---
title: La ‘zona Zaccagni’ è una caratteristica nazionale
description: "La zona Zaccagni è una caratteristica italiana non solo nei calcio: sempre in affanno, sempre all'ultimo minuto, sempre quasi troppo tardi"
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/06/Evidenza-sito-2-9.jpg
date: 2024-06-26
author: Giancristiano Desiderio
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/la-zona-zaccagni/
categories: [Società]
tags: [calcio sport, società]
---

# La ‘zona Zaccagni’ è una caratteristica nazionale

![La ‘zona Zaccagni’ è una caratteristica nazionale](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/06/Evidenza-sito-2-9.jpg)

La zona Zaccagni è una caratteristica italiana non solo nei calcio: sempre in affanno, sempre all'ultimo minuto, sempre quasi troppo tardi

**Zaccagni la butta dentro a 30 secondi dalla fine mentre il cronometro segna il 98esimo minuto di gioco** con un recupero quasi *record* di ben 8 minuti. Non è solo il finale con il batticuore della partita Italia-Croazia, **è la nostra vita pubblica quotidiana**: sempre in affanno, sempre con il batticuore, sempre raddrizzata in quella che una volta si chiamava ‘zona Cesarini’ e ora si dovrà chiamare ‘zona Zaccagni’.

**Tutto bene?** Tutto è bene quel che finisce bene, diceva Shakespeare, ma qui il riferimento son quelli di SuperGulp che, infatti, aggiungevano «e l’ultimo chiuda la porta». Ma qui la porta – Donnarumma a parte – non si chiude e ciò che passa sono la palla e tanta insopportabile retorica. **«Bisogna dare il cuore», «Crederci fino all’ultimo secondo», «Ora inizia un’altra storia»**. No signori, è sempre la solita solfa e infatti la sottovalutata cronaca è la cosa più importante: i minuti, i secondi sono finiti e il *record* di recupero non dipende da noi ma dall’arbitro. **Ecco il punto: quanto gli altri sono disposti a concederci?**

**Siamo in affanno con i conti pubblici e ogni volta dobbiamo fare e rifare i conti in ‘zona Zaccagni’ **cercando di dividere una torta sempre più piccola, ma un’altra storia – come dice la retorica *post* partita – non inizia mai. **Siamo in affanno sul tema della giustizia che è ben oltre perfino il 98esimo minuto di gioco**: c’è chi rimane in carcere oltre trent’anni e al trentatreesimo anno, quasi una sorta di Cristo del nostro tempo, si scopre che è innocente; c’è chi lavora nei campi come uno schiavo e chi lo schiavizza è indagato da oltre cinque anni e così, per inerzia e incapacità, il caporale ha tutto il tempo e l’agio di infischiarsene che lo schiavo abbia perso un braccio e lo lascia morire invece di portarlo in ospedale. Ospedale? **Siamo in affanno con la sanità che al Nord funziona in un modo e al Sud è diventata quasi latitante**: provate a varcare il Garigliano e vi ritrovate alla lettera all’altro mondo: non c’è bisogno della legge Calderoli per avere la ‘differenziata’.

**Con questo rosario, che sembra la retorica dell’antiretorica, si può continuare per molto**. Un esempio: ci sono in corso gli esami di Stato alle scuole superiori e così tra non molto ci toccherà la solita solfa sui voti con la percentuale dei promossi che sarà del 99,9 con quell’unico bocciato che dovrebbe assurgere a eroe nazionale, visto che di fatto e di principio tutto il sistema scolastico si regge sulle sue spalle. Ma è proprio questa la fotografia della vita nazionale: **un Paese che pareggia **– pareggia, non vince, pareggia al 98esimo e si qualifica per il rotto della cuffia – **e si ubriaca di retorica autopromuovendosi e autocandidandosi a guidare i destini dell’Europa e del mondo intero**.

**Il nostro più grande problema è, invece, proprio la ‘zona Zaccagni’.** È la retorica dell’ultimo secondo dell’ultimo minuto del recupero concessoci dagli altri. L’obiettivo non è uscire con il pareggio dalla ‘zona Zaccagni’ e sentirsi eroi, bensì è non entrare proprio nella ‘zona Zaccagni’ e affrontare i problemi prima, quando si presentano per quel che sono e non dopo, molto dopo quando non sono più nemmeno problemi ma abitudini, vizi, droghe.

**Aveva ragione Churchill quando diceva che gli italiani vanno alla guerra come fosse una partita di calcio e vanno a una partita di calcio come fosse la guerra**. Il carattere nazionale è quello della commedia, che è una forma furba di autoconsolazione che nasconde volutamente la tragedia: un po’ perché costa troppa fatica affrontarla e un po’ perché si ritiene che non ne valga la pena. **Così dalla ‘zona Zaccagni’ non si uscirà mai**.

*di Giancristiano Desiderio*
