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title: L’inedito femminismo “neorazzista”
description: Molte femministe pensano che il femminismo esista ancora ma questa convinzione è stata messa a dura prova. Il nuovo femminismo “neorazzista”
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date: 2024-03-26
author: Luca Ricolfi
url: https://laragione.eu/litalia-de-la-ragione/societa/linedito-femminismo-neorazzista/
categories: [Società]
tags: [donne]
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# L’inedito femminismo “neorazzista”

![Il femminismo](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/03/Il-femminismo.jpg)

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2023-12-27 08:59:58

2023-12-27 07:59:58

Kevin Spacey parla della sua tragedia personale al microfono del presentatore americano Carlson: l'inferno giudiziario durato sei anni e la gogna mondiale

Ha scelto un’intervista da trasmettere su YouTube (e già questo è significativo a dispetto dei media tradizionali), al microfono del presentatore americano Tucker Carlson, per parlare della sua tragedia personale. Perché di questo si è trattato, inutile girarci intorno, ma senza rinunciare all’ironia, al sarcasmo, al paradosso. Perché Kevin Spacey, emerso da un inferno giudiziario durato sei anni e da una gogna mondiale che lo ha letteralmente polverizzato in termini di immagine e non solo, è un uomo innocente. È uscito scagionato da ogni accusa dai diversi processi che lo hanno visto alla sbarra per accuse di molestie sessuali di varia natura, ma resta per tanti, troppi - inutile negarlo - un intoccabile. Qui non si tratta di schizzi di fango sopravvissuti a un’inconcepibile vicenda mediatica figlia del cinismo e dell’opportunismo da voltastomaco dei suoi accusatori, si tratta di una vera e propria valanga di guano che avrebbe ucciso (non in senso figurato) uomini meno forti o animati da minore volontà di urlare al mondo la propria innocenza.

Nell’intervista, Kevin Spacey gioca con il suo personaggio iconico, Frank Underwood di “House of Cards”, per dire e ribadire, per accusare apertamente chi tantissimo gli ha dovuto e gli deve tuttora eppure non ha esitato un solo istante a scaricarlo, dimenticarlo, cancellarlo in ossequio al politicamente corretto e alla smania del #metoo fuori controllo. Tutte cose che qui abbiamo scritto più volte e in tempi non sospetti e di cui siamo orgogliosi.

Leggerlo oggi, riflettendo sulle parole dello stesso attore mentre cerca di ricostruire i pezzi della propria vita, dobbiamo però ammettere che fa molta, molta impressione. “Netflix deve tutto a me, li ho fatti conoscere nel mondo e loro mi hanno abbandonato“. Le parole di Kevin Spacey o forse di Frank Underwood, in realtà, nulla cambia. La sostanza è che Netflix deve molto del suo successo planetario a questo straordinario attore (due volte premio Oscar) e a una serie che senza di lui è semplicemente evaporata.

Nonostante tutto questo, ancora oggi - potete agevolmente fare voi stessi la prova accedendo a Netflix - “House of Cards” è tornata (perché l’appestato non è più tale), ma nei trailer principali e nella locandina il suo volto non c’è. Il volto di uomo innocente e ingiustamente distrutto. In questa vicenda è in gioco molto più che il pur rilevante destino personale di Kevin Spacey. Sono in gioco le regole e l’etica dell’informazione, il rispetto dell’individuo e dei suoi diritti fondamentali, un’idea di garantismo che abbiamo rischiato di mandare al macero proprio nei Paesi con una millenaria tradizione di diritto. Perché questa non è una faccenda solo americana, neanche un po’.

Di Fulvio Giuliani

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L’ipocrisia ai tempi del #MeToo

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2023-12-27 17:13:46

2023-12-27 16:13:46

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2023-01-09 16:40:27

2023-01-09 15:40:27

Le femministe francesi che hanno chiesto di togliere l'altezza minima come requisito per accedere a Miss Francia hanno fatto due grossi errori di valutazione

Questa battaglia portata avanti dalle femministe francesi sui centimetri minimi richiesti per partecipare al concorso di Miss Francia è stucchevole ma soprattutto inutile alla causa.  Anche quest’anno tra i vari requisiti richiesti per poter accedere al contest di bellezza d’Oltralpe c’è quello dell’altezza minima, fissata a 1,70 centimetri. Questa volta però - e non se ne capisce bene il tempismo - la cosa non è andata giù a un gruppo di attiviste per i diritti delle donne che si sono rivolte a un tribunale per richiederne la rimozione. Non del concorso, che avrebbe avuto pure senso, ma del limite dell’altezza. Il giudice in questione ha però ritenuto non ammissibile la loro denuncia perché “non discriminatoria ai fini dei diritti del lavoratore”. Ed è proprio in quest’ultimo passaggio che sta il tranello in cui sono cadute le femministe francesi dell’associazione Osez, che si è fatta portavoce di questa battaglia. Il vizio è di sostanza e non indifferente. 

Come si può infatti considerare un concorso di bellezza al pari di un datore di lavoro? Vero è che per molte, negli anni, il programma è stato un trampolino di lancio in alcuni campi come il mondo dello spettacolo e della moda ma Miss Francia resta quello che è, piaccia o no: un concorso di bellezza dove si giudicano fianchi, natiche, nasi, occhi, seni. Nulla di più, anche se ci vorrebbero convincere del contrario, obbligandoci (in Italia più nemmeno quello, dato che il programma viene trasmesso solo sul web) ad assitere a ridicole prove di cultura generale. 

Dopo le tante battaglie fatte per erigere il merito in cima alle caratteristiche di un candidato in cerca di occupazione, parlare di diritti del lavoratore quando si parla di un concorso di bellezza sarebbe come considerare quest’ultima un lasciapassare per l’accesso alla professione. E forse, in alcuni ambiti, sarà anche così ma un conto è saperlo (e non poterci fare praticamente nulla), altra cosa è regolarizzarlo. Nessun giudice potrà mai sentenziarlo, nemmeno tra le righe.

La bellezza è piacevole, è qualcosa che capita e non si sceglie; è un talento ma non andrebbe considerata un merito. Di più, in certi casi appare persino immeritata.

Miss Francia e l'altezza minima: perché le femministe sbagliano a impuntarsi

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2023-01-09 16:40:27

2023-01-09 15:40:27

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2024-03-08 20:12:30

2024-03-08 19:12:30

Trad wives - movimento nato in America negli anni precedenti la pandemia - si diffonde velocemente attraverso l’uso dei social. Le donne con l’obiettivo di tornare al “passato”

«Le donne devono stare a casa a fare le faccende domestiche, a curare la famiglia, ad accudire il marito che torna stanco dal lavoro e che prende decisioni importanti». Queste frasi – assurde – che avete appena letto non sono state pronunciate (o, perlomeno, non soltanto) da arroganti uomini maschilisti ma da ragazze e donne. Stiamo parlando delle trad wives (traditional wives, mogli tradizionali). Il movimento nasce in America negli anni precedenti la pandemia e si diffonde, attraverso l’uso dei social, in particolare nel Regno Unito. Vere e proprie antifemministe, queste donne promuovono gli stereotipi di genere e un ritorno ai valori – a loro dire – tradizionali. L’obiettivo è avere uno stile di vita degli anni Cinquanta, di vera e propria sottomissione rispetto al marito; una sottomissione che loro accettano e anzi incoraggiano. Ed è qui il pericolo più grande.

Ci vogliamo soffermare su due questioni principali:

1. I messaggi che diffondono (in particolare “la bellezza della sottomissione”) possono essere estremamente pericolosi, specie in un mondo dove sentir parlare di femminicidi è quasi all’ordine del giorno.

2. Sui social queste ragazze dall’apparenza innocente si mostrano ben vestite, circondate dal lusso e danno consigli su come essere delle casalinghe felici. Molte dicono di comportarsi in questo modo per motivi pseudoreligiosi et cetera ma la realtà è ben altra: le trad wives nulla hanno a che fare con la religione. E nemmeno con le casalinghe.

di Filippo Messina

Trad wives, le donne antifemministe

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2024-03-08 20:12:32

2024-03-08 19:12:32

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