Italia, cresce l’occupazione degli over 50
Entrate in un ufficio o in un’officina in Italia e guardate chi ci lavora: statisticamente attorno a voi quasi la metà delle persone avrà più di 50 anni
Italia, cresce l’occupazione degli over 50
Entrate in un ufficio o in un’officina in Italia e guardate chi ci lavora: statisticamente attorno a voi quasi la metà delle persone avrà più di 50 anni
Italia, cresce l’occupazione degli over 50
Entrate in un ufficio o in un’officina in Italia e guardate chi ci lavora: statisticamente attorno a voi quasi la metà delle persone avrà più di 50 anni
Entrate in un ufficio o in un’officina e guardate chi ci lavora: statisticamente attorno a voi quasi la metà delle persone avrà più di 50 anni. Solo una persona su cinque avrà meno di 35 anni. È il dato che emerge impietoso dall’ultima nota Istat sugli occupati e i disoccupati del febbraio 2026.
In Italia il quadro del lavoro in generale è stabile
Il quadro del lavoro in generale è stabile: gli occupati sono cresciuti in modo costante a partire dal 2021 (22 milioni) fino a stabilizzarsi nel 2024 sopra ai 24 milioni, dove sono ancora oggi. Rispetto al report di gennaio si osserva un leggero calo dell’occupazione, interessante più per la sua composizione che per la quantità: a perdere il lavoro sono soprattutto i 25-49enni, mentre gli over 50 continuano a crescere. Il confronto su base annua è ancora più netto. A febbraio di quest’anno gli occupati sono solo 13mila in più rispetto allo stesso mese del 2025, ma il saldo è il risultato di movimenti molto più ampi: gli over 50 aumentano di circa 432mila unità, mentre tutte le altre fasce arretrano. I 35-49enni diminuiscono di circa 267mila, i 25-34enni di 34mila e i più giovani tra i 15 e i 24 anni di 118mila.
Ci troviamo quindi in una silver economy, in cui la forza lavoro è sempre più anziana e i giovani negli uffici diventano animali rari, spesso i soli ad avere familiarità con l’intelligenza artificiale e con il digitale in generale. Non stupisce quindi che l’83% delle imprese non adotti ancora nessuna forma di AI nei suoi processi (fonte Eurostat), con ricadute sulla nostra già bassa produttività nazionale.
Ma come siamo arrivati fin qui?
Ma come siamo arrivati fin qui? Le motivazioni sono principalmente due: i movimenti demografici e la struttura della domanda del lavoro italiano. Da oltre quindici anni il nostro Paese registra un saldo naturale negativo: muoiono più persone di quante ne nascano. Secondo le proiezioni dell’Istat, si stima che da qui al 2080 si avranno circa 20,5 milioni di nascite contro 43,7 milioni di decessi. Anche in uno scenario ottimistico, i nuovi nati non riusciranno mai a compensare i morti. Il punto non è solo quanti siamo, ma chi siamo: la popolazione invecchia perché si restringe la base. Nel frattempo la speranza di vita cresce e il risultato è una piramide demografica rovesciata: meno giovani da inserire nel mercato del lavoro, più anziani che restano attivi più a lungo.
La seconda spiegazione riguarda invece la struttura della domanda di lavoro. Negli ultimi anni l’occupazione è cresciuta soprattutto nei servizi, spesso a basso valore aggiunto: commercio, ristorazione, assistenza alla persona. In questi contesti l’esperienza e la disponibilità ad accettare bassi salari contano più dell’innovazione e il turnover è limitato: conviene trattenere chi già lavora piuttosto che formare nuovi ingressi. Allo stesso tempo, il mercato si è polarizzato: da un lato pochi lavori ad alta qualificazione, dall’altro una massa crescente di occupazioni a bassa produttività. Questo si traduce in un meccanismo molto semplice: gli over 50 restano perché sono insider, già inseriti e spesso con contratti stabili e competenze specifiche dell’azienda, oppure perché più disponibili ad accettare condizioni di lavoro che i giovani rifiutano. Questi ultimi invece sono outsider: entrano tardi e con contratti fragili oppure non entrano affatto, diventando Neet o emigrando all’estero.
E così l’Italia invecchia
E così il Paese invecchia, non innova e uffici e officine si colorano di grigio. Proprio come il nostro futuro, se non si inizierà ad affrontare seriamente la crisi demografica.
di Giulio Albano
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