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title: "La &#8220;sindrome di Grinch&#8221; esiste davvero"
description: La sindrome di Grinch, un concentrato d’ansia che si manifesta quando lo stress prende il sopravvento sulle emozioni positive
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date: 2024-12-19
modified: 2024-12-20
author: Elvira Morena
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/la-sindrome-di-grinch-esiste-davvero/
categories: [Società]
tags: [grinch, Natale, stress]
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# La &#8220;sindrome di Grinch&#8221; esiste davvero

![grinch-sindrome](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/12/grinch-sindrome-1024x639.jpg)

La sindrome di Grinch, un concentrato d’ansia e di affaticamento che si manifesta quando lo stress prende il sopravvento sulle emozioni positive

Le luci, lo scintillio degli ori e il tradizionale rosso natalizio sono un invito al buonumore, alla speranza, alla bontà e alla grazia. **Un invito a rinnovare l’amore verso i propri simili e quello condiviso con le persone care.** La tempesta di messaggi augurali (per lo più dai contenuti *standard*) che in tempo reale parte dalla rubrica di posta elettronica, un tempo erano cartoline decorate scelte e personalizzate, spedite nei tempi utili alla ricezione. **Sempre e soltanto a Natale ricorrono cene, balli e giochi di beneficenza in circoli esclusivi e negli spazi saturi di devozione parrocchiale.**

**L’atterraggio di Babbo Natale è atteso dall’innocenza dei [bambini](https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/il-natale-dei-figli-di-separati/). Mentre Grinch perseguita la maturità (per lui quasi marcia) degli adulti felici e risparmia i disagiati del Natale.** Babbo Natale non ha bisogno di presentazioni, famoso com’è in tutto il mondo sulla slitta o sulla tavola da *surf*. Invece Grinch – da noi conosciuto anche come Sgruntolo – è una creatura umanoide di colore verde marziano, con le pupille rosse, la pancia prominente e gli arti lunghi, nata dall’immaginazione del fumettista e scrittore statunitense Theodor Seuss Geisel. **La sua personalità è di tipo misantropico: irritabile e solitaria, tutto sommato cinica. Grinch detesta le feste e in particolare odia il Natale. **Travestito da Babbo Natale s’intrufola nelle case. Ruba i regali e distrugge lo scintillio simbolico di addobbi e decorazioni, mastica e sputa via il vischio.

**La disconnessione del personaggio con gli stereotipi comandati ha dato il nome a un malessere periodico più diffuso di quanto si pensi: la sindrome di Grinch.** Cosa sottende? Un concentrato d’ansia e di affaticamento da *stress* che si manifesta qualora le prestazioni straordinarie prendano il sopravvento sulle emozioni positive. Così come accade nel *tourbillon* dei preparativi, dello *shopping* e degli obblighi sociali: uno per tutti, la cena aziendale. In altri soggetti fa capolino quella malinconia stratificata denominata dagli anglosassoni “*Christmas Blues*”. **Molto evidente in coloro che hanno subìto separazioni o periodi di particolare insoddisfazione.** “Quelli che” (parafrasando Enzo Jannacci), avvolti nei propri ricordi, sono o si sentono soli in compagnia di tensioni e rapporti familiari conflittuali.

**Pur essendo non codificata nei manuali di salute mentale, la sindrome di Natale esiste. È un disturbo dell’umore con sintomi simili** – sia nella sfera emotiva sia in quella cognitiva (scarsa concentrazione, pensieri negativi intrusivi) – **al disturbo cronico affettivo stagionale** (Sad), caratterizzato da episodi depressivi riacutizzati in maniera ciclica nei mesi freddi.

**A proposito di ciclicità, al Natale segue il Capodanno. **La fine di ogni anno – nonostante i sorrisi tra i brindisi – segna un periodo di bilanci esistenziali, economici e progettuali. E quando le frecce non colgono il centro delle aspettative e degli obiettivi raggiunti, ecco piombare addosso le frustrazioni.** Con una sensazione di gelo interiore che blocca ogni slancio propositivo.** In tal caso la vera terapia – vecchia di 80 anni – fiorisce sui resti polverosi della guerra di secessione americana descritta nel romanzo di Margaret Mitchell, attraverso la frase pronunciata da Rossella O’ Hara: «Dopotutto, domani è un altro giorno».

*Di Elvira Morena*
