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La maleducazione fisica della scuola italiana

L’educazione fisica in classe, già prima del Covid, era una materia bistratta: poca e fatta male, insegnata da personale non competente. Ma un disegno di legge potrebbe cambiare le cose per l’anno scolastico 22-23

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Sta facendo molto discutere sui social una nuova proposta di legge che mira a punire i genitori dei bambini che si comportano male. Accade in Cina. Previste multe che possono arrivare fino a 1000 yuan (circa 135€) e la rieducazione delle famiglie. L’ambito in cui verranno presi tali provvedimenti sarà quello scolastico.

Questo è il punto di partenza da cui far nascere una riflessione: qual è la disciplina scolastica che più contribuisce a educare una persona?

Gli psicologi non hanno dubbi: lo sport, strumento potente per il fisico come per la mente.  Eppure la maggior parte dei genitori considera l’attività fisica una sorta di istruzione di serie B. 

Muoversi, saltare, correre fa produrre dal cervello particolari endorfine, che contribuiscono al buon umore diminuendo lo stress, il dolore e l’ansia. Lo sport è un alleato fondamentale per affrontare poi la vita adulta: insegna a lavorare per obiettivi, seguire regole ben precise, consente di sperimentare le emozioni, aumentando l’empatia, senso del dovere e rispetto reciproco.

Purtroppo la pandemia in Italia ha costretto la scuola a proseguire gli insegnamenti a distanza in via telematica, escludendo l’attività motoria nel programma scolastico. 

Ora il sistema è in lenta ripresa, ma è sbagliato attribuire il problema dell’insegnamento motorio in ambito scolastico all’avvento pandemico. Le falle negli istituti italiani primari e medie esistono già da prima del Covid.  

L’attività motoria nelle nostre scuole è senza un orario definito, l’insegnamento è affidato alla buona volontà di insegnanti di ruolo preparate in ambiti diversi. Maestri di matematica, geografia o storia che si ritrovano a insegnare educazione fisica senza averne le competenze necessarie. Per il Governo Italiano la questione sembra avere poca importanza.

 

La relazione tra Sport e Fascismo

Non a torto in Italia, durante il regime fascista, l’attività motoria era considerata la disciplina più importante. L’organizzazione più influente era l’Opera Nazionale Balilla, che raggruppava  i figli della lupa, dai 6 ai 8 anni, i balilla, di cui facevano parte i bambini dagli 8 ai 14 anni, e gli avanguardisti, dai 14 ai 18 anni. I vari raggruppamenti, divisi per età e per sesso, avevano il compito di formare i ragazzi allo sport e al culto dell’obbedienza. 

Senza tornare agli eccessi del fascismo, durante il quale lo sport aveva più un’anima da controllore che altro, in questi 100 anni abbiamo avuto una distorsione dell’importanza dello sport come evidenziato anche durante l’intervista allo psicologo Tommaso Centrone durante la rubrica “Emoticon – opinioni a confronto” di Andrea Pamparana per “La Ragione”. In un momento storico in cui i bambini sono costretti a trascorrere l’intervallo seduti al banco,  muoversi è un diritto e un bisogno; per questo è necessario rivedere il sistema scolastico, aumentando le ore dedicate all’attività fisica.

 

Una luce in fondo al tunnel, speriamo.

I formidabili risultati ottenuti dagli atleti olimpici italiani a Tokyo 2020 sono serviti a riaccendere i riflettori sul tema e l’importanza dello sport. Il governo Draghi ci riprova con un progetto di legge, fermo al Senato, che dovrebbe entrare in vigore per l’anno scolastico 2022-2023. Il provvedimento “Sport e salute” permetterà a 76.500 classi di avere un insegnante specializzato assunto da una società pubblica controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. 

L’idea è di elevare a due ore a settimana l’educazione fisica, dalla prima alla quinta elementare. L’insegnamento sarà affidato a laureati in Scienze e tecniche dello Sport o delle attività motorie, i due titoli specialistici indicati come necessari. Per garantire l’attuazione nelle 126 mila classi occorre assumere 11.524 insegnanti in educazione motoria per un costo di 367 milioni. 

L’italia è in ritardo, serve sbrigarsi perché fare sport equivale a educare i ragazzi di oggi, gli adulti di domani.

 

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