---
title: La depressione non sia una moda
description: Se prima soffrire di depressione o qualsiasi altra patologia psichiatrica era una vergona, oggi sta diventando una moda.
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/10/Evidenza-sito-18-10.png
date: 2022-10-17
author: Maruska Albertazzi
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/la-depressione-non-sia-una-moda/
categories: [Società]
tags: [esteri, Evidenza, giovani, salute]
---

# La depressione non sia una moda

![La depressione non sia una moda](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/10/Evidenza-sito-18-10.png)

Se prima soffrire di depressione o qualsiasi altra patologia psichiatrica era una vergona, oggi parlare di salute mentale sta diventando una moda.

**Parlare di salute mentale sta diventando di moda. Dopo che per secoli l’ammissione di [soffrire di depressione](https://laragione.eu/life/salute/eutanasia-a-23-anni-la-storia-di-shanti-de-corte/) o di qualunque altra patologia psichiatrica è stata accompagnata dalla vergogna e dallo stigma sociale, oggi discuterne apertamente è diventato quasi *trendy*.** Non passa giorno senza che qualche personaggio più o meno famoso faccia *coming out*, raccontando le proprie diagnosi al grande pubblico. Sui *social* spopolano i profili sulla salute mentale e frasi come «È ok non essere ok» impazzano su tazze, magliette, persino sulla carta igienica.

Se da un lato questo può contribuire a dare attenzione a un tema tanto importante quanto poco considerato dalla politica e dalla società, dall’altro favorisce anche una pericolosa banalizzazione. **Le malattie mentali non hanno quasi mai confini visibili all’esterno e quei confini sono spesso difficili da definire anche all’interno.** Questo significa che si può provare una grande tristezza senza essere malati di depressione e che a decidere se si tratti dell’una o dell’altra cosa può essere soltanto un clinico, non certo la persona stessa. **Oggi invece spopolano le autodiagnosi – spesso strumentali a ottenere il favore del grande pubblico – così creando grande confusione e danneggiando la *community* degli utenti psichiatrici, quelli veri.**

Abbiamo assistito nei giorni scorsi al triste teatrino svoltosi in un famoso *reality show* in cui uno dei concorrenti prima ha ammesso di soffrire di depressione con i suoi compagni, poi è uscito dal gioco a causa del bullismo da loro subìto e poco dopo ha dichiarato per mezzo del suo agente che in realtà non era mai stato malato di depressione e non escludeva di rientrare in trasmissione. Invece di contribuire a una maggiore sensibilizzazione sul tema della salute mentale, questa ambiguità finisce per alimentare lo stigma secondo il quale la depressione è un qualcosa di non ben definito, risolvibile con un po’ di buona volontà, il supporto degli amici e una pacca sulla spalla.

Essere malati di depressione o ansia sociale è molto diverso dal vivere un periodo in cui ci si sente giù di morale o in ansia per la partecipazione a un evento. **Una persona che soffre di depressione non è qualcuno che sta attraversando un periodo difficile: è una persona con una malattia debilitante e spaventosa.** La depressione è un enorme sacco pieno di pietre sulle spalle che non si può mai togliere; un telo grigio e pesante incollato sugli occhi che impedisce di vedere qualunque colore; **uno stato costante di paura, angoscia, smarrimento. Si tratta di una malattia che non si cura con lo yoga, con i *mental coach*, con la meditazione, i guru, la spa, le camminate in montagna**. Tutte attività che fanno bene, certo, ma quando si soffre di depressione è già tanto riuscire a dormire, mangiare, svolgere le normali attività quotidiane. La malattia mentale è brutta, sporca e cattiva, provoca dolore, spesso porta con sé solitudine, perdita del lavoro e persino un peggioramento della salute fisica. E se da una parte parlarne è utile per abbattere lo stigma legato agli stereotipi, dall’altra è importante farlo con competenza, cautela, rispetto, usando le parole giuste e nei giusti contesti.

**Il messaggio che deve arrivare è che non bisogna vergognarsi della propria diagnosi psichiatrica ma che non c’è niente di desiderabile nell’averne una.** Non si è persone migliori se si è costretti ad andare in terapia e assumere farmaci; forse lo si può diventare alla fine del percorso, se lo si è sfruttato per crescere in saggezza e consapevolezza. Forse.

Di *Maruska Albertazzi*
