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title: Il rumore della propaganda di Putin
description: "Secondo l'ultimo sondaggio dell'Istituto Demoscopico Noto, il 5% degli italiani crede alla ricostruzione di Putin sulla strage di Mosca."
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/04/Propaganda-russa-in-Italia.jpg
date: 2024-04-03
author: Fulvio Giuliani
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/il-rumore-della-propaganda/
categories: [Società]
tags: [Italia, politica, russia, società, Ucraina]
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# Il rumore della propaganda di Putin

![Propaganda russa in Italia](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/04/Propaganda-russa-in-Italia.jpg)

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2024-03-25 08:05:02

2024-03-25 07:05:02

L'Italia è piena di anti Ue e filo-putiniani. Se ce lo fossimo dimenticati, ce lo ricorda bene la pubblicità comparsa sul Corriere della Sera e alla stazione Termini di Roma

Non ci voleva una semi misteriosa pubblicità trumpiana e antieuropea, comparsa sul Corriere della Sera, altri giornali importanti e alla stazione Termini di Roma, per ricordare che in Italia è pieno di anti Ue e putiniani in servizio permanente effettivo. Però aiuta.Come aiutano i commenti che piovono puntuali ogni volta che si prova a ragionare su due anni di guerra di aggressione a uno Stato sovrano. Di tentato omicidio della libertà e della democrazia. Quando si prova a far riflettere su quale cinismo sia necessario per tramutare una strage raccapricciante in un’ennesima occasione per vomitare odio su uno Stato che si è deciso di cancellare dalla cartina geografica come nei momenti più bui del Novecento. Per tacere dell’Occidente intero, sempre causa di ogni male secondo il dittatore di Mosca e i suoi volenterosi amici anche di casa nostra. Occidente che in questo frangente aveva pure lanciato alert significativi e circostanziati sulla strage poi avvenuta a Mosca.In Italia e non solo è pieno di gente che non vede l’ora di ammansire il dittatore. Di dar da mangiare se necessario un Paese intero alla belva, pur di tornare quanto prima a dormire sonni tranquilli. “Tanto Putin si accontenta di qualche pezzo di Ucraina”. Certo, come no…Quale presunzione, ma soprattutto quale superficialità in una lettura del genere. Drammaticamente interessata da parte di gente che in molti casi non può essere solo ingenua. Non ci riferiamo a chi con più o meno onestà intellettuale esprime la propria opinione, che potrà pur essere a favore di un dittatore sanguinario, ma resta un’opinione. Ci riferiamo a chi fa un gioco decisamente diverso - per non dire direttamente sporco - lavorando contro gli interessi del Paese e la politica estera degli ultimi due governi. Quest’ultima, pur basandosi su coalizioni completamente diverse fra loro, ha confermato le scelte di fondo dell’Italia in un delicatissimo passaggio geopolitico.Non sono sciocchezze, non possono essere mercanteggiamenti da suk. O si è o non si è: si può anche scegliere di abdicare a valori e principi, ma allora non si è nulla. Solo dei lacchè, degli utili strumenti.Come sempre nella vita, è tutta una questione di scelte. Di Fulvio Giuliani

I putiniani fra noi contro gli interessi dell’Italia

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2024-03-26 11:00:19

2024-03-26 10:00:19

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2024-04-01 13:01:48

2024-04-01 11:01:48

L’FSB sta proseguendo la sua campagna per eliminare i russi accusati di essere passati con il “nemico occidentale”, come Maxim Kuzminov?

Mosca - L’FSB (il servizio segreto russo) sta proseguendo la sua campagna per eliminare i russi accusati di essere passati con il “nemico occidentale”? Più che un’ipotesi questa è già una realtà accertata dopo le rivelazioni di ieri del “New York Times” sui dettagli dell’omicidio del ventinovenne disertore russo Maxim Kuzminov, rivelazioni ampiamente riprese anche dalla stampa russa che non nasconde un certo malcelato piacere nel rilanciare tra i suoi lettori i particolari dell’agguato mortale.

Maxim Kuzminov, era un pilota che aveva consegnato un elicottero e documenti segreti all'Ucraina subito dopo l’inizio della guerra nel 2022 e poi era stato ritrovato morto il 20 febbraio scorso non lontano da Alicante, nella località balneare di Villajoyosa.

Il Cremlino, in un certo senso si era assunto sin da subito la paternità dell’omicidio. Con lo stile che gli è ormai noto l’ex Presidente russo e Vice Presidente per la Sicurezza, Dmitry Medvedev aveva definito in una conferenza stampa l’aviatore assassinato: «un cane, morto come un cane»

Secondo il quotidiano americano, gli assassini non solo gli hanno sparato sei volte in un parcheggio nel sud della Spagna, ma sono passati poi più volte sul corpo dell’uomo con una macchina fino a renderlo quasi irriconoscibile.

“Gli uomini che hanno ucciso Maxim Kuzminov volevano mandare un messaggio. Secondo gli investigatori, hanno anche lasciato un importante indizio sulla loro identità: bossoli di proiettili Makarov da 9 millimetri, proiettili standard usati ancora oggi nei Paesi dell'ex blocco comunista” hanno sostenuto gli inquirenti.

"Era un messaggio chiaro", ha detto un alto funzionario della Guardia Civil, la forza di polizia spagnola che supervisiona le indagini sull'omicidio: "Ti troverò, ti ucciderò, ti investirò e ti umilierò".

Andrej Soldatov, un giornalista che vive da anni all’estero dopo aver firmato dei bestseller sulle attività illegali dei Servizi russi (molto venduti anche nelle librerie di Mosca tra il 2015 e il 2020), ha gentilmente commentato brevemente per “La Ragione” queste ultime notizie: “I servizi segreti russi sono sul piede di guerra e hanno iniziato a operare a un livello di aggressività in patria e all'estero che ricorda l'epoca staliniana. Non si tratta più di spionaggio tradizionale ma di operazioni, che possono includere anche assassinii".

Tuttavia secondo i detectives spagnoli Kuzminov aveva condotto nel Paese "una vita indiscreta" facendo di tutto per essere rintracciato dai suoi sicari. Frequentava i bar più in vista dalla clientela russa e ucraina della zona, spendendo a piene mani il denaro ricevuto dallo Stato ucraino. Girava per Villajoyosa con una Mercedes Classe S nera.

Secondo un dettaglio inedito fondamentale pubblicato dall’agenzia di stampa moscovita “Ria Novosti” l’aviatore aveva commesso un errore imperdonabile: aveva contattato una sua ex fidanzata, ancora in Russia, invitandola a raggiungerlo in Spagna. Potrebbe essere stato attraverso la ragazza che l’FSB si sarebbe messo definitivamente sulle tracce del disertore.

Alti funzionari della Guardia Civil, che hanno parlato in condizione di anonimato, hanno detto che l'omicidio ha le caratteristiche di attacchi simili legati al Cremlino, tra cui l'assassinio di un ex comandante dei ribelli ceceni a Berlino nel 2019 e l'avvelenamento dell'ex agente dell'intelligence militare russa Sergey Skripal a Salisbury, in Inghilterra, nel 2018 poco prima dell’inizio dei Mondiali di calcio a Mosca.

“I due assassini incappucciati – scrive il “New York Times” - che sono apparsi nei filmati delle telecamere di sorveglianza del parcheggio del complesso residenziale di Kuzminov erano chiaramente dei professionisti che hanno portato a termine la loro missione e sono scomparsi rapidamente, hanno detto i funzionari di polizia.

Dall’avvelenamento di Alexander Livtinenko nel 2006 ad oggi l’Unione Europea sembra non aver preso troppo sul serio uno degli aspetti che segnò anche la prima Prima Guerra Fredda (1945-1989) tra URSS e Occidente: la presenza di una vasta rete di agenti pronti a colpire non solo attraverso i troll e le fake ma più classicamente con armi convenzionali e chimiche all’estero.

di Yuri Colombo

“Ti troverò, ti ucciderò”

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2024-04-02 08:56:30

2024-04-02 06:56:30

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34521

2024-03-29 11:35:27

2024-03-29 10:35:27

I nostri inviati Giorgio Provinciali e Alla Perdei ci mostrano il confine tra il mondo civile e le barbarie dei tagliagole russi, visibile dal punto più alto di Zaporizhzhia

Zaporizhzhia – Secondo le tesi rasciste, quello da cui scriviamo sarebbe il capoluogo d’una delle quattro oblast’ dell’Ucraina che sarebbero state “salvate” dai russi, annettendole. Assunto largamente ripreso da quelle sedicenti “associazioni culturali” che in questi giorni stanno promuovendo in tour per le città italiane deliranti eventi propagandistici russi per intaccare l’opinione pubblica con fantasiose narrazioni che non hanno nulla a che spartire con la realtà. Come fatto nei luoghi martoriati del Donbas, al nostro ingresso in città decidiamo di registrare tutto, perché un giorno qualcuno potrebbe dire che ciò che state per leggere è frutto della nostra immaginazione. «Запоріжжя це Україна» (Zaporizhzhia è Ucraina). Scritto a caratteri cubitali gialli e azzurri lungo il perimetro di un’enorme rotatoria posta in entrata verso il centro abitato, questo messaggio prelude a un tripudio d’ucrainità: ogni fermata dell’autobus è un’opera d’arte dipinta a mano riprendendo elementi folkloristici tipicamente ucraini e tutti i guardavia di metallo lungo le strade principali presentano ogni metro il simbolo del Trizub (il tridente ucraino). Percorrendo Nezalezhnyj Ukrainy Street (grande arteria centrale dedicata all’indipendenza dell’Ucraina) e Sobornyj Avenue si assiste a un trionfo di striscioni e bandiere giallazzurre, tanto da somigliare alle gradinate d’uno stadio prima d’un grande evento calcistico. «Україна Переможи!» (l’Ucraina vincerà!), «Слава Україні!» (onore all’Ucraina), «Героям слава» (onore agli Eroi!) e decine d’esortazioni a resistere accompagnano metro dopo metro verso il palazzo comunale, che è illuminato in tutta la sua imponenza di giallo e azzurro tanto da rischiarare tutti gli elementi architettonici circostanti. Poco oltre, verso la via più frequentata e ricca di negozi un enorme arco illuminato degli stessi colori copre in tutta la sua interezza un’area pedonale larga almeno sessanta metri ricordando a chiare lettere che «Zaporizhzhia è la culla della statualità ucraina».

Alcune facciate dei palazzi sono annerite dai colpi sparati dai russi e non di rado capita d’imbattersi in cumuli di macerie o infrastrutture danneggiate. Fra queste, sul lungofiume che segue il corso del Dnipro, notiamo un enorme hotel completamente distrutto. Avvicinandoci, il custode spiega d’essere uno dei sopravvissuti a quella tragedia. Nelle ore che precedettero l’occupazione russa della centrale nucleare d’Enerhodar centinaia di civili cercarono riparo in quel luogo dalla furia omicida russa, rimanendo poi intrappolati sotto le macerie.

Per delineare visivamente il confine tra il mondo civile descritto sopra e la barbarie dei tagliagole che presidiano tuttora i territori occupati siamo saliti sull’edificio più alto della città per effettuare alcune riprese, al seguito d’uno degl’ingegneri che progettarono quella mastodontica struttura. LEGGI TUTTI GLI ARTICOLI "CRONACHE DI GUERRA" GUARDA TUTTI I VIDEO "REPORTAGE DALL'UCRAINA"

Mostrandoci il bacino idrico ormai in larga parte prosciugato a seguito dell’attacco terroristico russo che provocò il collasso della diga di Nova Kakhovka e l’esondazione del Dnipro, Serhii racconta d’essersi arruolato a difesa di Mariupol’: «fui sergente capo del plotone d’artiglieria missilistica antiaerea 107 Bat. 107 Brigata TRo Mariupol’, quando gli orchi assediarono la nostra città. Torneremo a liberarla, puoi giurarci». Da quella posizione privilegiata notiamo sventolare sul tetto d’ogni palazzo di Zaporizhzhia una bandiera giallazzura o una rossonera. La strada che conduce verso i territori liberati nella seconda controffensiva è sovrastata da striscioni degli stessi colori. La percorriamo, finché all’ingresso di Orikhiv, un grande vessillo ucraino ci ricorda che «Токмак це Україна» (Tokmak è Ucraina). Non riusciamo a fotografarlo senza includere il brillamento di un’esplosione sullo sfondo. Di Giorgio Provinciali e Alla Perdei

Terra Ucraina

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2024-03-29 19:39:33

2024-03-29 18:39:33

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