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title: La Crusca, accademia di buonsenso
description: Una volta per tutte, la Crusca mette al bando schwa e asterischi. E spiega perché con la lingua non si scherza
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date: 2023-03-27
author: Francesco Gottardi
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categories: [Società]
tags: [Evidenza, Italia, lingua]
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# La Crusca, accademia di buonsenso

![La Crusca](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/03/Evidenza-sito-268.jpg)

Una volta per tutte, la Crusca mette al bando schwa e asterischi. E spiega perché con la lingua non si scherza

**Finalmente l’annoso enigma arriva alla cassazione** – nel senso più letterale del termine – perché è stata la Corte suprema a chiedere delucidazioni. **E l’Accademia della Crusca ha risposto. Forte e chiaro: *schwa*, asterischi e derivati non fanno parte della lingua italiana**. I fanatici dell’inclusività di facciata se ne facciano una ragione o d’ora in avanti saranno dei semplici sgrammaticati. **Non è la prima volta che la storica istituzione viene interpellata** in merito ma oggi il parere informale dei linguisti si innalza a precetto definitivo, tracciando la via per una scrittura corretta e rispettosa della parità di genere all’interno degli atti giudiziari.

**Fugato ogni dubbio, spiegati tutti i casi limite**. Il responso dell’Accademia è un piccolo capolavoro di buonsenso: oltre a «**escludere tassativamente i segni grafici che non hanno corrispondenza nel parlato**», vengono esaminati i migliori strumenti a disposizione dell’italiano «per rappresentare tutti gli orientamenti». E cioè non «**la reduplicazione retorica**» da comizio (compagne e compagni, lavoratrici e lavoratori), altrettanto rifiutata, ma «**l’utilizzo di forme neutre o generiche oppure del maschile plurale non marcato (tutti pronti?)**». L’enfasi è soprattutto su quest’ultima opzione, che è «un modo di includere e non di prevaricare». Secondo lo stesso principio, via libera invece **«ai nomi di professioni** – e questi soltanto: mica l’intero vocabolario come fece acriticamente Treccani – **declinati al femminile**»: esistono, sono di crescente uso comune e pertanto vanno tutelati anche nella forma.

**Segue qualche sana bordata all’ideologia *woke***. Se si volesse interpretare il maschile «in maniera assurdamente rigida», fa notare la Crusca, «**occorrerebbe riscrivere milioni di pagine, a cominciare dalla Costituzione della Repubblica**». E per giunta «**una simile concezione della lingua non va sopravvalutata, perché è in parte frutto di una radicalizzazione legata a mode culturali**». Volatili per definizione, tanto più nella frenetica èra digitale (vi ricordate l’inflazione di K e la carestia di vocali negli *sms* dei primi anni Duemila?). La lingua è invece un processo evolutivo costante e un delicato patrimonio di valori condivisi. Quindi non adatto, specie in ambito giuridico, «a sperimentazioni innovative minoritarie».

In quanto a queste – pure vittime! –, **è da augurarsi che riacquistino presto la dignità perduta**. Si dice che l’asterisco sia invenzione del filologo ellenistico Aristarco, già con l’accezione di nota a piè di pagina (**per aggiungere, dunque, non togliere porzioni di testo**). Mentre lo *schwa*, prima della sua applicazione nell’alfabeto fonetico, **è un termine di origine ebraica: vuol dire “insignificante”**. **Contenti voi che lo usate.**

di *Francesco Gottardi*
