassegnato i momenti salienti della storia patria. Ora, ipotizziamo che un insegnante di quelli bravi (ce ne sono, ce ne sono) voglia fare una lezione ai suoi ragazzi raccontando loro un pezzo della nostra storia più recente, ad esempio i sanguinosi e oscuri “anni di piombo”. Sul web i ragazzi e il loro insegnante troveranno una infinità di immagini relative a omicidi, indagini, arresti e processi dei protagonisti del terrorismo.

Siccome sono ragazzi intraprendenti, decidono di stampare il materiale e organizzare nei corridoi della scuola una mostra fotografica con tanto di didascalie esplicative. Eh no! Fermi tutti. Una cosa è il web, l’altra il cartellone. Perché qui scatta il “diritto all’oblio”. Il protagonista della foto – un terrorista che ha sparso sangue in nome di una folle ideologia, ripreso al momento dell’arresto in manette e poi dietro le sbarre di un’aula di tribunale, pluricondannato ma oggi libero – non può essere incollato sul tabellone perché potrebbe appellarsi al diritto all’oblio. Ne ha combinate di ogni colore ma sulla carta può farsi dimenticare, visto che sul web l’applicazione di tale diritto sarebbe di fatto impossibile.

Proseguiamo con questo esempio. Il professore (o la professoressa) potrebbe lasciarsi andare a un commento del tipo: «Questo delinquente assassino…». No! Fermo. Sarà stato un delinquente assassino ma simili affermazioni non sono “politicamente corrette”. E poi, scusate: quelle fotografie di corpi riversi per strada e di cadaveri rannicchiati nei bagagliai di auto entrano anch’esse nel mirino del leggendario e onnipresente garante della privacy.

E pensare che, come scrisse Benedetto Croce, non possiamo non dirci cristiani e che la nostra cultura occidentale ha come massima rappresentazione un uomo, pardon Uomo, inchiodato su una croce con una corona di spine. A questo punto non so voi, ma io sento il bisogno di un vecchio e caro Cynar.

Di Andrea Pamparana 

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