Jacuzzi, da atto d’amore a status symbol
La storia della vasca Jacuzzi non nasce sulle riviste di design né nei cataloghi di wellness. Nasce negli anni Quaranta in California

Jacuzzi, da atto d’amore a status symbol
La storia della vasca Jacuzzi non nasce sulle riviste di design né nei cataloghi di wellness. Nasce negli anni Quaranta in California
Jacuzzi, da atto d’amore a status symbol
La storia della vasca Jacuzzi non nasce sulle riviste di design né nei cataloghi di wellness. Nasce negli anni Quaranta in California
A volte le rivoluzioni iniziano in silenzio. Non con conferenze o grandi progetti industriali, ma con un padre che osserva il figlio soffrire e decide che il mondo, almeno per lui, deve cambiare. La storia della vasca Jacuzzi non nasce sulle riviste di design né nei cataloghi di wellness. Nasce negli anni Quaranta in California, con un bambino di 2 anni, Kenneth, colpito da una diagnosi dura come pietra: artrite reumatoide giovanile. Dolore cronico, rigidità, infanzia negata.
All’epoca le terapie erano poche e costose: bagni caldi, idromassaggi in cliniche specializzate, cicli economicamente proibitivi per la maggior parte delle famiglie. Ma Candido Jacuzzi, emigrato italiano e inventore ostinato, non era tipo da arrendersi. Era uno dei sette fratelli arrivati dalla campagna friulana con valigie leggere e idee pesanti. In America avevano già costruito pompe idrauliche, sistemi aeronautici, persino un elicottero sperimentale. Ma nessuna invenzione era mai stata urgente quanto quella che Candido iniziò a progettare nel suo garage nel 1955, spinto dall’amore per il suo Kenneth. Non cercava brevetti né gloria: cercava sollievo. Voleva che il figlio potesse muoversi, dormire, vivere senza quel dolore incessante.
Da quella necessità nacque un’intuizione semplice e geniale: una pompa subacquea capace di trasformare una vasca da bagno in un piccolo centro termale domestico. Il primo modello, il J-300, lanciava getti d’acqua calda localizzati che alleviavano la sofferenza e miglioravano la circolazione. I risultati furono immediati: Kenneth cominciò a muoversi meglio, a riposare, a ritrovare un pezzo di infanzia. La voce si sparse in fretta. Medici, fisioterapisti, famiglie: tutti volevano quella macchina costruita da un padre per amore. I fratelli Jacuzzi capirono che non si trattava solo di un’idea fortunata, ma di una missione. E così, negli anni Sessanta, la Jacuzzi Brothers Inc. avviò la produzione delle prime vasche idromassaggio integrate.
All’inizio usate come supporto medico, finirono presto nelle spa e poi nelle case, trasformandosi in simbolo di benessere e comfort. Il vero boom arrivò negli anni Settanta, quando il marchio cavalcò la cultura pop. Le Jacuzzi comparvero nei film di Hollywood, nei videoclip musicali, nelle pubblicità che mostravano coppie sorridenti immerse tra le bolle. Celebrità, star del cinema e magnati dell’industria le installavano nelle loro ville a Beverly Hills, facendole diventare status symbol di un’epoca che celebrava relax ed edonismo. Con l’esplosione della cultura del benessere, l’idromassaggio smise di essere terapia e divenne immaginario collettivo fatto di lusso e successo.
Eppure dietro quell’immagine scintillante restava la radice intima della sua nascita: il pianto di un bambino e la determinazione di suo padre. Kenneth crebbe. L’artrite rimase, ma sotto controllo. Lavorò nell’azienda di famiglia e raccontò sempre la sua storia: «Mio padre ha costruito la mia salute con le sue mani. Un’idea alla volta.» Oggi “Jacuzzi” è diventato un nome comune, quasi universale. Si trova nei cataloghi dei resort, negli hotel di lusso, nei sogni di chi cerca relax dopo una giornata frenetica. Ma dietro quella parola che evoca bolle e benessere c’è la storia di un padre che non si arrese e di un’invenzione nata dall’amore. Perché le idee che cambiano davvero la vita non nascono dal profitto, ma dal bisogno di proteggere chi amiamo. E forse è questo il miracolo più grande: una macchina che da gesto privato di cura è diventata rito collettivo di benessere. Una promessa di sollievo che, ogni volta che le bolle si ‘accendono’, ci ricorda che dietro quel momento c’è stato un cuore che ha saputo amare.
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