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title: Le parole del generale Antonio Cornacchia, colui che trovò il corpo di Aldo Moro
description: Il 9 maggio ricorre il 46esimo anniversario del ritrovamento del corpo di Aldo Moro, rinvenuto dal generale Antonio Cornacchia
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date: 2024-05-09
author: Giacomo Chiuchiolo
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tags: [Italia, storia, viral]
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# Le parole del generale Antonio Cornacchia, colui che trovò il corpo di Aldo Moro

![Antonio Cornacchia](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/05/Antonio-Cornacchia.jpg)

2024-03-16 12:57:53

2024-03-16 11:57:53

Il 16 marzo 1978 l'onorevole Aldo Moro venne rapito dalle Brigate Rosse, l'Italia rimase con il fiato sospeso per 55 giorni, poi la morte il 9 maggio

Era il 16 marzo del 1978 quando l'onorevole Aldo Moro venne rapito in via Mario Fani a Roma, durante un agguato a mano armata delle Brigate Rosse. Quel giorno si sarebbe dovuta tenere la presentazione del nuovo governo alla guida -per la quarta volta- di Giulio Andreotti.

Fu una mattanza, nell'assalto vennero uccisi i due carabinieri a bordo dell'auto di Moro, Oreste Leonardi e Domenico Ricci e i tre poliziotti che viaggiavano sull'auto di scorta, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi.

Quel giovedì mattina iniziò il sequestro di Aldo Moro, che tenne l'Italia col fiato sospeso per 55 lunghi giorni. L'allora presidente e fondatore di Democrazia Cristiana - nonché ministro della giustizia, della Pubblica istruzione, quattro volte Ministro degli esteri e cinque volte Presidente del Consiglio dei ministri - venne tenuto prigioniero nel covo di via Camillo Montalcini. Luogo dal quale si presume scrivesse numerose lettere - la cui autenticità è ancora oggi oggetto di dibattito - indirizzate ai familiari e ai dirigenti della Democrazia Cristiana, tra cui: Benigno Zaccagni, Francesco Cossiga, Giulio Andreotti e Riccardo Misasi.

Durante il sequestro, le Brigate Rosse recapitarono nove comunicati con i quali spiegarono i motivi del gesto. Nel comunicato n. 3 si legge: " Le risposte che fornisce il prigioniero chiariscono sempre di più le linee controrivoluzionarie che le centrali imperialiste stanno attuando; delineano con chiarezza i contorni e il corpo del "nuovo" regime che, nella ristrutturazione dello Stato Imperialista delle Multinazionali si sta instaurando nel nostro paese e che ha come perno la Democrazia Cristiana". Quindici in tutto i brigatisti coinvolti che poi vennero processati.

Quello di Aldo Moro fu uno dei casi più eclatanti della storia del nostro Paese - toccato da un alone di mistero a causa di una seduta spiritica con il piattino presenziata da Romano Prodi, Mario Baldassari e Alberto Clò, da cui sarebbe emersa la parola "Grodoli", via in cui poi vennero ritrovati alcuni documenti delle Br.

Aldo Moro morì per "colpa" delle sue idee politiche il 9 maggio del 1978, all'età di 61 anni.

Di Claudia Burgio

Quarantasei anni fa il rapimento di Aldo Moro, Meloni: "Anni bui non tornino mai più"

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2024-03-16 19:59:45

2024-03-16 18:59:45

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2024-03-04 19:00:29

2024-03-04 18:00:29

È morta all’età di 75 anni l'ex brigatista Barbara Balzerani. Soprannominata “primula rossa”, Balzerani ha partecipato all’agguato di via Fani e al sequestro di Aldo Moro

È morta a Roma all’età di 75 anni l'ex brigatista Barbara Balzerani. Soprannominata “primula rossa”, Balzerani - lo ricordiamo - ha partecipato all’agguato di via Fani e al sequestro di Aldo Moro.

L’ex brigatista - che ha preso parte a numerosi omicidi delle Brigate rosse - ha aderito alle Br nel 1975: non si è mai pentita e non ha mai dichiarato rammarico “per quanti furono colpiti” dai terroristi.

Catturata il 19 giugno 1985, nel 2006 le è stata concessa la libertà condizionale.

di Mario Catania

Morta l’ex brigatista Barbara Balzerani: partecipò al sequestro di Aldo Moro

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2024-03-05 10:09:30

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2024-02-09 14:35:11

2024-02-09 13:35:11

Gianni Giansanti scattò un’immagine considerata fra le 100 più importanti della storia della fotografia: il corpo di Aldo Moro ritrovato nel portabagagli della Renault 4 rossa

Quando Gianni Giansanti morì nel 2005, a soli 52 anni, fu un lutto per tutto il mondo della fotografia italiana e non solo. Aveva cominciato la sua carriera di photoreporter a 21 anni e soltanto un anno dopo scattò un’immagine considerata fra le 100 più importanti della storia della fotografia: il corpo di Aldo Moro ritrovato nel portabagagli della Renault 4 rossa dopo 55 giorni di prigionia nelle mani delle Brigate Rosse. Con un pensiero a Maria Fida Moro, morta pochi giorni fa, rievochiamo quel terribile momento.

Era il 9 maggio 1978. «Quel giorno, verso le dodici e mezza, stazionavo davanti alla sede della Democrazia cristiana» raccontò Giansanti, anni dopo, ad alcuni amici nella sua casa di Trastevere. «A un certo punto vedo uscire dal portone di Piazza del Gesù due, tre poliziotti in borghese che salgono su una macchina, sgommano e si dirigono a tutta velocità verso Largo Argentina. Li seguo in moto. In Corso Vittorio Emanuele II la pattuglia inchioda, rigira, torna in Largo Argentina, quindi si dirige in via delle Botteghe Oscure. E lì si ferma. Arrivano i celerini che bloccano via Michelangelo Caetani. Cordone, non si passa». Giansanti si accorse che l’altro ingresso della strada non era stato ancora sbarrato, allora riprese la moto e arrivò appena in tempo per infilarsi nel primo portone aperto, salire al primo piano ed entrare in un appartamento sporgendosi da una finestra. In quella accanto c’erano già altri colleghi. La strada cominciò a riempirsi di agenti. Vi era una grande confusione, ma capì subito che al centro dell’attenzione c’era una Renault 4 rossa. Sentì un annuncio per radio: «Ci arriva in questo istante la notizia che il corpo dell’onorevole Moro è stato ritrovato in via Caetani». Dalla strada un poliziotto vide il photoreporter e gli puntò contro la pistola, ordinandogli di scendere e di consegnargli i rullini, ma lui si ritirò subito dalla finestra e continuò a seguire la scena dal riflesso sul vetro.

Giansanti aveva con sé una sola macchina e tre obiettivi fra cui un teleobbiettivo, molto prezioso e determinante in quanto era l’unico ad averlo. Improvvisamente il padrone di casa, spaventato, lo cacciò. Lui allora uscì dall’abitazione e salì sul tetto del palazzo, da dove vide che arrivavano gli artificieri perché temevano che i brigatisti avessero minato la macchina. Decise così di tornare al primo piano e, approfittando della confusione assoluta, rientrò nella casa di prima. Il proprietario neanche se ne accorse.

Usando il teleobbiettivo aveva come l’impressione di trovarsi a pochi centimetri dalla scena. Dopo che gli artificieri ebbero squarciato il portellone, il medico legale tolse una coperta e scoprì il cadavere di Aldo Moro. Giansanti fece in tempo a scattare le ultime immagini, per poi fare una corsa folle al laboratorio. Pochi minuti e si trovava già all’“Associated Press” per offrire le sue immagini in bianco e nero. Fu poi la volta della redazione romana di “Time”, dove presentò le sue foto a colori e ottenne immediatamente la copertina. Di sera tardi, a casa, lo chiamò l’importante agenzia Gamma per proporgli un contratto, che ovviamente accettò. In piena notte arrivò un aereo privato per far arrivare a Parigi i negativi alle sette della mattina seguente.

Gianni Giansanti in seguito otterrà il primo premio del World Press Photo per uno stupendo scatto di papa Wojtyla, cui seguirono tanti altri riconoscimenti per i suoi servizi in tutto il mondo nonché per i ritratti di personaggi famosi, anche dello sport. Resta però inarrivabile il contributo che seppe dare per testimoniare la notte della Repubblica.

di Roberto Vignoli

Gianni Giansanti e il celebre scatto negli anni di piombo

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2024-02-09 14:48:23

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