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title: Le migliori università al mondo, luci e ombre italiane
description: Nella classifica mondiale delle università e delle singole facoltà considerate le migliori a livello globale non ci sono clamorose novità
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date: 2024-04-11
author: Fulvio Giuliani
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/le-migliori-universita-al-mondo-luci-e-ombre-italiane/
categories: [Società]
tags: [Italia, studenti, università]
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# Le migliori università al mondo, luci e ombre italiane

![Le università](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/04/Le-universita.jpg)

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2024-04-10 13:39:22

2024-04-10 11:39:22

Il Politecnico di Milano, La Sapienza, la Bocconi e la Normale di Pisa nella top ten dei migliori corsi di laurea al mondo nella prestigiosa classifica QS ranking. L'Italia si conferma un'eccellenza non solo per gli studi classici in cui occupa la prima posizione.

Anche ingegneria e scienze economiche e sociali. L’università italiana vince in campi meno noti e scontati nel ranking che mette a confronto gli atenei mondiali in base ai singoli corsi di laurea. Con ben 8 piazzamenti nella top ten mondiale, l’Italia supera il ciché che la voleva un’eccellenza solo negli studi classici in cui La Sapienza, per il quarto anno consecutivo, si è confermata al primo posto davanti a Oxford e Cambridge, entrando da quest'anno anche nella classifica di Archeologia (decima posizione). 

Bene anche la Normale di Pisa che perde una posizione ma resta comunque quinta in «Classics». Il Politecnico di Milano è settimo sia in Architettura (guadagna tre posti) che in Arte e Design (su di due posizioni) e nono in Ingegneria meccanica e aeronautica (giù di due). La Bocconi è settima in Marketing (era ottava) e nona in Economia gestionale, confermandosi 16esima in Economia ed econometria e 17esima in Contabilità e finanza.  

A livello mondiale del ranking QS predominano anche quest'anno le università americane che,pur facendo registrare un calo della performance del 24 per cento in termini di piazzamenti, restano in testa in ben 32 discipline.

A livello europeo solo l'Olanda fa meglio di noi con 13 materie ai primi dieci posti al mondo, mentre Francia e Germania ne hanno appena cinque a testa. 

L'Italia con 8 posizioni nella top ten dei migliori corsi laurea al mondo

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2024-04-11 07:34:35

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2024-06-05 15:36:15

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È stata pubblicata la classifica del QS World University Rankings: il Politecnico di Milano è la miglior università italiana, seguita da La Sapienza di Roma. L'intervista a Donatella Sciuto, rettore dell'Università PoliMi

È un’occasione ascoltare il rettore del Politecnico di Milano, l’ingegner Donatella Sciuto, in giorni di proteste che sembrano mettere in discussione il ruolo dell’istituzione universitaria come luogo di confronto, sviluppo e tolleranza.

Inevitabile partire dalle numerose richieste di interruzione dei rapporti con gli atenei israeliani, se non di boicottaggio di Israele: «La nostra posizione, in quanto ateneo pubblico, rispetta quella della Conferenza dei rettori» sottolinea Sciuto. «È unanime l’opinione che le università siano luoghi di pensiero libero, non di violenza. Quello che stiamo attraversando è un momento storico delicato e teso, non possiamo permettere che si rompa l’equilibrio fra la libertà di pensiero e di parola e il diritto al dissenso. Questo però non deve mai sfociare in sopruso, in prevaricazione né tantomeno nell’uso della forza o nella repressione. La diversità è un fattore fondamentale: quando abbiamo aperto la sezione inglese agli stranieri abbiamo aperto il mondo al Politecnico. È utile a evitare gli stereotipi, chi è ebreo o musulmano non è brutto e cattivo. Se conosci il tuo vicino qualcosa imparerai. Sempre».

Insomma, in una università non si boicotta e non si toglie la parola a nessuno e, per dirla tutta, non si dovrebbe nemmeno pensare di farlo. Donatella Sciuto è a capo di una delle poche università italiane in grado di giocarsela con i grandi atenei stranieri, prima donna a guidare la prestigiosa università fondata a Milano nel 1863. Un primato che la inorgoglisce senza eccessi e la spinge a chiarire con indifferenza come chiamarla: «Non vivo con particolare sentimento l’essere la prima donna in questo ruolo, forse perché semplicemente troppo impegnata a ricoprirlo. Sono la faccia del Politecnico e questa è la vera, grande responsabilità. Quanto alla questione di genere, non mi sono mai appassionata al lessico. “Rettrice” o “rettore” è la stessa cosa».

Sciuto approfitta dell’argomento, assurto agli onori della cronaca grazie alle indicazioni lessicali di altre università, per porre l’accento su quello che sente come il vero tema: la difficoltà nell’indirizzare le ragazze alle facoltà scientifiche. «Abbiamo ancora tanto da fare. A cominciare da casa, perché in tutte le ricerche si evince che la scelta dell’università viene dalla famiglia. Molte ragazze mi hanno detto che i loro genitori erano contrari alle facoltà Stem (scientifiche, matematiche e tecnologiche). Ancora oggi siamo lì… È uno dei motivi per cui abbiamo avviato l’iniziativa “Girls at Polimi”, anche se a volte è più un problema di percezione. È vero, infatti, che di ragazze ce ne sono poche a Ingegneria elettrica e che in quella aerospaziale sono meno del 20%, ma in Ingegneria biomedica sono più dei maschi. Tutte le professioni ingegneristiche hanno un impatto sulla società di oggi e se una/uno ha quella passione deve assolutamente perseguirla. Se fai Ingegneria (ascoltandola si ‘sente’ l’orgoglio dell’ingegnere, prima ancora di quello della professoressa e del rettore, ndr.) hai il vantaggio di sapere che questa professione è sempre spendibile. Ci sono l’ambiente, l’energia, la mobilità. Anche il cibo è legato alle tecnologie».

In Italia ci occupiamo poco di formazione… «Forse perché non porta voti?» ci interrompe Sciuto, accompagnando le parole con una smorfia . «In tanti non s’iscrivono neppure, nonostante di atenei ormai ce ne siano ovunque. Se faccio l’influencer guadagno di più: a passare è stato questo bel messaggio. La verità è che se si smette di studiare a 19 anni manca una visione di futuro».

La sintesi è sconfortante: pochi laureati, ancor meno donne laureate in materie Stem e ultimi in Europa fra le donne che lavorano: «Non ce lo possiamo permettere, altrimenti andremo verso la deindustrializzazione. Ecco perché chiedo alle famiglie di far sì che i loro figli studino, qualsiasi cosa ma studino. Oggi formarsi dura tutta la vita, altrimenti resti fuori oppure fai lavori poco stimolanti che non richiedono competenze».

E per Donatella Sciuto questo significa studiare in università, che resta una scuola di vita. «Per me è un fattore fondamentale frequentare e ‘respirare’ l’università, con tutto il rispetto per quelle telematiche. A tal proposito, farei tranquillamente a meno del valore legale del titolo di studio, che finisce per appiattire i luoghi di formazione e serve soltanto nei concorsi pubblici».

di Fulvio Giuliani

"In università non si boicotta", parla il rettore del Politecnico Donatella Sciuto

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2024-06-06 08:12:36

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9926

2024-01-11 11:00:04

2024-01-11 10:00:04

Demografia, immigrazione, Neet, università e posizioni estremiste: l'intervista al rettore della Bocconi, Francesco Billari

Il papà era immigrato dalla Calabria, la mamma dalla Sicilia. Si sarebbero incontrati a Milano mettendo su famiglia e portando avanti un negozio di sartoria. Il titolo di studio di entrambi era la quinta elementare, il figlio Francesco Billari è il rettore dell’Università Bocconi di Milano. Una di quelle storie altamente istruttive sull’immigrazione interna italiana. Statistico specializzato in demografia, Billari ama osservare alcuni dei problemi fonti di grandi polemiche con l’occhio dello scienziato alla guida di una delle più prestigiose università italiane, con il suo carico di ragazzi e speranze.

A proposito di demografia, l’immagine dell’‘inverno’ è abusata: «C’è almeno la consapevolezza che l’Italia è in una situazione eccezionale: è uno dei Paesi con più anziani al mondo, dietro al Principato di Monaco e al Giappone» ci dice. «Il nostro numero di figli per coppia è il più basso in assoluto e i giovani restano a casa più a lungo. Purtroppo non si cambia da un momento all’altro e qui ci soccorre la metafora dell’orologio di Alfred Sauvy: la politica si muove come la lancetta dei secondi, l’economia come quella dei minuti, mentre la demografia ha il ritmo della lancetta più lenta, quella delle ore. Qualcosa però possiamo fare, imparando dagli altri su immigrazione e occupazione femminile».

Tanto per cominciare, studiamo poco: «Il tasso di laureati è appena del 30%, ce la giochiamo con la Romania. L’Italia spreca molti giovani, spesso di origine straniera. Ne abbiamo pochi e anche poco preparati e tutti i test ci vedono in fondo alla classifica. Faccio un esempio lontano: la Corea del Sud ha problemi demografici simili ma il 70% dei laureati». Nel mondo ultra competitivo di oggi se non ci prepareremo andremo fuori gioco e Francesco Billari non ha dubbi: «Tutti dovrebbero essere più preparati, adulti compresi. Non possiamo permetterci i Neet, bisogna includere i giovani che hanno perso le speranze e le donne, senza dimenticare la bassa partecipazione degli uomini. Se ne parla poco ma abbiamo anche il più basso tasso di occupazione maschile in Europa». Per lui l’immigrazione è una straordinaria opportunità: «Gli Stati Uniti sono cresciuti nella diversità più totale perché la diversità è ricchezza. Non abbiamo realizzato che la scuola doveva cambiare con il cambiamento demografico e invece abbiamo incoraggiato la polarizzazione: classi con troppi figli di immigrati o con troppi italiani. Con il 15% di nati con entrambi genitori stranieri la scuola non può non cambiare. Anche nei suoi tempi: serve l’accorciamento delle vacanze estive. Lasciamo indietro dei potenziali talenti: lo vediamo bene nello sport, lo potremmo vedere in altri campi».

Sul caso delle dimissioni di alcuni dei rettori delle più prestigiose università Usa per aver difeso posizioni estremiste, Billari ricorda che «la situazione è problematica anche a Oxford dove ho insegnato. Sono sempre stato colpito dal fatto che ci possa esser chi chieda le dimissioni di un professore perché ha idee diverse o affronta temi scomodi. Non fa bene al sistema universitario. Alcuni dei rettori in questione hanno però difeso posizioni intolleranti degli studenti e questo non è accettabile. Non c’è cittadinanza per la discriminazione e l’errore è stato proprio tollerarla, in quel caso contro gli ebrei. Poi ci sono le esagerazioni: negli Usa circolano studi che propongono test d’intelligenza in base alle diverse etnie. In realtà misurano soltanto l’esito di processi sociali secolari: l’intelligenza non dipende certo dall’essere maschio o femmina, bianco o nero. La selezione sociale è esistita ed esiste. Compito degli studiosi è ricordarlo, sottolinearne gli effetti e promuovere la diversità, che è comunque positiva».

Di Fulvio Giuliani

Immigrati e giovani studino il futuro, parla Billari

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2024-01-11 18:43:45

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