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title: "&#8220;Lavoro solo perché devo&#8221;, così la Gen Z sta cambiando il mondo dell’occupazione"
description: "I gap generazionale sfocia nel mondo del lavoro: molte aziende statunitensi sembrano restie ad assumere personale appartenente alla Gen Z"
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date: 2024-12-20
modified: 2024-12-21
author: Angelo Annese
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/lavoro-solo-perche-devo-cosi-la-gen-z-sta-cambiando-il-mondo-dell-occupazione/
categories: [Società]
tags: [giovani, lavoro]
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# &#8220;Lavoro solo perché devo&#8221;, così la Gen Z sta cambiando il mondo dell’occupazione

![Gen Z lavoro](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/12/Gen-Z-lavoro.jpg)

Ecco cosa accade quando il gap generazionale sfocia nel mondo del lavoro: molte aziende statunitensi sembrano restie all’idea di assumere personale appartenente alla Gen Z

**Ecco cosa accade quando** [il gap generazionale](https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/i-giovani-e-il-lavoro-una-nuova-consapevolezza/) **sfocia nel mondo del lavoro: molte aziende statunitensi sembrano restie all’idea di assumere personale appartenente alla** [Gen Z](https://laragione.eu/life/editoria/la-gen-z-fra-iperconnessione-e-recupero-della-lentezza/). Vale la pena ricordare che diversi fenomeni si sviluppano in anticipo negli Usa, rispetto all’Europa. Secondo un sondaggio a cura della piattaforma [Intelligent.com](https://www.intelligent.com/1-in-6-companies-are-hesitant-to-hire-recent-college-graduates/), basato su un campione di mille dirigenti d’azienda, questi ultimi si dicono per la maggior parte insoddisfatti arrivando a definire arroganti e troppo permalosi i lavoratori più giovani.

**Stando ai *recruiter*, la Generazione Z (che comprende i nati fra il 1997 e il 2012) ignora la cultura del lavoro e non riesce a gestire il rapporto con i superiori.** Emerge che circa sei aziende su dieci hanno licenziato un neolaureato assunto nell’ultimo anno, perlopiù per mancanza di motivazione o iniziativa (50%), scarse capacità comunicative (39%) e mancanza di professionalità (46%). Nove *recruiter* su dieci denunciano che dopo la laurea i ragazzi avrebbero bisogno di un corso *ad hoc* per migliorare il proprio atteggiamento sul posto di lavoro. La Gen Z delude dunque le aspettative e sembra essere vissuta con una certa ostilità da una quota degli *head hunter*.

**I *baby boomer* (o anche semplicemente *boomer*, cioè i nati fra il 1946 e il 1964) sono cresciuti a pane e lavoro.** I loro padri, dopo aver superato gli anni più bui del secolo scorso, dovevano ripartire e affermarsi: erano tempi di grande ottimismo e fermento, scanditi da una crescita economica inarrestabile. E per ‘fare carriera’ sembrava sufficiente impegnarsi. Il rapporto con il lavoro veniva vissuto in modo totalizzante e le gerarchie erano fondamentali. Nel corso degli anni, di generazione in generazione, il mercato del lavoro è notevolmente cambiato e con esso anche i desideri e le aspettative di chi è entrato a farne parte.

**Anche la Gen Z vuole realizzarsi (ovvio), ma senza rinunciare al proprio tempo libero, che viene percepito come un diritto inalienabile.** Il lavoro spesso diventa un mezzo ‘obbligato’ per ottenere risorse con cui coltivare le proprie passioni. I più giovani sono cresciuti in un’era dominata dalla tecnologia e dai *social media*, spesso ripudiano l’autorità, vogliono rompere l’ordine precostituito (questa non è proprio una novità) e crescere professionalmente in un ambiente flessibile, inclusivo e ricco di *benefit*.

**Secondo un sondaggio svolto nel 2023 in Europa da [Zety](https://zety.it/blog/generazione-z-al-lavoro#4), l’elemento più caratterizzante sarebbe l’eccessivo *turnover***: i giovani della Gen Z cambiano lavoro a un tasso del 134%, in crescita rispetto al 2019 e nettamente superiore al 24% dei *millennial* e al 4% dei *boomer*. I datori di lavoro che fanno parte della generazione dei *boomer* potrebbero percepire questo aspetto come una mancanza di ‘lealtà’, ma resta innegabile che la Gen Z stia cercando di sovvertire le regole del gioco. Il benessere psicofisico per questi giovani viene prima di tutto e non dev’essere intaccato dal lavoro, che comunque ha un ruolo marginale. Allo stesso tempo viene però percepito come identitario, tanto che tendenzialmente si rifiutano di lavorare per un ente o un’impresa che non rispecchi a pieno i loro princìpi. Fra i motivi per cui sono disposti a dimettersi troviamo lo *stress* da troppo lavoro (41%), la discrepanza di valori rispetto all’azienda (35%) e l’infelicità causata dal lavoro (33%).

**In Italia ci sono circa 9 milioni di individui che fanno parte della Generazione Z.** Entro il 2030 rappresenteranno un terzo della forza lavoro. La sfida è per tutti e tutte le generazioni.

di *Angelo Annese*
