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title: Le balle che raccontiamo ai ragazzi
description: Il mondo della scuola e quello del lavoro lasciati a debita distanza, prediligendo il mondo TikTok a quello LinkedIn
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date: 2024-06-01
author: Fulvio Giuliani
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/le-balle-che-raccontiamo-ai-ragazzi/
categories: [Società]
tags: [lavoro, scuola]
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# Le balle che raccontiamo ai ragazzi

![Le balle che raccontiamo ai ragazzi](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/06/Evidenza-sito-5.jpg)

Il mondo della scuola e quello del lavoro lasciati a debita distanza, prediligendo il mondo TikTok a quello LinkedIn (con conseguenze evidenti)

Episodio di vita vissuta in mezzo ai ragazzi.
**Torino, platea di liceali fra il quarto e il quinto anno: si parla di futuro, era digitale, formazione e lavoro**. Faccio una domanda, solo un gioco, **chiedendo quanti di loro abbiano un profilo TikTok e quanti uno LinkedIn. Tutti TikTok**, nessuno - fra le ragazze e i ragazzi davanti a me - del social nato per il mondo del lavoro e oggi sviluppatosi in un ecosistema molto più ampio e variegato.

Gli adulti presenti in sala sobbalzano sulla sedia e commentano all’unisono: “Vabbè, ma sono solo dei ragazzi!”. A parte la plastica rappresentazione dei luoghi comuni sull’età “minima“ (o “massima“) necessaria a frequentare questo o quel social, **è impressionante la gabbia mentale che abbiamo costruito e in cui costringiamo i nostri figli**.

Nel prosieguo del dibattito, infatti, il preside di un liceo torinese - nel riprendere il mio gioco e credendo di sfruttarlo secondo la sua legittima idea di formazione - ha poi sottolineato quanto fosse giusto e importante che nessuno dei ragazzi avesse un profilo LinkedIn, “Perché a scuola non dobbiamo formare dei lavoratori, ma degli uomini“. Al che, lo ammetto, sono sobbalzato io sulla sedia, mi sono aggrappato ai braccioli cercando di non esplodere, perché **non ne posso più di questo pezzo di mondo della scuola** (e anche dell’università) **secondo il quale il lavoro - se non è il grande nemico - va almeno tenuto a distanza**. Vorrei capire aspettando chi o cosa…

Il mondo dell’impresa, per essere più precisi, è un mostro da esiliare dalle aule, perché corromperebbe i delicati animi giovanili, impedendo la formazione di donne e uomini degni di questo nome e non solo di macchine da profitto. **Un’idea del lavoro da padroni delle ferriere che in pieno III millennio lascia attoniti**. Un modo di ragionare incredibile, in un Paese -[lo scrivevamo appena ieri](https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/economia/se-276-000-posti-di-lavoro-vi-sembran-pochi/) - che ogni anno **butta al macero centinaia di migliaia di posti di lavoro perché i nostri ragazzi non vengano formati bene**. Perché le scuole non funzionano, perché ne laureiamo troppo pochi, perché i coetanei in tanti Paesi nostri concorrenti ci mangiano in testa. Ma l’importante è che “La scuola non debba preparare dei lavoratori“.

**Chi mai potrebbe pensare di formare un essere umano consapevole e cosciente solo sulla base delle qualità professionali?** Come si può mai pensare di scindere le capacità necessarie alle future professioni da un’adeguata formazione culturale, per tacere di quella psicologica e morale? Non oserei neppure ipotizzare una scuola tesa solo al lavoro, ma sono anche arcistufo di questi adulti che mandano allo sbaraglio i ragazzi in un mondo ultra competitivo disarmati.

Invece di ridere del mio invito ad aprire un profilo LinkedIn e cominciare a esplorare il mondo, **dovrebbero provare a capire di cosa stessi parlando ma i primi a essere nostalgicamente rimasti nel XX secolo sono proprio loro**.

*di Fulvio Giuliani*
