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title: Il posto fisso ha perso parte del suo fascino
description: "Cambiare il volto della Pubblica Amministrazione è possibile, c'è bisogno che da carrozzone burocratizzato diventi azienda meritocratica."
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date: 2021-12-12
author: Luigi Santarelli
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/il-posto-fisso-ha-perso-parte-del-suo-fascino/
categories: [Società]
tags: [Italia]
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# Il posto fisso ha perso parte del suo fascino

![Il posto fisso ha perso parte del suo fascino](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2021/12/Pubblica-Amministrazione.png)

Cambiare il volto della Pubblica Amministrazione è possibile, c'è bisogno che da carrozzone burocratizzato diventi azienda realmente meritocratica senza appiattire la valutazione.

Secondo il ministro della Funzione pubblica **Renato Brunetta** la **pubblica amministrazione** è tornata a essere **attrattiva per i giovani**. Sarà. Ma posto che ormai i giovani non si sa più di preciso chi siano, a qualcuno sarà forse venuto un pensiero: se è vero che l’italiano ambisce al posto fisso sin dalla culla – **Checco Zalone insegna** – quand’è che **la Pa** ha smesso di piacere a chi è in cerca di un impiego? Per capirlo serve forse chiedersi come mai per un giovane appena laureato lavorare per lo Stato significhi entrare in un carrozzone infernale, con stipendi medio-bassi e senza grandi possibilità di fare carriera. **Non granché invitante, come prospettiva**.

Lo Stato sa davvero farsi valere sui propri dipendenti quanto un imprenditore privato? È in grado di far avanzare i migliori, motivando i peggiori a far meglio? Gli strumenti nei contratti ci sarebbero pure, ma chi controlla il controllore? Un problema che viene da lontano, a parere di chi quei contratti è chiamato a negoziare. **Antonio Naddeo** è il presidente dell’**Aran**, l’**Agenzia per la rappresentanza negoziale della pubblica amministrazione**, e parla di «**valutazione appiattita**»: per non far torto a nessuno il dirigente valuta tutti allo stesso modo, per cui **addio premi** per chi pure li meriterebbe. E quando è il capo a dover essere valutato, la storia si ripete.

Vi è così il rischio concreto che il migliore inizi a chiedersi se valga ancora la pena di impegnarsi. Se tutto ciò non bastasse, va detto che **certe rappresentanze sindacali** quella valutazione, nel contratto, neanche la vorrebbero. Da un lato sostengono di tutelare i lavoratori, dall’altro sembrano aver perso contatto con la realtà. **Alcuni sindacalisti** sono ad esempio arrivati al punto di criticare una maestra che in epoca Covid ha portato i suoi studenti al parco soltanto perché in questo modo faceva fare brutta a tutti i suoi colleghi…

Come se ne esce allora? **Senza dubbio, col regolare ancora si rischia di far peggio**: se un’automobilista nota un cartello di pericolo per la prima volta, sarà attento a moderare la velocità; se di questi cartelli dovesse vederne a decine, smetterà di prestarvi attenzione. **Regolare meno sarebbe forse altrettanto rischioso**: gestire fondi che appartengono alla collettività richiede infatti un’attenzione particolare.

**La soluzione è assai complessa**, ma parte forse da un semplice passo: un cambio di narrazione della pubblica amministrazione, smettendo di raccontarci che Stato è sempre sinonimo di burocrazia e che pubblico è sempre sinonimo di inefficiente. Dovremmo soprattutto ritrovare il perduto senso dello Stato e creare le premesse perché chi lavora nel pubblico impiego sia **orgoglioso dei compiti svolti** in settori che il settore privato non potrebbe (del tutto) gestire: istruzione, salute, sicurezza e difesa.

 

di *Luigi Santarelli*
