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title: La Tesla di fine Ottocento
description: La Tesla di fine Ottocento. Tra le prime automobili mai costruite, a dominare la scena furono proprio i veicoli a batteria.
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date: 2025-05-21
author: Stefano Faina
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/la-tesla-di-fine-ottocento/
categories: [Società]
tags: [auto, autoelettriche, storia, tecnologia]
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# La Tesla di fine Ottocento

![La Tesla di fine ottocento](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/05/La-Tesla-di-fine-ottocento-1024x639.jpg)

La Tesla di fine Ottocento. Tra le prime automobili mai costruite, a dominare la scena furono proprio i veicoli a batteria

Oggi l’auto elettrica è simbolo di innovazione e sostenibilità, ma la storia di questa forma di mobilità comincia nell’Ottocento. Quando tra le prime automobili mai costruite, a dominare la scena furono proprio i veicoli a batteria.

Riavvolgendo il nastro troviamo il primo pioniere di questa tecnologia: lo **scozzese Robert Anderson**. Il quale tra il 1832 e il 1839 ideò un primitivo prototipo di *e-car*. **L’esperimento destò l’attenzione di mezza Europa e fece numerosi proseliti. **Solo qualche anno dopo, nel 1835, il professore olandese **Sibrandus Stratingh** realizzò infatti un piccolo veicolo elettrico con l’aiuto del suo assistente Christopher Becker. Anche la Germania contribuì alla storia con la **Flocken Elektrowagen**, costruita nel 1888 e considerata il primo esempio di vera auto elettrica. **Nel 1898** addirittura **Ferdinand Porsche**, fondatore della celebre casa automobilistica, **progettò un modello completamente elettrico (la P1)**. prototipo che rappresentò anche la prima macchina in assoluto prodotta dal marchio.

**Questa piccola ma significativa rivoluzione tecnologica si stava peraltro già affermando a livello urbano**. Silenziose e pulite, le auto elettriche erano infatti ideali per i brevi tragitti in città, dove le strade erano in condizioni migliori rispetto alle disastrate vie extraurbane. Una sfida tecnologica e commerciale che attirò l’attenzione anche di due giganti della storia industriale dell’epoca: Thomas Edison e Henry Ford. Il primo, convinto sostenitore dell’elettrico, lavorò allo sviluppo di batterie più performanti. Il secondo, inventore della catena di montaggio e fondatore della Ford Motor Company, nel 1914 annunciò insieme all’amico Edison l’intenzione di lanciare un’auto elettrica a basso costo.

** Del resto il mercato sembrava essere particolarmente ricettivo a quel tipo di soluzione.** **Negli Stati Uniti dei primi del Novecento, su 4mila veicoli prodotti ben 1.600 erano elettrici. **Nella sola New York, tra il 1900 e il 1914, c’erano oltre 40 stazioni di ricarica e le vetture a batteria venivano impiegate anche come taxi, in una prima embrionale rete infrastrutturale di mobilità alternativa. Il tutto senza rinunciare alle *performance*, dato che la prima vettura in assoluto in grado di raggiungere i 100 km/h (la Jamais Contente, prodotta dalla Compagnie générale belge des transports automobiles Jenatzy) era elettrica. Un risultato sorprendente, in un’epoca in cui i motori a vapore e a combustione erano già diffusi ma non risultavano essere altrettanto performanti.

**Nonostante il terreno apparentemente fertile, l’esperimento di Edison e Ford si concluse con una perdita stimata di 1,4 milioni di dollari.** Un risultato su cui incisero principalmente gli elevati costi di produzione e la scarsa autonomia delle batterie allora in uso. Scottato dall’esperienza, Ford decise di investire le proprie risorse nelle auto a benzina – più economiche e maggiormente affidabili – indirizzando così il mercato e decretando la temporanea sconfitta dell’elettrico. Il resto è storia.

Un percorso, quello dell’auto elettrica, che mostra come non tutte le innovazioni seguano una traiettoria lineare. Ci sono pause, deviazioni, persino fallimenti. Ma ciò non le rende meno importanti. Al contrario,** il passato ci mostra che le idee visionarie possono trovare nuova linfa anche dopo decenni di oblio**. Perché quello che oggi chiamiamo futuro, in realtà è già stato immaginato due secoli fa.

Di *Stefano Faina e Silvio Napolitano*
