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title: Inutili questioni di genere
description: Sarebbe bello se tutti i problemi di genere si riducessero a una desinenza ma il tema del linguaggio è solo uno dei tanti aspetti.
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date: 2022-10-04
author: Annalisa Grandi
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/inutili-questioni-di-genere/
categories: [Società]
tags: [donne, Evidenza, lavoro, società, stereotipi]
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# Inutili questioni di genere

![Inutili questioni di genere](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/10/Evidenza-sito-17-8.png)

Sarebbe bello se tutti i problemi di genere si riducessero a una desinenza, il tema del linguaggio è solo uno dei tanti aspetti, non certo il più rilevante.

**Desinenze, generi e mestieri: il tema periodicamente si ripropone con costante coda di polemiche inutili.** **Era accaduto con Beatrice Venezi**, criticata perché all’essere chiamata “direttrice” d’orchestra aveva confessato di preferire “direttore” in quanto, aveva spiegato, conta il talento e non il genere, e soprattutto perché le professioni hanno un nome specifico che non si può stravolgere giusto per allinearsi a un’epoca in cui si cerca il politicamente corretto a ogni costo.

**La questione si replica ora con [Maria Sole Caputi](https://laragione.eu/life/sport/primo-arbitro-donna-maria-sole-ferrieri-caputi/), primo arbitro donna in una partita di serie A, che candidamente ha detto di non essere affatto interessata a sentirsi chiamare “arbitra” perché persona di sesso femminile.** Posto che ormai è sdoganato l’utilizzo sia del femminile che del maschile per quasi tutte le professioni, e quindi il tema non dovrebbe più suscitare tanto dibattito, **evidentemente c’è però chi ritiene che la parità sia una questione di desinenze**. Con buona pace ad esempio delle guardie giurate, quasi tutti uomini, che da sempre si sentono definire con una declinazione al femminile. **Il punto è che le professioni hanno un nome, in italiano, e allora o decidiamo di stravolgere completamente la nostra lingua oppure dovremmo smettere di accapigliarci su questioni che hanno rilevanza pari a zero.** Se poi qualcuna si sente offesa o sminuita, dall’essere chiamata al maschile, ha facoltà di farlo presente e di certo troverà ascolto visto quanto negli ultimi mesi di questo si è discusso.

**Sarebbe bellissimo se tutti i problemi di genere si riducessero a una desinenza. Non è così: i temi del pari salario, delle donne che dopo una gravidanza non riescono a rientrare nel mondo del lavoro, sono ancora in parte da affrontare e quelli sì che hanno un vero impatto sulla vita.** Tra l’altro l’edizione 2022 del dizionario Treccani ha inserito anche la versione al femminile di una serie di sostantivi e aggettivi sinora presenti, almeno lì, solo al maschile. Comprese quelle legate a mansioni e professioni. Più o meno ridicolo, comunque l’hanno fatto. Quindi che altro c’è da polemizzare? In teoria nulla, anche perché sostenere che la parità passi da questo è come guardare il dito invece della Luna.

**Gli stereotipi di genere vanno eliminati, ma il tema del linguaggio è solo uno dei tanti aspetti. Non certo il più rilevante.** **Perché se ad esempio – ed è successo – nei libri di scuola si legge che la mamma cucina e il papà lavora, il problema non è tanto nella frase di per sé quanto, eventualmente, se ancora si ritiene che una donna debba badare alla casa mentre la realizzazione professionale è riservata agli uomini. N**on è più così, per quanto ancora ci siano molti spazi di miglioramento, ma è innegabile che viviamo in una società estremamente diversa da quella dei nostri nonni. Ed è un bene per tutti. **Così come c’è solo da fare i complimenti a Maria Sole Caputi e a Beatrice Venezi. Non perché sono donne, ma perché sono professioniste di alto livello ed è questo alla fine quel che conta più di tutto.**

 Di *Annalisa Grandi*
