La montagna è ormai un lusso per pochi. Eppure fa il sold out
| Società
Il lungo ponte dell’Immacolata ha registrato in molte località sciistiche il tutto esaurito nonostante i prezzi alle stelle applicati dai gestori degli impianti per via del caro energia. Attenzione però a non esagerare perché sciare è un’attività bellissima ma non obbligatoria
La montagna è ormai un lusso per pochi. Eppure fa il sold out
Il lungo ponte dell’Immacolata ha registrato in molte località sciistiche il tutto esaurito nonostante i prezzi alle stelle applicati dai gestori degli impianti per via del caro energia. Attenzione però a non esagerare perché sciare è un’attività bellissima ma non obbligatoria
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La montagna è ormai un lusso per pochi. Eppure fa il sold out
Il lungo ponte dell’Immacolata ha registrato in molte località sciistiche il tutto esaurito nonostante i prezzi alle stelle applicati dai gestori degli impianti per via del caro energia. Attenzione però a non esagerare perché sciare è un’attività bellissima ma non obbligatoria
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AUTORE: Ilaria Cuzzolin
L’11 dicembre si è celebrata la giornata internazionale della montagna, istituita dall’ONU giusto 20 anni fa. Il lungo ponte dell’Immacolata ha registrato in molte località sciistiche il tutto esaurito, dove fortuna ha voluto la neve non si è fatta attendere. “Un risultato importante per tutto l’indotto” è stato il commento di Coldiretti. Un amore, quello tra gli italiani e la montagna, che non conosce crisi nonostante il caro energia, l’inflazione a doppia cifra e stipendi che restano tra i più bassi in Europa. Un rapporto che però è destinato a diventare sempre più esclusivo e divisivo, tra chi può e chi non può.
Quest’anno, in particolare, le famiglie che non potranno saranno moltissime a causa del caro skipass. Rispetto agli scorsi anni tutto è mostruosamente aumentato “perché sparare la neve artificiale costa di più”, “perché mantenere gli impianti è un salasso”, “perché anche per noi è tutto più caro”.
Ma come? Che fine hanno fatto i famosi aiuti alle imprese per pagare le bollette? Ammonta a oltre 200 milioni la somma dei contributi del FONSMIT (il Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane) che – stando all’ultimo comunicato del Ministro per gli Affari regionali e Autonomie Roberto Calderoli – si vuole persino raddoppiare per l’anno a venire.
Qualche conto non torna. Soprattutto per quelle coppie che, benché lavoratrici, vorrebbero portare i figli a sciare ma per cui la spesa è diventata un extra non più sostenibile. Un’attività certamente non obbligatoria né vitale ma che fino a poco tempo fa è sempre stata alla portata del cosiddetto ceto medio. Oggi rischia di non essere più così.
Aumentano le disparità, così come le frustrazioni tra chi, suo malgrado, non può che limitarsi a guardare gli altri partire.
Per rendere l’idea di cosa significhi passare 4 giorni sulle vette facciamo un esempio concreto: prendiamo una famiglia di 4 persone – due adulti e due bambini, di 5 e 10 anni. Proviamo a essere ancora più precisi: località Aprica, provincia di Sondrio, Lombardia. Quattro giorni di noleggio sci vengono a costare 150 euro, il maestro (per 4 lezioni rigorosamente in collettiva) 300 euro, 296 euro skipass per i bimbi più i passaggi in seggiovia di andata e ritorno per i genitori che, per non far lievitare ulteriormente il prezzo, si guardano bene dallo sciare.
Totalone finale 746 euro a cui bisogna aggiungere vitto, alloggio, benzina e autostrada.
Papa Francesco aveva definito la montagna come “una risorsa meravigliosa e importantissima, sia per l’uomo che per il pianeta”. Verissimo, ma non per tutti.
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