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La sussidiarietà criminale in occasione della pandemia

La criminalità organizzata ha dimostrato la capacità di adattarsi rapidamente ai nuovi scenari determinati dalla pandemia. Ha saputo sfruttare le opportunità agendo in maniera mirata.

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Si parla molto di resilienza, ovvero della capacità di adattarsi rapidamente alle mutate condizioni. Non deve sorprendere che anche la criminalità organizzata stia dimostrando una notevole e rapida resilienza verso i nuovi scenari determinati dalla pandemia. Di fatto le organizzazioni criminali hanno subito capito che agendo in maniera mirata avrebbero potuto sfruttare appieno le opportunità create dalla crisi, almeno in tre principali aree d’interesse.

La prima si lega all’apertura di nuovi mercati – come la fornitura di dispositivi e prodotti medici – con l’infiltrazione in tutta la filiera, dalla produzione alla distribuzione tramite negozi locali o attraverso la vendita online. In diversi casi questi prodotti si sono rivelati contraffatti e non efficaci. La criminalità organizzata ha puntato anche a un livello più elevato, prendendo di mira gli appalti pubblici per la fornitura di maschere protettive, disinfettanti per le mani e persino dei sistemi di ventilazione assistita, talvolta scadenti e non efficaci.

Una seconda area di interesse ha riguardato l’economia legale. La crisi finanziaria ed economica sta facilitando le possibilità che i gruppi criminali acquisiscano il controllo e la proprietà diretti o indiretti di settori economici, tra cui turismo, produzione, trasformazione alimentare e ristorazione. Attività economiche chiave in settori fragili che hanno un alto potenziale di diventare strategici dopo la pandemia.

Il terzo ambito di interesse è il rafforzamento della presenza e del controllo sul territorio, per il mantenimento del monopolio sulle attività illecite a livello locale, imponendo protezione alle imprese e corrompendo le istituzioni politiche locali. Per rafforzare questa forma di controllo del territorio, si favorisce l’immagine di una sorta di un sistema di welfare alternativo, in grado di fornire aiuto e sostegno alle comunità locali. Qualsiasi tipo di contrasto, critica e dissenso da parte della società civile è scoraggiato attraverso sottili intimidazioni e concrete violenze. A questo proposito, la crisi del Covid-19 sta rappresentando un’ottima occasione per rafforzare la retorica e la falsa idea che, nel momento dell’emergenza, i gruppi criminali possano sostituirsi al governo e svolgere un proprio ruolo sussidiario. I rapporti delle organizzazioni internazionali di lotta alla criminalità organizzata raccontano che negli ultimi mesi in America Latina, Italia, Sud Africa, Giappone e altri Paesi si sono verificati diversi episodi in cui le mafie hanno fornito generi alimentari e prodotti per la pulizia a sostegno delle popolazioni locali, adottando per la pubblicizzazione di queste attività una strategia di comunicazione fondata sui social media. Chiaramente non si tratta di una improvvisa vocazione filantropica ma di affari, in quanto il controllo del territorio resta in tutto il mondo la principale forza e fonte di potere delle mafie.

In conclusione, penetrare l’economia legale, ottenere l’accesso alle risorse nazionali e agli aiuti internazionali attraverso la corruzione sono i rischi maggiori, e gli effetti di queste minacce emergeranno probabilmente solo dopo la crisi sanitaria, quando si capirà se le azioni di prevenzione e repressione messe in atto dalle istituzioni nazionali e internazionali avranno invece prodotto effetti positivi nella difesa della legalità e dell’ordine pubblico.

 

di Giorgio Bartolomucci

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