AUTORE: Ilaria Cuzzolin
Fino a ieri si pensava a una copia. Una delle tante in circolazione. Ora pare si tratti proprio di una seconda Gioconda, proveniente addirittura dalla bottega di Leonardo. L’ha dipinta il Maestro o i suoi allievi? Forse lui si è limitato appena a qualche pennellata correttiva per mostrare come sfumare il colore o addolcire quello sguardo unico al mondo. Il quadro era già noto dal 2019 quando venne rinvenuto nella Galleria di Palazzo Barberini, eppure solo ora si è deciso di indagare a fondo.
Inevitabilmente, una notizia così clamorosa stuzzica la curiosità di tutti ma l’unica certezza, per ora, è che una sola verità non ci sarà mai. Gli esperti volati da Parigi hanno rinvenuto sotto la pittura, grazie ai raggi infrarossi, le stesse correzioni presenti sulla versione custodita in Francia. E questo fa ben sperare che, se non proprio di Leonardo, lui in qualche modo c’entri con quest’opera. Ci spera soprattutto chi ci vede un’occasione di disturbo nei confronti di “quei fregoni dei francesi”. Anche se, a onor del vero, non ci hanno rubato proprio nulla. Non fu, come pensano molti, Napoleone a razziare la Gioconda ma sembra ormai certo che fu lo stesso Leonardo a disfarsene quando nel 1517 la portò con sé in Francia per venderla a re Francesco I per 4mila scudi. Vero è che Napoleone sottrasse alcuni manoscritti del genio toscano, tra cui il Codice Atlantico – la sua più vasta raccolta di disegni illuminati – l’unico fra i tanti a essere stato restituito all’Italia. Gli altri sono ancora tutti nelle loro mani.
di Ilaria Cuzzolin
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