---
title: La donna e la violenza economica
description: Una donna può avere un lavoro, uno stipendio, un conto in banca e una routine professionale. E tuttavia non disporre del proprio denaro
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/12/Donna-1024x639.jpg
date: 2025-12-08
author: Ilaria Donatio
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/la-donna-e-la-violenza-economica/
categories: [Società]
tags: [donne, economia, società]
---

# La donna e la violenza economica

![Donna](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/12/Donna-1024x639.jpg)

Una donna può avere un lavoro, uno stipendio, un conto in banca e una *routine* professionale. E tuttavia non disporre davvero del proprio denaro

**Una donna può avere un lavoro, uno stipendio, un conto in banca e una *routine* professionale. E tuttavia non disporre davvero del proprio denaro. Può essere il *partner* a trattenere la busta paga, a decidere le spese, a gestire le *password* dell’*home banking *o il *bancomat***. Può dover chiedere per ogni acquisto o firmare deleghe e contratti che non controlla. Non è mancanza di diritti formali: è impossibilità concreta di esercitarli. Ed è in questa distanza che nasce quella forma di abuso che oggi chiamiamo violenza economica.

Secondo i dati [Istat](https://www.istat.it/) aggiornati a quest’anno, **il 31,9% delle donne tra i 16 e i 75 anni ha subìto almeno una violenza fisica o sessuale**. Ma la spirale spesso parte prima: dalla limitazione delle risorse, dalla sottrazione dello stipendio, dalla gestione esclusiva del conto. È una dinamica che può durare anni, rendendo più difficile lasciare un *partner* violento, trovare un alloggio, mantenere un lavoro.

**Il nodo centrale riguarda l’accesso al denaro**. Le elaborazioni dell’[Abi](https://www.abi.it/)e della [Banca d’Italia](https://www.bancaditalia.it/) mostrano che soltanto il 30% delle donne è intestatario di un conto personale. Non significa che le altre non possano aprirlo: significa che non lo fanno perché non hanno la disponibilità delle risorse. La stessa cointestazione può diventare uno strumento di controllo quando soltanto uno dei due gestisce *password* e movimenti. E senza un conto proprio, accedere a un mutuo o a una carta prepagata può diventare difficile.

**Il costo macro** lo misura lo European Institute for [Gender Equality](https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/parita-e-ipocrisia-il-genere-strumento-di-pubblicita/) (Eige): 366 miliardi di euro l’anno nella Ue tra spese sanitarie, giudiziarie, assistenziali e produttività persa. Applicando la quota italiana, il danno oscilla tra 25 e 30 miliardi di euro: quanto una manovra economica. Non è soltanto sofferenza delle vittime: è valore che evapora, ore di lavoro perse, competenze che s’interrompono. L’impatto sulle aziende non è marginale. L’Organizzazione internazionale del lavoro delle Nazioni Unite e l’Ocse documentano gli effetti della violenza domestica su assenze, *burn-out* e prestazioni ridotte. Una lavoratrice in questa condizione può avere cali di concentrazione, limitazioni orarie, difficoltà a gestire imprevisti. Eppure pochissime imprese dispongono di *policy* interne, nonostante i criteri Esg spingano verso modelli più attenti alle fragilità.

**Anche la lentezza della giustizia ha un costo**. Una donna che denuncia può trovarsi per mesi senza reddito stabile, senza supporto abitativo, senza strumenti per ricostruire autonomia. Ogni mese lontano dal lavoro è capitale umano che si svaluta. L’Italia, già penultima in Europa per occupazione femminile, paga così un doppio prezzo: sociale e produttivo. La violenza economica non riguarda soltanto le vittime: riguarda l’intero sistema Paese. Ridurla significa aumentare l’occupazione femminile, rafforzare la produttività, rendere l’Italia più competitiva.

**Come garantire davvero il diritto pieno e concreto al proprio denaro, che la legge già riconosce?** La politica, più che inventare soluzioni miracolose “in costanza di convivenza”, può lavorare su alcuni snodi delicati: rendere più rapide ed effettive le tutele patrimoniali quando una donna chiede la separazione o avvia un procedimento, evitare che i tempi della giustizia la lascino senza mezzi, coinvolgere il sistema bancario e le autorità di vigilanza nella definizione di procedure che aiutino a riconoscere i casi di abuso senza bloccare in modo indiscriminato i conti di famiglia. Non si tratta di creare un nuovo diritto né di immaginare un controllo impossibile sulle scelte individuali: si tratta di rendere meno fragile e un po’ più esigibile quello che la legge già prevede.

di *Ilaria Donatio*
