---
title: "La sfida dell&#8217;Italia nella lotta alla denatalità"
description: "385.000 bambini nasceranno in Italia nel 2022: dovrebbero terrorizzare un Paese e una politica poco preoccupata al tema della denatalità."
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/08/Evidenza-sito-1-9.jpg
date: 2022-08-29
author: Fulvio Giuliani
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/la-sfida-della-denatalita/
categories: [Società]
tags: [Evidenza, Italia]
---

# La sfida dell&#8217;Italia nella lotta alla denatalità

![La sfida della denatalità in Italia](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/08/Evidenza-sito-1-9.jpg)

385.000 bambini nasceranno in Italia nel 2022: dovrebbero terrorizzare un Paese e una politica poco interessata al tema della denatalità e del gelo demografico.

**I 385.000 bambini che nasceranno in Italia nel 2022**, dato fornito al Meeting di Comunione e Liberazione di Rimini dal presidente dell’Istat Carlo Blangiardo e difficilmente modificabile arrivati all’ottavo mese dell’anno, **dovrebbero terrorizzare un Paese interessato al proprio futuro**.

Non usiamo a cuor leggero questo verbo, ma crediamo che un bagno di realtà sia necessario: a un simile livello di nati ogni anno e soprattutto con la continua accelerazione del trend di decrescita, gran parte dei temi che stanno agitando la raffazzonata campagna elettorale di queste settimane semplicemente non hanno ragion d’essere. Con **una contrazione così pesante e veloce del numero di abitanti in generale** - 1.200.000 residenti in meno nel giro di 10 anni - e in particolar modo della popolazione più giovane e attiva, qualsiasi conto di carattere fiscale e previdenziale andrà radicalmente rivisto.

Questo è un fatto, come è un fatto che **tutti i partiti si guardino bene dal farne seppur minimo cenno**. Dovessero farlo, del resto, buona parte dei loro programmi e promesse diventerebbe all’istante carta straccia.

Sappiamo perfettamente quanto il** tema della denatalità** sia ormai venuto a noia a larghe fasce della popolazione, anche perché imbevute di balle ripetute per anni sull’idea che si possa sempre distribuire, senza preoccuparsi di produrre e accumulare. Una sciocchezza grave e potenzialmente fatale, di cui un giorno in molti dovranno render conto. Anche **le parole di papa Francesco**, tagliente nel ricordare come in molti preferiscano l’affetto di un cane al mettere al mondo un bambino, lasciano il tempo che trovano.

**Il gelo demografico, però, può suggerire una riflessione diversa**. È indiscutibile, e non solo con implicazioni negative, che il nostro Paese stia progressivamente invecchiando e che in virtù delle riflessioni sopra esposte si stia allungando l’età attiva delle persone. A nostro modesto avviso, una benedizione, perché non ci limitiamo a vivere di più e meglio, ma abbiamo sempre più anni per dare un senso alla nostra esistenza, coltivando talenti, professioni e passioni.

Nel mondo di prima, la vita era rigidamente suddivisa nelle **tre fasi di apprendimento, lavoro e pensione e dopo i cinquant’anni cominciava l’era della raccolta**. Diciamolo, del godimento dei frutti della fatica accumulata negli anni. Pensare di riproporre oggi una simile sequenza ha del ridicolo e l’unica strada appare quella di ragionare in termini di opportunità prima negate. Provando a superare la paura del nuovo e dell’ignoto.

Da sempre, la creatività e il massimo delle nostre capacità produttive sono associate agli anni della giovinezza. La storia delle arti e delle scienze rafforza indiscutibilmente questa tesi. Nei secoli in cui l’età media faticava a superare i quarant’anni, giocoforza si dava il meglio fra i 20 e i 30.** Anche il Novecento, peraltro, è ricco di spettacolari esempi di genialità giovanile**, si pensi solo agli incredibili progressi della fisica nei primi decenni del secolo e all’età media dei loro protagonisti.

**Oggi, la sfida lanciata a noi delle generazioni mature è quella di accettare l’inesplorato**, anche quando saremmo naturalmente attratti da comodità e sicurezze. Nessuno è così ipocrita da negare disagi e traumi degli ultra cinquantenni alle prese con la perdita del posto di lavoro e dei propri riferimenti, ma una società realmente dinamica non dovrebbe prescindere dal poter offrire nuove occasioni a tutti e a tutte le età.

Questo comporta fatica e impegno, senza dubbio, chiamando ciascuno di noi a reinventarsi in un’età che solo negli anni Novanta era considerata l’anticamera della pensione. **Saremo ottimisti e un filo romantici, ma non ci sembra così male.**

 

*di Fulvio Giuliani*
