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title: Laureati pochi, meno ancora con le competenze necessarie
description: "Non soltanto infatti l’Italia è al penultimo posto in Ue per numero di laureati under 35 ma di questi solo il 67,5% trova lavoro subito"
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date: 2025-06-20
author: Emanuele Lombardini
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/laureati-pochi-meno-ancora-con-le-competenze-necessarie/
categories: [Società]
tags: [lavoro, scuola, università]
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# Laureati pochi, meno ancora con le competenze necessarie

![laureati](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/06/UNA-FOTO-219-1024x639.jpg)

Non soltanto infatti l’Italia è al penultimo posto fra gli Stati Ue per numero di laureati *under* 35 ma di questi solo il 67,5% trova lavoro dopo tre anni dalla laurea

**La fotografia migliore dell’Italia che non decolla è il grande paradosso che sta dietro al rapporto fra istruzione e lavoro nel Bel Paese**. **Non soltanto infatti l’Italia è al penultimo posto fra gli Stati Ue per numero di laureati *under* 35 **(appena il 26,7% contro una media del 41%),** ma di questi **– secondo Eurostat – **solo il 67,5% trova lavoro dopo tre anni dalla laurea** (in cima alla classifica ci sono Malta, Paesi Bassi e Germania, tutti con un tasso superiore al 90%).

Come se non bastasse, stando all’ultimo rapporto Almalaurea,** il 30% di coloro che ce la fanno non utilizza tutte le competenze acquisite all’università e svolge un impiego per cui la laurea nemmeno serve.** Un divario che scende solo parzialmente dopo 5 anni dalla laurea** e blocca la crescita del Paese**, **perché se è vero che il numero degli occupati *post* laurea è leggermente cresciuto**, permangono ‘buchi’ per adesso molto difficili da colmare.

**In termini economici si chiama *skill mismatch***, **ovvero il disallineamento fra le competenze richieste e quelle effettivamente sul mercato**: **4 aziende su 10 segnalano lacune significative** tra le competenze dei propri dipendenti e quelle di cui avrebbero bisogno per le necessità operative, oltre a forti difficoltà nel reperire profili adeguati alle posizioni vacanti.** Insomma, c’è un *boom* di laureati in discipline letterarie, umanistiche, di arte e *design*, linguistiche, politiche, sociali e di comunicazione, economiche**; ma mancano i dottori in quegli indirizzi che servirebbero alle imprese. Secondo l’Ocse,** in Italia appena il 28% è laureato in discipline Stem e il dato scende ancora fra le donne**. I laureati italiani fanno fatica a inserirsi nel mercato del lavoro. **Secondo l’Fsa Maturity Index, che misura l’indice di maturità dei Paesi, l’Italia è al 34esimo posto nel mondo (su 75 censiti) dietro Cile e Malaysia, con oltre 10 milioni di lavoratori male assortiti.**

**Le cause? Un sistema di istruzione senza innovazione e scarsissima formazione continua: «Settore emblematico per rappresentare il fenomeno è quello delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione** (Ict), il cui rapido sviluppo richiede un aggiornamento continuo delle competenze e delle tecnologie in uso nelle aziende» sottolineano i *report* ufficiali. **Un dato su tutti: soltanto il 46% degli italiani ha competenze digitali di base e il nostro Paese è ultimo nell’Ue per laureati in discipline Ict**. **A questo si aggiungono gli stipendi fermi da 30 anni**: ciò porta molti giovani laureati – soprattutto quelli migliori – a scegliere l’estero, dove hanno prospettive di crescita, stabilità e un tenore di vita più alto.

**Ma quanto costa tutto questo in termini concreti all’economia del Paese?** **Secondo l’Ocse, lo *skill mismatch* fa perdere all’Italia 2,5 punti di Pil, circa 44 miliardi di euro.** A soffrire di più sono le Pmi, vera spina dorsale del sistema produttivo italiano, **che spesso non hanno le risorse da investire in innovazione, *cybersecurity* e intelligenza artificiale**: nel 2024 meno di un quarto (il 22,3%) delle microimprese e appena la metà di quelle medio-piccole ha potuto farlo.

**Le Its Academy, i corsi di specializzazione *post* diploma, stanno dando una grande mano in questo senso, ma è un rincorrere le esigenze di un mercato del lavoro sempre in evoluzione**, quando invece sarebbe necessario anticiparle, per garantire una transizione più fluida dal mondo dell’istruzione a quello del lavoro, oltreché provare a trattenere i giovani.** Altrimenti il rischio concreto è quello di ritrovarsi a breve in un Paese senza più prospettive. **Perché accanto a tutto questo si registra la scomparsa – lenta ma inesorabile – di tutti quegli antichi mestieri che si tramandavano a livello familiare: vetrai, falegnami, restauratori, tappezzieri, corniciai, calzolai, orologiai sono sempre più rari.** Lavori che nessuno vuole più fare e per la cui sopravvivenza si battono in pochi.**

di *Emanuele Lombardini*
