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title: Dopo Jobs venne Jensen Huang
description: Alla fame e alla follia Jensen Huang ha sostituito l’augurio per gli studenti al dolore e alla sofferenza per potersi temprare alla vita
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date: 2024-03-21
author: Fulvio Giuliani
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/jensen-huang/
categories: [Società]
tags: [economia, esteri, giovani]
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# Dopo Jobs venne Jensen Huang

![Jensen Huang](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/03/Evidenza-sito-997-1024x639.jpg)

Alla fame e alla follia Jensen Huang ha sostituito l’augurio per gli studenti al dolore e alla sofferenza per potersi temprare e preparare alla vita

**La nostra società non è più abituata ai concetti di dolore e sofferenza, intesi come passaggi talvolta necessari alla crescita dell’individuo**. Da questo punto di vista le differenze con le culture orientali sono da sempre profonde, figurarsi oggi. Possono addirittura apparire abissali, **dopo aver letto o ascoltato le dichiarazioni del cofondatore e amministratore delegato di Nvidia Jensen Huang**, rivolte agli studenti della Stanford School of Business in California. La platea era strutturalmente diversa da quella a cui si rivolse tanti anni fa, in un discorso divenuto ben più che celebre,** il fondatore della Apple Steve Jobs con il suo «Siate affamati, siate folli»**, ma sarebbe impossibile non cogliere il parallelo offerto dalla *location*: **Stanford è l’ateneo considerato la culla dell’innovazione tecnologica mondiale**. Huang, infatti, vi è andato anche per presentare i nuovi progetti dell’azienda – un tempo famosa sostanzialmente per le schede grafiche dei *computer* – nell’universo dell’intelligenza artificiale, nel quale il *ceo* l’ha lanciata con risultati semplicemente straordinari. Meno in questo specifico caso, almeno in Borsa, ma questo è un altro discorso.

**Alla fame e alla follia Jensen Huang** – nato a Taiwan e trasferitosi negli Stati Uniti a nove anni, mantenendo degli evidenti tratti culturali delle proprie origini – **ha sostituito l’augurio al dolore e alla sofferenza, per potersi temprare e preparare ad affrontare una vita sempre più competitiva e zeppa di ostacoli **sul cammino di chi non si accontenti (sottinteso) dell’ordinario e della *routine*. Diciamola tutta: **sull’ipotesi che il «Vi auguro dolore e sofferenza» possa sostituire su magliette e tazze il «Siate affamati, siate folli» di Jobs non vale neppure la pena perder tempo**, perché l’augurio del capo di Nvidia è sostanzialmente estraneo alla nostra sensibilità. Ci guarderemmo bene dal replicarlo parlando a studenti di qualsiasi età – questione di cultura e tradizioni – ma faremmo bene a non fermarci alla superficie. **Perché è indiscutibile il danno che si sta facendo alle nuove generazioni di casa nostra **(pur con le migliori intenzioni) sforzandoci in ogni modo di cancellare dal loro orizzonte anche l’idea stessa, se non della sofferenza, quantomeno della fatica.** Quella bella, beninteso, non fine a sé stessa. Parliamo della sensazione inebriante che dà l’aver impiegato il meglio delle proprie risorse psicofisiche per fare qualcosa** che il giorno prima non si sarebbe stati in grado di fare.** Mostrare di valere di più e sorprendere innanzitutto sé stessi è possibile** **solo accettando le sfide più complesse. **Rifiutando l’idea del sempre uguale e della ripetizione ossessiva di quel poco o tanto che si è imparato.

**Lasciamo pure da parte il dolore (che ce n’è già troppo intorno a noi), ma ansia di conoscenza, esperienza, novità e nuovi traguardi teniamoceli stretti**. Ogni giorno, piuttosto che proteggere a tutti i costi i nostri figli dalla realtà, potremmo cominciare a cercare l’equilibrio fra il descrivere i rischi a cui vanno incontro se dovessero presentarsi alla vita impreparati e le magnifiche opportunità che potrebbero cogliere se soltanto lo volessero. **Non si tratta di spaventare nessuno, ricordando che senza un’adeguata formazione e la consapevolezza dell’aggiornamento continuo li può attendere l’espulsione dal mercato. **Si tratta di raccontare come funziona il loro mondo.

**Non limitiamoci a sorridere delle parole di Jensen Huang, non archiviamole perché espressione di un’altra realtà ma facciamo tesoro della sostanza. **Per ricordare a noi adulti la necessità di cambiare registro, accettando critiche e contestazioni – tanto per cominciare dai ragazzi e ben venga – poi dai tanti ‘grandi’ che spesso sono in realtà i primi a cercare la pappa pronta e qualche colpevole a cui affibbiare la responsabilità delle proprie mancanze.

di* Fulvio Giuliani *
