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title: "L&#8217;importanza del 9 marzo"
description: "L'8 marzo resta un'ottima \"scusa\" per fare il quadro della situazione donne e diritti in Italia. A cominciare dal primo problema: il lavoro"
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date: 2023-03-08
author: Ilaria Cuzzolin
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/limportanza-del-9-marzo/
categories: [Società]
tags: [donne, Evidenza, lavoro]
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# L&#8217;importanza del 9 marzo

![donne diritti](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/03/Evidenza-sito-19.jpg)

L'8 marzo resta un'ottima "scusa" per fare il quadro della situazione donne e diritti in Italia. A cominciare dal problema più grande: il lavoro

In un oceano di diritti negati, **l’8 marzo resta un’ottima “scusa” per continuare a parlare di obiettivi raggiunti e futuri**. Senza volerci addentrare negli abissi in cui sono sprofondati alcuni Paesi come l’Iran e l’Afghanistan – argomento di cui dibattiamo con una certa frequenza, convinti che l’8 marzo dovrebbe essere ogni giorno – oggi intendiamo affrontare il problema nel “*mare nostrum*”, con una dovuta premessa: **l’essere nate in Italia rappresenta una fortuna incredibile** e inconfutabile, anche se qualcuno ogni tanto prova a convincerci del contrario.

**Ci bastino i volti delle tante donne e bambine** che abbiamo imparato a conoscere in questi giorni, **vittime del tragico naufragio di Cutro**: un viaggio che avrebbe dovuto regalare un sogno come quello di poter studiare, lavorare, vivere in un luogo sicuro e rispettoso dei diritti di tutte e tutti.

Detto ciò, anche qui abbiamo dei problemi che non si possono non affrontare. **Il lavoro è forse quello più urgente**. Tutti i rapporti di settore ci dicono che sei laureati su dieci sono donne e che queste finiscono gli studi più in fretta e con voti migliori. Eppure sono proprio loro a faticare maggiormente nel trovare un impiego e – a parità di ruolo nel lavoro dipendente – continuano a guadagnare meno dei loro colleghi maschi. Se qualcosa sta lentamente cambiando ai livelli più alti (la neopresidente della Corte di Cassazione, Margherita Cassano, ne è una dimostrazione), **la maggior parte deve ancora fare i conti con questa insopportabile ingiustizia**.

C’entrano quei **retaggi culturali duri a morire per cui serve affidarsi solo allo scorrere del tempo** perché le cose cambino, ma di sicuro pesa moltissimo anche il preconcetto secondo cui – sul posto di lavoro – le donne sarebbero meno disponibili degli uomini. Per ragioni apparentemente ovvie, **dato che sono prevalentemente ancora loro “a prendersi cura di”**: la famiglia, la casa, l’anziano genitore. Il ventaglio delle opzioni disponibili è piuttosto limitato, si può chiedere un aiuto alla *baby sitter* o alla badante (guarda caso professioni generalmente ad appannaggio femminile) oppure, nel tentativo di far quadrare i conti a fine mese, provare ad arrangiarsi come si può. Anche a costo di dire qualche “no” al proprio datore di lavoro.

Diversamente da quello che accade all’estero, a cominciare dall’esempio “di scuola” della Francia, **l’offerta di servizi alle famiglie è ancora molto risicata**, quando invece questi aiuti permetterebbero alle donne di riuscire a tenere assieme le tessere del *puzzle*. Così molte semplicemente non lavorano.

**L’ultimo dato emerso dalle indagini Eurostat sul tasso di occupazione fra le donne nella fascia di età 20-49 anni fa davvero impressione**: con il 55,2% di occupate l’Italia è ultima in classifica (18 punti in meno rispetto alla media Ue), preceduta pure dalla Grecia. Fa ancora più specie constatare come nel resto d’Europa, dove i servizi per la famiglia sono più accessibili, le donne con tre figli lavorino più di quelle italiane con un unico bambino.

Quanto al tema più generale della **bassa natalità italiana**, il fenomeno abbraccia queste problematiche ma è anche “figlio” dell’evoluzione sociale, del benessere, del mutato ordine di priorità per le donne (e gli uomini). Alcune soluzioni per uscire da questa *impasse* sono chiare e le abbiamo indicate, non abbiamo più scuse. Se non quella dell’8 marzo.

*di Ilaria Cuzzolin*
